La Grecia e l’agonia dei mass media

17 ottobre 2011 • Giornalismo sui Media • by

La nuova ondata di recessione globale è alle porte, le economie del mondo occidentale si confrontano con un’ennesima crisi di identità, Stati Uniti ed Europa sono alla ricerca di ricette che consentano di ripristinare la stabilità perduta. Per il mondo dei media si prevede un anno tormentato. Tra i paesi ad avere già iniziato a sperimentare gli effetti del declassamento economico-finanziario, la Grecia. Carta stampata, radio, televisioni, nessuno è risparmiato. Perdita di lettori, perdita di ricavi pubblicitari, i giornali greci soffrono delle stesse malattie che hanno invaso i mercati mondiali. La debacle finanziaria ha però aggravato la già complessa situazione. I quotidiani ellenici sono oggi alla disperata ricerca di soluzioni che permettano loro di continuare a vivere. Agonia dei mass media, titola l’intervento di Antonio Ferrari sul Corriere.it in cui si riportano notizie di chiusura di emittenti radiofoniche, cancellazioni di programmi televisivi, riduzione di giornalisti e collaboratori in quotidiani nazionali e locali.

L’informazione in Grecia sta affrontando un momento di grande difficoltà ed è prevedibile che nel breve e medio periodo la situazione possa solo aggravarsi. E’ tuttavia l’occasione migliore per comprendere come l’informazione online, alternativa o complementare a quella tradizionale, possa in qualche modo assumere un ruolo più incisivo, alleviando le conseguenze generate dalle criticità che si vanno diffondendo nei media istituzionali. In un momento di parziale blackout informativo, dovuto a ragioni strettamente economiche, come risponde l’ecosistema della nuova informazione digitale? Esistono i presupposti perché la debolezza dell’informazione tradizionale e contrattualizzata posssa tradursi in un vantaggio per il giornalismo nato sull’onda della progressiva affermazione di internet e dei social media?

Non esiste una risposta netta, né definitiva. Come nella maggior parte delle situazioni non è un gioco in bianco e nero, piuttosto una partita con molte sfumature e molto grigio. La spontaneità giornalistica, ascrivibile all’universo Facebook/Twitter e a tutte le forme di espressione originate da Internet, rivela oggi le sue debolezze e dimostra quanto essa sia ancora largamente dipendente dal mondo dei media tradizionali, stampa, TV e radio in primis. Fenomeno tanto più vero quando ci si rapporta a un paese come la Grecia, un paese che esprime una forte conservazione dello status quo, poca apertura alle tecnologie e una generale avversione alle forme di innovazione.

La verità è che se muoiono i giornali e si riduce il contributo informativo di radio e TV, le notizie non hanno più modo di diffondersi ad ampi strati della popolazione. L’informazione su Internet è e rimane un’informazione a carattere generazionale, con tutti i suoi limiti. Soprattutto viene a mancare un confronto essenziale con il giornalismo più professionale, più preparato a filtrare e rendere più semplice la lettura degli avvenimenti quotidiani.

Insomma, quanto sta accadendo in Grecia è la testimonianza di come il giornalismo possa esprimere il meglio di sé stesso nella condivisione di due elementi virtualmente antitetici, quello del giornalismo tradizionale e quello soggetto alla deregulation di internet. L’uno e l’altro sono di fatto diventati essenziali per creare resoconti più completi e articolati. Nasce dal confronto tra queste due forme di espressione la capacità di proporre al pubblico un’informazione meno viziata dalla conservazione asfittica dei media tradizionali, disponibile a raccontare fatti di vita quotidiani in modo originale e diverso dal passato.

 

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