Non si vede la luce alla fine del tunnel

1 novembre 2010 • Giornalismo sui Media • by

Copie del The News & Observer su una scrivania della redazione del giornale

Continua il mio viaggio negli Stati Uniti e con esso gli incontri con chi opera nei media da questa parte dell’Oceano. Di questi, fino adesso, uno mi ha colpito particolarmente. Non tanto per quello che ho sentito raccontare, perchè in fondo si tratta di conferme rispetto a situazioni analoghe, non solo negli States, ma in tutta Europa. Piuttosto per quel grande senso di tristezza, sconforto e  smarrimento che ho avvertito visitando la redazione del quotidiano regionale della North Carolina The News and Observer.

Un quotidiano che nasce nel lontano 1865, è il più importante della North Carolina dopo The Charlotte Carolina, è oggi di proprietà della McClatchy Company, e conta una diffusione settimanale di 176,083 copie e una domenicale 211,245. Tra l’altro vincitore di tre premi Pulitzer.

E che  a sentire John Drescher, direttore del quotidiano, e Rob Christensen ,caporedattore politico, con il giornale da 35 anni, non se la passa affatto bene. In cinque anni, grazie ai tagli, il numero dei giornalisti è sceso da 250 a 110. E tutti lavorano sia per l’edizione cartacea che per quella online. Anche Christensen, il quale ha perso due dei suoi redattori e ora si trova a dover fare il lavoro di tre persone: non facile in un periodo pre-elettorale caldo come quello che l’America sta vivendo. Per di più in uno Stato che storicamente è sempre stato democratico e ora rischia di diventare repubblicano. A questo si aggiunge un calo della diffusione e i conti in rosso. Si registra anche un aumento dei lettori ma questo non porta profitti perchè i contenuti sono gratuiti. A questo proposito la politica del giornale dovrà cambiare, dice Christense, favorevole ad introdurre la formula del micropagamento.

Come altri giornali nella medesima situazione The News and Observer ha inoltre tagliato lo spazio e l’attenzione riservati alla politica estera, le cui notizie oggi provengono in gran parte dalle agenzie o dai corrispondenti dei giornali associati, una trentina, della McClatchy. Per concentrare, invece, più energie sulle notizie locali. Ottimizzando i tempi grazie ad uno “smart coverage”, per cui ci si dedica alle storie importanti, quelle vicine alle gente, e si evitano le talvolta inutili conferenze stampa o gli eventi minori.

Vedendola così la situazione in fondo è molto simile a quella di altre testate europee. Con la differenza, mi sembra di poter dire, che in Europa e anche in Svizzera sembra prevalere un certo ottimismo e una certa convinzione per cui la carta, seppur in un’edizione diversa, sopravviverà e troverà una sua ragion d’essere e una sua funzione all’interno della catena multimediale. Mentre qui, come ha rivelato lo stesso Christensen, si è ancora in piena transizione e in piena crisi economica, e quel che è peggio, non si intravede una via d’uscita. E intanto i debiti crescono e la proprietà esercita sempre più pressione. E produrre un giornalismo di qualità diventa una sfida sempre più ardua, se non impossibile. Così come vengono messi a dura prova il piacere e la soddisfazione di esercitare  la propria professione.

Difficile fare previsioni. Ho però avvertito una forte stretta al cuore quando una volta lasciata la redazione del quotidiano ho visitato prima gli studi delle televisione pubblica della North Carolina – WRAL TV- e poi quelli della radio pubblica locale –WUNC FM. Un’altro mondo. Un’altra atmosfera. E, soprattutto, persone positive e motivate che credono nel futuro del loro medium. Perchè la gente lo segue e perchè fa profitti. Con qualche licenziamento e qualche taglio, certo. Ma nulla di vitale, il cuore batte ancora. Non è la stessa cosa, purtroppo, per la stampa scritta….

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