Fine di un mito? La Cnn ultima nella classifica dell’audience

28 ottobre 2009 • Giornalismo sui Media • by

Il Giornale, 28.10.2009

La Cnn era prima, ora è ultima. Era invidiata, temuta, corteggiata. Bastava un titolo o una dichiarazione pronunciata davanti alle telecamere per influenzare milioni di persone. Fino a qualche anno fa chi voleva sapere che cosa stava accadendo in America e nel mondo, si sintonizzava sul suo canale, che era così rapido e autorevole da costringere i capi dei governi nei cinque Continenti a tenerla sempre accesa, in un angolo del proprio ufficio.
Appena un anno fa era ancora al top. Quattro novembre 2008, Barack Obama vince le presidenziali e la Cnn tocca il picco degli ascolti. Ma negli ultimi dodici mesi la nuova Amministrazione non ha certo portato fortuna al network fondato da Ted Turner.

Gli ultimi ascolti riferiti al mese di ottobre sono sconsolanti. L’audience è crollata del 22% rispetto al 2007 ed è disastrosa nell’ora di massimo ascolto, quella in prima serata, in cui la Cnn scivola al quarto posto su quattro concorrenti, battuta addirittura dalla consorella del gruppo TimeWarner, Hln (l’ex Headline News), oltre che da Msnbc (seconda) e, con un distacco abissale, da Fox News, che ha più del triplo degli spettatori della rivale di Atlanta.

Che è successo alla Cnn? Ha commesso errori clamorosi? Bucato notizie fenomenali? Perso conduttori famosi? Macché è tutto perfettamente in regola. Ma è cambiata l’America e con essa le esigenze di chi segue i canali all-news. Trattasi, di poche centinaia di migliaia di persone in un Paese di 305 milioni: un pubblico di nicchia, ma molto influente e che sovente dà il tono al dibattito politico.

Obama doveva unire, ma ha finito per polarizzare l’opinione pubblica. Lo ami o lo odi, addirittura più di Bush. E le passioni suscitate dal primo presidente nero finiscono per condizionare le aspettative dei telespettatori, che richiedono sempre meno un’informazione equilibrata e sempre di più un approccio fazioso, che parla alla «pancia» più che alla mente. E se lo stesso Obama si mette a polemizzare apertamente con Fox News, accusandola di non fare vero giornalismo, il risultato è contrario a quello desiderato dalla Casa Bianca: l’audience della rete di Rupert Murdoch sale, attraendo, oltre al consueto nucleo di conservatori ultraviscerali, anche molti indipendenti incuriositi e non pochi simpatizzanti di sinistra, che la guardano per scandalizzarsi.

A beneficiarne sono di riflesso i conduttori di sinistra. Il successo di Msnbc è dovuto in buona parte a Keith Olbermann, che, con il suo Countdown, in onda alle 20, polemizza sovente con la destra repubblicana.

Alla Cnn non bastano più nemmeno la grandi star. Larry King (nella foto sopra) soffre; il fascinoso Anderson Cooper, diventato famoso per le dirette durante l’uragano di New Orleans nell’agosto del 2005 e considerato il nuovo sex symbol maschile, non sfonda; la fotogenica Campbell Brown, ex reginetta delle giornaliste politiche, viene annientata ogni sera su FoxNews da Bill O’Reilly, con un rapporto di quasi otto spettatori a uno a favore di quest’ultimo.

La Cnn suda, arranca e non sa come rimediare. Se diventasse più faziosa perderebbe la credibilità che si è costruita in oltre vent’anni, ma se non vivacizza i propri servizi, rischia di scivolare ancor più indietro e di perdere qualche pezzo pregiato, come Lou Dobbs, uno dei pochi a non perdere ascolto, che è corteggiato da Fox. A meno che l’obamamania non svanisca e l’America torni ad essere l’America…

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