Al Jazeera english cresce ma non convince

15 giugno 2011 • Digitale, Giornalismo sui Media • by

In occasione delle recenti rivolte nel Nord Africa e in Egitto Al Jazeera English si è dimostrata essere la principale fonte di informazione per i media di tutto il mondo e per l’opinione pubblica. Per la prima volta dalla sua nascita nel 2006, il canale in inglese dell’emittente del Qatar è riuscito a darsi una worlwide “global identity” arrivando a competere con la CNN International e la BBC. Complice un’esibita ostilità da parte dell’amministrazione Bush, fino al 2011 Al Jazeera era ancora additata come una televisione vicina ad Al Qaeda e visibile da appena l’1,7% degli americani per via dei tentativi da parte di AIM e Fox News di bloccarne l’approdo presso i maggiori network.

Con la primavera egiziana, però, qualcosa è cambiato, persino la Casa Bianca ha dichiarato di aver seguito l’evolversi delle rivolte tramite sì la CNN, ma anche Al Jazeera English. Molti analisti dei media e gli stessi vertici di Doha hanno iniziato a parlare di un “Al Jazeera English’s moment” con diretto riferimento al più noto “moment” della CNN in occasione della prima Guerra del Golfo, quando il canale di Ted Turner trasmise 24 ore su 24 le immagini dell’invasione del Kuwait e del conseguente conflitto. Forse per Al Jazeera i fatti egiziani hanno rappresentato la medesima chiave di volta? Oppure i pregiudizi e le accuse di faziosità e antiamericanismo sopravvivono?

William Youmans e Katie Brown, ricercatori presso l’University of Michigan, in uno studio dal titolo “After Egypt: can Al Jazeera English Leverage its ‘Moment’ into an American Audience?” pubblicato da Arab Media & Society, si sono interrogati sulla possibilità che i telespettatori americani possano valutare diversamente un servizio se mandato in onda da Al Jazeera English piuttosto che da un broadcaster statunitense e hanno proposto una valutazione dei pregiudizi resistenti contro la tv araba e la loro origine.

Facendo riferimento agli studi di Hovland e Weiss sulla credibilità percepita della fonte d’informazione, i due ricercatori hanno radunato online tramite MTurk, la piattaforma crowdsourcing di Amazon, 177 americani, il 98% dei quali non guardava con regolarità né AJE né la CNN. A un gruppo è stato mostrato un video di AJE sui tentativi di mediazione dei talebani con il governo afghano, al secondo gruppo lo stesso identico servizio ma modificato con il logo e la grafica della CNN e al terzo gruppo, infine, non è stato sottoposto alcun fotogramma. Agli intervistati è stato poi avanzato un questionario in cui veniva chiesto di indicare il livello di imparzialità dei due canali tv coinvolti nell’analisi.

Coloro i quali avevano visto il servizio con il logo di Al Jazeera hanno definito la notizia “biased” (parziale) allo stesso modo dei componenti del gruppo che non avevano visto alcun filmato. Al contrario, il gruppo che aveva visionato il video della CNN ha percepito la notizia data come equilibrata definendo la CNN meno “biased” rispetto al gruppo che non aveva visto alcun filmato. In sostanza si è dimostrato come il logo di AJE o della CNN influenza sensibilmente la percezione della stesse notizia.

Lo studio ha inoltre evidenziato una correlazione tra i pregiudizi verso il mondo arabo, l’opinione su Al Jazeera e la forte resistenza all’approdo della tv araba sui network americani. Allo stesso modo è presente una dichiarata fede politica conservatrice. Secondo Youmans e Brown, gli americani non sono ancora in grado di valutare Al Jazeera liberamente: il 40% del campione si è detto indifferente nei confronti dell’eventuale approdo di AJE sulla propria tv; il 25% sarebbe interessato ma non coinvolgibile in un’aperta richiesta affinchè sia ricevibile tra i propri canali, il 20% si è detto espressamente contrario.

Per queste ragioni il “moment” di Al Jazeera apparirebbe limitato nel tempo e ad una fetta minoritaria della popolazione americana, peraltro già venuta in contatto con il canale del Qatar tramite la rete, i social network e YouTube. Secondo i ricercatori le barriere ideologiche e pregiudiziali potrebbero rallentare la diffusione di AJE sui network americani e di conseguenza la diffusione dell’emittente su un mercato nuovo. Per vincere la diffusa ostilità, Al Jazeera sembra ancora costretta a puntare sui canali alternativi e via web. Forse questa strategia non porterà a un veloce sdoganamento, ma potrebbe spingere un bacino di utenti consapevole e fedele a pretendere di poter vedere Al Jazeera anche nel salotto di casa.

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