Lasciate riposare in pace Montanelli

27 luglio 2011 • Giornalismo sui Media • by

Corriere del Ticino, 22.07.2001

A dieci anni dalla sua scomparsa tutti ne rivendicano l’eredità morale. Un ricordo rispettoso, quasi lezione ai media di oggi, travolti dagli scandali

Giù le mani da Montanelli, lasciatelo riposare in pace, come lui desiderava. Prima di morire scrisse il proprio necrologio, brevissimo ed essenziale, che il Corriere della Sera pubblicò in prima pagina. Vale la pena di ricordarlo: «Giunto al termine della sua lunga e tormentata esistenza, Indro Montanelli, giornalista (Fucecchio 1909, Milano 2001), prende congedo dai suoi lettori ringraziandoli per l’affetto e della fedeltà con cui lo hanno seguito. Non sono gradite né cerimonie religiose, né commemorazioni civili». Il messaggio era chiarissimo: sono stato quel che sono stato e ora non trattatemi come un’icona, come un monumento. Lasciate perdere la retorica, non fa per me.

Chi lo conosceva bene e gli voleva dav vero bene – come Mario Cervi, coauto re di gran parte dei libri della Storia d’Italia – ha sempre rispettato la sua volontà, limitandosi a ricordare Indro con l’affetto e il tatto con cui si ricorda un amico intimo e senza rimpianti, come peraltro continuano a fare molti dei giovani, tra cui il sottoscritto, che hanno avuto il privilegio di lavorare con lui al Giornale. Nel nostro cuore resta sempre il Maestro, ma solo nel nostro cuore, in pubblico continuiamo a rispettare la sua volontà, evitando di parlarne a sproposito, nei con­tenuti e soprattutto nei toni.

Più di un’icona
E, invece, appena poche ore dopo la sua scomparsa, è accaduto quel che Indro temeva. È diventato più di un’icona, un padre della patria e, soprattutto, un simbolo da strumentalizzare. Sono passati dieci anni dal giorno in cui ci ha lasciati e la profanazione della memoria di Indro continua. Sulla stampa italiana si moltiplicano i narratori di aneddoti e soprattutto gli interpreti post mortem, che oggi si chiedono: ma Indro cosa avrebbe detto? Cosa avrebbe fatto?

Grandi firme di destra si affannano a scri vere che, in fondo, Indro non era affatto ostile al Cavaliere e che oggi starebbe dalla sua parte, esaltando i primi anni del l’amicizia – perché tale fu – tra Montanelli e Berlusconi, ma relativizzando quelli la rottura col Cavaliere, che invece fu traumatica. La sinistra lo celebra per la ragione opposta: merita il Pantheon proprio perché si oppose a Silvio, di menticandosi che proprio la stampa di sinistra lo demonizzò negli anni Settan ta, con una violenza inaudita, costringendolo a fuggire dal Corriere della Sera e a fondare il Giornale.

Montanelli è stato un grandissimo giornalista, con ogni probabilità la penna più brillante del Novecento: divertente, arguta, straordinariamente intuitiva, dietro la quale, però, si celava un uomo dalla personalità complessa, generosa e al contempo egocentrica, capace di grandi slanci ideali e di cupissime disperazioni esistenziali, che lo portavano a soffrire, ogni dieci anni, di profonde depressioni.

Un anarchico-conservatore

È stato coraggioso, ma non sempre coe rente nei suoi reportage zeppi di citazioni inventate, ma così bene da risultare straordinariamente veritiere. Era un anarchico-conservatore, come ama va definirsi, che sognava una società davvero libera, ma apprezzava i codici della società borghese. Era allergico alle lusinghe e alle logiche del potere : non tramava nei corridoi del Corriere della Sera e da direttore non ha mai permes so la creazione di gruppi in lotta tra loro, esigendo da se stesso e dai suoi collaboratori dedizione per la testata e un senso di appartenenza autentico, la consapevolezza di una missione, quella di un giornalismo autorevole ma coraggioso, equilibrato e trasparente, un giornalismo che rispettava il lettore, seguendo, nella forma e nella sostanza, le regole del mestiere.

