La minaccia contro Al Jazeera e perché va respinta

21 luglio 2017 • Giornalismo sui Media, Più recenti • by

Osama Saeed Bhutta / Flickr CC / BY-NC 2.0

Il 5 giugno Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Bahrain – hanno dichiarato una soft war al Qatar. I quattro stati hanno avanzato una lunga lista di richieste, come chiedere al Qatar di allentare i suoi legami con l’Iran, espellere le forze militari turche dal Paese e compiere altri passi per ridurre la propria influenza nella regione. Inoltre, hanno anche chiesto la chiusura di Al Jazeera, network televisivo che per anni è stato spesso criticato dagli altri regimi arabi. Finora il governo di Doha ha sempre resistito alle pressioni esterne per tenere a freno le attività del network.

Ho studiato e trattato Al Jazeera sin dai suoi albori, a volte con preoccupazione, a volte con apprezzamento. Il mio libro del 2008, The Al Jazeera Effect, esplorava il significato politico dei network nel mondo arabo e oltre. Nonostante il funzionamento di Al Jazeera resti in parte controverso, sono convinto che chiudere una qualsiasi organizzazione mediatica indebolisca la possibilità di sopravvivenza di una stampa libera – soprattutto in una regione dove la democrazia ha così tante difficoltà a guadagnare terreno.

Un occhio critico
Al Jazeera, lanciata nel 1996, ha scosso l’intero panorama mediatico arabo sin dall’inizio delle sue attività. Al tempo, le notizie televisive controllate dal governo erano la norma nella regione e combinavano una copertura acritica a standard produttivi bassi. Improvvisamente, invece, c’era un canale che offriva una copertura relativamente priva di censure sulle dinamiche dell’area araba, con lo stile accattivante dei programmi d’informazione occidentali come quelli di Bbc e Cnn. Il pubblico arabo, inoltre, non era più costretto a doversi rivolgere esclusivamente alle emittenti occidentali per avere l’analisi sulle storie più importanti del mondo arabo, come la seconda Intifada.

Al Jazeera English, fondata invece nel 2006, si pregia di coprire più storie e punti di vista dal ‘Sud del pianeta’ rispetto a ogni altra emittente. Il canale è diventato oggetto di diverse controversie a causa della sua copertura delle guerre in Afghanistan e Iraq: l’amministrazione di George W. Bush la considerava provocatoria per via del fatto che insistesse molto sulle vittime civili dei conflitti. Secondo gli ufficiali governativi statunitensi, Al Jazeera contribuiva anche a rafforzare l’opposizione contro le operazioni Usa nella regione.

A dire il vero l’approccio a ruota libera e pan-arabo di Al-Jazeera è stato motivo di rabbia anche per i governanti mediorientali che preferiscono di norma controllare le notizie che raggiungono i loro cittadini. Al Jazeera ha coperto notizie critiche nei confronti di questi governi, specialmente quelli che ora si oppongono al Qatar. I suoi talk show, ad esempio, hanno discusso argomenti come la religione o la condizione delle donne in modi che hanno ridefinito il concetto di libertà di parola nel mondo arabo. Tuttavia ci sono dei limiti alla tenacia giornalistica di Al Jazeera: nonostante la ferrea intenzione dell’emittente di sfidare le classi dominanti della maggior parte dei paesi arabi, infatti, la famiglia reale del Qatar non è trattata con lo stesso livello di scrupolosità. Il canale è stato anche definito come una parte integrante dell’apparato di politica estera del Qatar.

La primavera araba: un punto di svolta
Arabia Saudita, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti (Uae) sono ancora particolarmente irritati con Al Jazeera e i suoi proprietari per via delle rivolte della Primavera araba del 2011: questi governi hanno visto in Al-Jazeera un organo simpatizzante con le proteste e hanno ritenuto che il network fomentasse apertamente le fiamme della rivolta che ha minacciato le monarchie della regione. Al Jazeera ha anche coperto in modo favorevole i Fratelli Musulmani, cosa che ha fatto infuriare il presidente egiziano Abdel Fattah el-Sisi, autore del colpo di stato che ha spodestato il suo predecessore eletto proprio dalla Fratellanza.

Anche in mezzo alle attuali controversie, Al Jazeera continua comunque a coprire in modo critico gli altri paesi arabi. C’è del vero nelle affermazioni secondo le quali la copertura araba del canale abbia un orientamento pro-islamista: gli avversari del Qatar dicono che questo modo di riportare le notizie si traduce in una copertura simpatizzante non solo della Fratellanza Musulmana, ma anche dei gruppi jihadisti di Syria e Yemen.

Cosa riempirebbe il vuoto?
Il Qatar ha chiarito che considera le richieste del gruppo di stati guidato dai Sauditi come una violazione della sua sovranità. Anche se il Qatar cerca un compromesso su alcune richieste, è altamente improbabile che chiuderà Al-Jazeera. Il network è una delle conquiste distintive di Doha, un veicolo che ha aiutato la crescita globale di questo piccolo paese negli ultimi due decenni.
Al Jazeera non ha il monopolio sulla trasmissione di notizie nella regione ed è ben lontana dal trovarsi in quella posizione.

Il suo principale concorrente è Al Arabiya, che riflette il punto di vista dei suoi proprietari sauditi e diverrebbe probabilmente il canale arabo di news dominante se Al Jazeera dovesse scomparire. Ci sono altre importanti fonti di notizie, come Sky News Arabia, di proprietà di un membro della famiglia reale degli Uae e, sul versante ideologico opposto, Al Manar, la voce di Hezbollah. Questa competizione ha certamente tagliato a metà la quota di mercato di Al Jazeera e la sua influenza e fatto in modo che l’emittente resti un obiettivo appetibile per gli avversari del Qatar, proprio perché il canale ha lavorato molto per elevare la posizione del Qatar nel mondo.

Al Jazeera è ben lontana dalla perfezione, ma a chi spera di vedere un mondo arabo più democratico, il network ha mostrato che anche le organizzazioni di news e le voci che non hanno un timbro di approvazione autocratico possono trovare posto nel dibattito pubblico. Come ovunque nel mondo, la società araba trae beneficio dall’avere una molteplicità di voci che dibattono sulle questioni del giorno. Il Medioriente ha innumerevoli problemi, ma questi non si risolveranno riducendo ulteriormente la già limitata libertà dei media.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Giulia Quarta

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