Facciamo tutti un profondo respiro

18 gennaio 2011 • Giornalismo sui Media • by

Praticare regolarmente e in maniera moderata lo yoga e trovarsi in un posto sereno, sono i presupposti minimi, per raggiungere la predisposizione mentale adeguata per addentrarsi con sistematicità nel terreno impervio dei canali di informazione via cavo. Urla e offese non mancano e neanche il coreografico vaso sanguigno dilatato che sembra esplodere da un momento all’altro. A volte, sembra di assistere a una rissa verbale destinata ad essere regolata definitivamente fuori dal locale. Quando, un sabato di due settimane fa, la deputata democratica del Congresso, Gabrielle Giffords, è stata colpita alla testa da un proiettile in un centro commerciale in Arizona, i giornalisti di ogni schieramento hanno attribuito l’incidente all’avvelenata retorica politica americana.

L’inclinazione di Sarah Palin a usare il linguaggio delle armi ha attratto in modo particolare l’attenzione dei media, soprattutto in riferimento a una cartina, apparsa sul suo profilo Facebook, che mostra dei mirini posizionati sui distretti elettorali democratici. Il giornalista di MSNBC, Keith Olbermann, ha lanciato un appello durante una delle sue trasmissioni: “Non dobbiamo soltanto posare le pistole, ma dobbiamo anche smettere di utilizzare metafore relative alle armi una volta per tutte.” Poi, rivolgendosi direttamente a Sarah Palin, ha proseguito dicendo che se non avesse “preso le distanze dal ruolo, per quanto marginale, da lei esercitato nell’amplificazione della violenza e dell’utilizzo di immagini cruente nella politica americana, avrebbe dovuto ritirarsi dalla scena politica statunitense.”

Il fondatore di Media Matters for America, David Brock, ha pubblicato una lettera aperta a Rupert Murdoch proprietario di News Corporation, chiedendo di prendere dei provvedimenti sia nei confronti della Palin che del supponente Glenn Beck, personalità di spicco di Fox News . Brock scrive:

Dai primi giorni del 2009, ho avvertito il suo network e altri attori dell’industria mediatica dei pericoli reali insiti in una retorica antigovernativa estrema e nel montare progressivo della paura. Ho puntato il dito contro l’annuncio proclamato da Glenn Beck in cui, in primo luogo, egli si definiva un ‘cacciatore progressista’ e affermava che il governo è pieno di vampiri e, in secondo luogo, invitava i suoi telespettatori a ‘ficcare un punteruolo nel cuore dei succhiatori di sangue’. Ho fatto lo stesso nei confronti della Palin che, non solo ha rivelato i suoi ‘obiettivi’ per il 2010, mostrando una cartina in cui erano posizionati 20 mirini su 20 distretti elettorali del Congresso – tra cui quello della repubblicana Gabrielle Giffords – ma ha anche invitato i suoi seguaci non a ‘Ritirarsi, ma a – RICARICARE’. Sui nostri canali nazionali, ho già detto che instillare paura e rabbia tramite l’uso di immagini violente contribuisce a creare un clima di terrore, di sospetto e di paranoia che potrebbe portare ad un’altra Oklahoma City.”

Brock prosegue, intimando Murdoch a bloccare l’uso di una retorica della violenza sui canali Fox o ad assumersi la responsabilità per il clima sociale e le conseguenze che da esso derivano. Proprio il concetto di “assunzione di responsabilità” così come espresso da Brock e da altre figure di spicco dei media, sembra soltanto contribuire ad alimentare le discussioni, con alcuni che smaniano per attribuire le colpe e altri che smaniano per non prenderle.

Considerando il passato di Fox sembra improbabile che Murdoch dia ascolto a questo avvertimento. In particolare perché – ammettiamolo – i battibecchi mediatici possono essere molto redditizi: linguaggio caustico e personaggi agguerriti fanno miracoli per gli ascolti e i programmi specializzati in teatrini politici e litigi virulenti attirano le folle più nutrite. Sul mercato mediatico odierno non c’è più spazio per i Mr. Rogers e i Mr. Bob Rosses del passato. Sono stati barattati per Bill O’Reilly.

Sebbene la tragedia che ha colpito l’Arizona abbia giustamente suscitato numerosi richiami a tenere sotto controllo il comportamento irresponsabile dei mezzi di comunicazione e a ridurre il linguaggio che demonizza, di fatto, le opposizioni politiche, è piuttosto ardito affermare che questi elementi abbiano spinto un ragazzo a uccidere svariate persone di fronte al centro commerciale di Tucson. Certamente, il ruolo di un giornalista è quello di portare alla luce tutti i “perché” di un avvenimento, su questo non si discute; ma senza ombra di dubbio, affermare di conoscere o di avere delle indiscrezioni relative ai motivi che hanno scatenato questo gesto, richiederebbe un livello di confidenza che nessun collega può vantare con Jared Lee Loughner. Sebbene sia sconveniente per un’informazione a ciclo continuo, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, bisogna ammettere che non tutte le storie sono adatte per essere impacchettate ordinatamente in un notiziario. Le persone, del resto, sono creature intricate e complicate.

Certo, sarebbe fantastico se potessimo attribuire a Sarah Palin la responsabilità del riscaldamento globale, dei calcoli renali, della disoccupazione, del virus H1N1, dell’ora legale e dell’influenza gastrica ma, purtroppo, non si tratterebbe più di giornalismo.

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