Niente «bischerate»
Chiedersi cosa avrebbe scritto Indro del l’Italia di oggi, significa lanciarsi in un esercizio senza senso, anzi in una bischerata, come l’avrebbe definita lui stesso. Indro Montanelli è morto il 22 luglio 2001. E appartiene alla sua epoca, non a quella di oggi. Punto.

Non è invece sbagliato chiedersi cosa resti di quel buon giornalismo, a cui Montanelli si è sempre sforzato di ispirarsi, e la risposta, purtroppo, alla luce dello scandalo che in queste ore tocca il gruppo Murdoch, è sconsolante. Sia chiaro : la storia della stampa è zeppa di episodi sgradevoli, immorali, di compiacenti ammiccamenti con il potere e con i servizi segreti; ma fino a qualche anno fa la maggior parte delle testate si sforzava di non superare la linea rossa nella caccia quotidiana alla notizia e allo scoop, nella consapevolezza che, trava­licandola, non ci sarebbe stato un limite all’abisso. Certo, per ogni reporter è doveroso avere buone fonti nelle istituzioni, nella polizia, anche esponendosi al rischio – e capita molto spesso nelle grandi cancellerie – di farsi strumentalizzare dagli spin doctor ovvero dai nuovi manipolatori dell’informazione ; però i cronisti di Murdoch sono andati oltre l’immaginabile.

Mai un reporter do vrebbe passare una bustarella per otte nere un’informazione, perché è corruzione, che però era diventata la prassi al News of the World e, verosimilmente, an che in altre testate del gruppo. Rebekah Brooks, meglio nota come Rebekah la rossa, ex direttrice della divisione bri tannica del gruppo, era così sfrontata e certa della propria impunità, da ammettere pubblicamente di aver passato al cuni bigliettoni alle persone giuste a Scoltand Yard.

Stare sopra la linea rossa
E, attenzione, non nell’ambito di inchie ste giornalistiche su temi seri e fonda mentali per il Paese. La corruzione serviva ad alimentare il gossip su attori e sportivi o a pubblicare dettagli scabrosi su grandi fatti di cronaca nera, alimentando quella che è la degenerazione di gran parte della stampa di oggi che, in nome della corsa all’audience, abbassa continuamente il livello dell’informazione televisiva, ma anche scritta, investendo somme enormi per rincorrere i pettegolezzi, ma trovando raramente le risorse per il vero giornalismo di inchiesta.

La speranza è che il peggio sia stato davvero toccato e che questa vicenda indu ca la stampa a rimbalzare verso l’alto e a mantenersi sopra la linea rossa, come si sono sforzati di fare per decenni le grandi firme, alla Montanelli e non solo, pre servando il loro bene più prezioso: la credibilità.

Testimone di un secolo

1909 –Il 22 aprile nasce a Fuce chio da Maddalena Doddoli e Sestilio Montanelli.
Passa l’infanzia nel paese natale. Seguendo gli spostamenti del padre, direttore di liceo, in varie parti d’Italia. Si iscrive quindi alla facoltà di giurisprudenza a Firenze, ma a Parigi inizia l’apprendistato giornalistico collaborando a «Paris soir». Oltre che in giurisprudenza ottiene la laurea in scienze politiche.

1935, nelle edizioni del Selvaggio, esce il suo primo libro «Commiato dal tempo di pace». Passa in Canada come corrispondente di Paris Soir. Tiene conferenze per le comunità ita liane locali e fa anche il contabile in una fattoria finché viene assunto dal l’Agenzia di New York dell’United Press.

1935/1936 –Partecipa come volontario alla guerra di Etiopia, da dove in via le sue corrispondenze di guerra.

1937 –È in Spagna durante la guerra civile, come corrispondente del «Messaggero» di Roma. Il suo servizio sulla battaglia di Santander («È stata una passeggiata militare con un solo nemi co: il caldo») è considerato offensivo per l’onore delle forze armate. Viene rimpatriato per ordine di Mussolini e sospeso dal Partito fascista a cui non aderirà più. Ottiene il posto di direttore dell’Istituto di Cultura di Tallinn e di lettore di letteratura italiana presso l’Università di Dorpat in Estonia.

