Partita finale per i giornali

8 gennaio 2009 • Giornalismo sui Media • by

Schweizer Journalist, 12+1/2008

Previsione rivista
Philip Meyer, uno dei maggiori ricercatori americani in ambito giornalistico, spesso citato anche nell’area germanofona per aver asserito che l’ultimo giornale cartaceo verrà stampato al più tardi entro il 2040, si sente frainteso e rivede la sua previsione.

Si sarebbe trattato di una deduzione di tendenza, ma Meyer ha ora corretto la sua previsione, sostenendo che “ gli editori di quotidiani non continueranno imperterriti a stampare finché scomparirà anche l’ultimo lettore”. Il settore infatti rallenterà, perderà valore critico e collasserà molto prima. In ogni caso cinque anni fa, (all’epoca della stesura del suo libro The Vanishing Newspaper), Meyer sottovalutò anche la forza con cui “l’effetto Internet” si sarebbe imposto. Oggi risulta chiaro che la rete mondiale ha avuto sui giornali di oggi un effetto distruttivo paragonabile a quello provocato dall’invenzione dei caratteri mobili di  Gutenberg sui giornalisti del XV secolo e sugli strilloni portandogli via il pane di bocca. Tuttavia all’interno dell’American Journalism Review, Meyer sostiene che i quotidiani stanno giungendo alla partita finale. A parer suo, entro breve, molti di essi verranno pubblicati in forma cartacea solo una o due volte alla settimana.
Tra l’altro, solo pochi giorni dopo la pubblicazione dell’articolo su AJR, il Christian Science Monitor, la più piccola delle testate interregionali statunitensi di qualità, ha  annunciato  di seguire proprio questa linea.
Mancanza di realismo nel vecchio continente europeo?
Il contrasto fra gli esperti di stampa americani e quelli delle aree germanofone, parecchio più ottimisti, non potrebbe essere più netto. Stephan Weichert e Leif Kramp  – incaricati della fondazione Friedrich Erbert – , hanno intervistato quarantatre esperti  riguardo al futuro della stampa di qualità. Dal sondaggio emerge che quarantuno di essi, ovvero il 95%, crede che il quotidiano tradizionale su carta stampata resisterà tranquillamente per i prossimi venti-trenta anni. Alcuni degli intervistati hanno fatto riferimento alla legge di Riepl, secondo cui i nuovi media non arriverebbero mai a sostituire quelli  esistenti, ma  si limiterebbero a ad assegnare loro nuove funzioni. L’analisi di Riepl, che risale al 1913, si riferiva originariamente ai vecchi media, ma in seguito si è dimostrata valida anche per la televisione e per la radio. Non è però stato provato in alcun modo se i suoi seguaci hanno ragione anche per quanto riguarda la grande Rete . “Il problema principale in questo paese è che le case editrici non sempre vogliono ammettere di non avere futuro al di là di internet “- questa la visione di Robin Meyer- Luch, consulente mediatico del Berlin-Institute e uno dei pionieri delle indagini giornalistiche in rete.
Fonti:
Philip Meyer: The Elite Newspaper of the Future, in: American Journalism Review, November/December 2008 http://www.ajr.org/Article.asp?id=4605
Stephan Weichert e Leif Kramp, „Bitte keine franzöischen Verhältnisse!“ Ein medienpolitisches Stimmungsbild zur Zukunft der Qualitätspresse, in: Funk-Korrespondenz v. 5.9.2008
Robin Meyer-Lucht, Das Paradox des Onlinejournalismus, in: Perlentaucher, Virtualienmarkt v. 10.9.2008 http://www.perlentaucher.de/artikel/4928.html

Traduzione di Mariangela Baglioni
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