Quotidiani americani giù del 5% …

28 ottobre 2010 • Giornalismo sui Media • by

*Da Washington, dove mi trovo per seguire il programma di giornalismo “Edward R. Murrow Program for Journalists”

USA Today nell'ultimo semestre ha fatto profitti

“Essere un giornalista in questo paese è un privilegio”. Eppure mai come in questi tempi ho sentito così tanto pessimismo intorno al giornalismo e al suo futuro. A dirlo è Charles L. Overby, amministratore delegato del Freedom Forum and Diversity Institute – una fondazione indipendente che si batte per difendere e salvaguardare il primo emendamento della Costituzione sulla libertà di stampa – e Presidente del consiglio di amministrazione del Newseum, il museo interattivo sulla storia del giornalismo di Washington.

E in effetti i dati sulla diffusione dei quotidiani americani emessi l’altro giorno dall’Audit Bureau of Circulation non sono confortanti: per 635 quotidiani, da aprile a settembre di quest’anno, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, si è registrato un calo del 5% (lo scorso anno il calo regstrato era stato addirittura del 10%).   In particolare, questo secondo i dati di Overby, il Washington Post avrebbe perso il 13% e il New York Times l‘8%.  Fanno eccezione il Wall Street Journal e Usa Today che si confermano i più letti e i più venduti e non mostrano conti in rosso, anzi guadagnano. Per le edizioni domenicali il calo è invece del 4.5% e l’edizione più letta è quella del NYT.

Secondo Overby per gli editori è arrivato il momento di agire e di farsi promotori del cambiamento. anzichè subirlo. Una delle maggiori sfide a suo avviso consiste nel porre rimedio ad uno dei più grandi errori commessi: quello di offrire i propri contenuti e le proprie notizie gratis, sul web.  Certo invertire  la tendenza non sarà facile. Gli editori avranno il compito di spiegare ai lettori il perchè un prodotto che fino ad oggi era gratuito improvvisamente ha un prezzo. E non dovranno meravigliarsi se i lettori si mostreranno reticenti e non seguiranno subito  il proprio giornale. Ma è giusto far capire  loro che un prodotto di qualità, un prodotto unico che si traduce in un valore, ha un prezzo. Anche per questo, dice, è necessario introdurre nel web una regolamentazione sul copyright che protegga i contenuti e ponga un freno agli aggregatori di notizie.

Detto questo, si dice fiducioso circa il futuro del giornalismo e dei giornali. Anche quelli cartacei. Per loro non è ancora detta l’ultima parola, soprattutto finchè gli inserzionisti continueranno a preferire la carta per la loro pubblicità e la stampa continuerà a controllare l’agenda e la selezione delle notizie.

 

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