1938 –Rientra in Italia dove Aldo Borelli, direttore del Corriere della Sera, gli offre un contratto di collaborazione per articoli di viaggi e di letteratura, evitando però temi politici.
Viene inviato in Albania per un servizio su quel Paese alla vigilia della conquista italiana.

1939 –Nel mese di luglio viene inviato dal Corriere in Germania per seguire un gruppo di giovani fascisti che in bicicletta dovevano fare un giro di propaganda. Qui rimane fino allo scoppio della guerra, per spostarsi poi sul fronte dove assiste alla resa della Polonia. Mussolini deplora gli articoli di Montanelli, che viene costretto a ritirarsi in Estonia. Qui viene sorpreso dall’invasione da parte dell’Unione Sovietica e si trasferisce in Finlandia, a Helsinki. Ma anche qui giunge ben presto l’attacco da parte dei Sovietici che viene raccontato in diretta da Montanelli.

1940 –Segue la guerra russo-finlandese fino a quando i sovietici si ritirano. In aprile si trasferisce a Oslo. Le sue corrispondenze lo rendono sgradito sia ai tedeschi sia agli inglesi di cui critica l’impreparazione. Alterna poi soggiorni in Svezia e in Norvegia.
Tornato a Roma, assiste alla dichiara zione di guerra da parte dell’Italia ed è inviato sul fronte francese; quindi si sposta attraverso Belgrado, Sofia, Bucarest e Budapest. Il 26 ottobre è richiamato a Roma, da dove viene in viato in Grecia a seguire la disastro sa campagna militare italiana. Si porta quindi in Iugoslavia dove assiste all’indipendenza del Montenegro.

1942 –Il 24 novembre sposa a Milano Maggie De Colins De Tarsienne.

1943 –È ricercato perché accusato di aver scritto un articolo sugli amori del Duce, ma riesce a sfuggire all’arresto dei fascisti.

1944 –Il 5 febbraio viene catturato dai tedeschi in Val d’Ossola dove cercava di raggiungere i partigiani del Partito d’Azione. È processato, percosso e condannato a morte il 20 febbraio. Anche la moglie Maggie è arrestata e accusata di tradimento, in quanto austriaca, per non aver de nunciato il marito. Rimane in carcere per tre mesi a Gallarate e poi a San Vittore, ma la sentenza non viene eseguita. Riuscito a fuggire di prigione, ripara in Svizzera dove rimane fino alle fine della guerra. Di questo periodo della sua vita si è occupata la storica ticinese Renata Broggini nel volume «Passaggio in Svizzera» che racconta aspetti poco noti, con alcuni risvolti controversi, dell’esilio elvetico del giornalista.

1945 –Riprende il suo posto al Corriere della Sera. Nel dopoguerra escono i suoi libri di carattere satirico e di costume. Inizia poi nel 1957, con la «Storia di Roma», la serie di volumi dedicati alla divulgazione storica.

1956 –È in Ungheria dove, ancora una volta, racconta in diretta la rivo luzione di Budapest e l’arrivo dei carri armati sovietici.

1973, NOVEMBRE –Inizia la collaborazione con «Oggi».

1974 –Lascia il Corriere della Sera per incompatibilità con la linea politi ca seguita dal direttore Piero Ottone. Fonda il Giornale nuovo.

1974, 6 SETTEMBRE –Sposa Colette Rosselli.

1977, 2 GIUGNO –Subisce a Milano un attentato da parte delle Brigate rosse. Gli attentatori otterranno in seguito il perdono di Montanelli.

1994, 11 GENNAIO –Dopo mesi di contrasto con l’editore Berlusconi, che ha annunziato l’intenzione di scendere in politica, Montanelli lascia il Giornale e fonda La Voce.

1995, 12 APRILE –La Voce è co stretta a chiudere. Montanelli torna al Corriere della Sera, per il quale firma editoriali.

2001, 22 LUGLIO –Muore a Milano.

Fonte: www.fondazionemontanelli.it

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