Il paywall della NZZ
per una Svizzera sempre più digitale

24 febbraio 2012 • Digitale, Giornalismo sui Media • by

Secondo quanto riportato da uno studio internazionale sul cambiamento e l’innovazio­ne del mondo dei media dal titolo «The Media Change & Innova­tion Division», condotto in Svizzera in partnership con l’Istituto di comuni­cazione di massa e ricerca sui media dell’Università di Zurigo, il panorama mediatico svizzero negli ultimi dieci anni ha subito notevoli cambiamenti ed evoluzioni. Per chi vive a queste la­titudini e fa riferimento alla vita quo­tidiana di tutti i giorni, può sembrare poco evidente visto il contesto ristretto nel quale si stringono e hanno luogo relazioni interpersonali ancora forte­mente definite da una prossimità e da una vicinanza che facilita una comu­nicazione diretta e personale. Ma le apparenze ingannano, in par­ticolare se dal singolo Cantone si le­va lo sguardo al resto della Svizzera. La ricerca, che studia e rileva l’impat­to sociale, politico ed economico di In­ternet e delle altre tecnologie a parti­re dal 1999, pone innanzitutto l’ac­cento sulla ricchezza e la concentra­zione dell’offerta mediatica unica nel mondo per un contesto geografico co­me quello elvetico. Offerta che ai suoi cittadini permette l’accesso a 75 sta­zioni radiofoniche, 165 canali televi­sivi via cavo, 197 giornali tra quotidiani e riviste a pagamento, 180.000 applicazioni iphone e 192 milioni di domini regi­strati sul web. Poi mette in evidenza i cambiamenti portati da Internet e dalle nuove tecnologie: dal 2006 ad oggi i cinque maggiori quotidiani sviz­zeri hanno perso il 10% dei loro let­tori mentre nello stesso periodo le ri­spettive edizioni online hanno invece duplicato il loro lettorato. Dal 2009 le inserzioni sulla carta stampata sono diminuite del 20% mentre in Internet sono incrementate del 38%. I cittadi­ni svizzeri spendono più tempo in re­te che nella lettura dei giornali. E se in Svizzera la radio ha impiegato ven­tisette anni per raggiungere un milio­ne di utenti e la Tv quindici, Internet ha impiegato solo sei anni e facebo­ok ancora meno, due.

Alla luce di questi dati, chi oggi vuo­le rimanere competitivo sul mercato, in qualsiasi settore, non può dunque prescindere da una strategia digitale. In questo senso è sicuramente positi­va l’iniziativa della Neue Zürcher Zei­tung di voler introdurre per fine mar­zo un «soft» paywall per la sua edi­zione online. Prima di lei ci ha già pensato il New York Times che ad un anno quasi dal lancio del paywall può dire che in termini di lettori è stato un successo avendo superato di gran lun­ga i tremila abbonamenti digitali che si era prefissato e facendo della testa­ta il secondo quotidiano statunitense per numero di abbonamenti digitali alle spalle del The Wall Street Journal che vanta oltre 537 mila sottoscrizio­ni.

Per quello che è dato sapere il soft pay­wall della NZZ prevede per gli utenti la possibilità di scaricare gratuitamen­te dieci articoli al mese, superati i qua­li se ne potranno avere altri dieci re­gistrandosi però al sito, superati i qua­li è necessario abbonarsi per accede­re ad altri. E come per il NYT ci sarà invece l’accesso gratuito per chi arri­va dai social media, ha rilevato Peter Hogenkamp, direttore del settore me­dia digitali della NZZ.

Markus Wiegand, direttore della rivi­sta Schweizer Journalist, come altri esperti del settore, saluta favorevol­mente il paywall della NZZ e si chie­de perché non ci si è pensato prima. Forse, dice, perché il quotidiano zuri­ghese ha impiegato molto tempo a ristrutturarsi e a coordinare la sua of­ferta digitale. Ora, date anche le espe­rienze positive del New York Times a livello internazionale e di Le Temps nella Svizzera francese, è giusto fare questo passo e le prospettive sono sen­z’altro buone. 

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