Perché al giornalismo servono gli scienziati

12 giugno 2017 • Etica e Qualità, In evidenza • by

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Quasi un anno dopo il referendum Uk sulla Brexit e sei mesi dopo le elezioni presidenziali negli Usa, sappiamo ancora poco sull’impatto – se davvero ce n’è stato uno – di bot, fake news e targetizzazione online degli elettori su questi eventi politici fondamentali. Tuttavia, per le organizzazioni mediatiche, almeno una risposta dovrebbe essere chiara: le testate giornalistiche dovrebbero assumere più esperti con una formazione alta in discipline come informatica, fisica, statistica e matematica. Nell’era degli attacchi informatici globali, di Cambridge Analytica, dei bot politici e degli algoritmi che diffondono disinformazione e propaganda su una scala senza precedenti, le tradizionali competenze giornalistiche non sono più sufficienti per affrontare questioni così complesse.

I media del futuro hanno bisogno delle persone giuste
La ragione è molto semplice. Persino per gli scienziati che fanno ricerca su questi temi restare al passo con gli sviluppi più recenti – figuriamoci scriverne – può essere difficile. Come può un giornalista con una laurea in, ad esempio, lettere o scienze politiche (senza offesa), sperare di avere una profonda comprensione della miriade di dettagli che contano in questi contesti? Non sorprende che persone come John NaughtonZeynep Tufekci, o Hannah Fry  scrivano così abilmente di Internet o data science: questi ricercatori hanno speso anni a condurre ricerche e a cercare di capire questi argomenti nel profondo. Credo che sarebbe più semplice insegnare a uno scienziato qualificato come scrivere articoli acuti e accessibili a un pubblico ampio, piuttosto che trasformare un giornalista in un esperto di machine learning.

Questo non vuol dire che scrivere sia facile. Scrivere pezzi concisi e interessanti per un pubblico generico è una dote che non tutti possiedono e farlo può essere un processo arduo e doloroso. Ma, a dire il vero, è probabilmente più facile da imparare rispetto alle tortuosità della network science o degli algoritmi – e se ogni altra soluzione non funziona, gli editor possono sempre sistemare la scrittura. Una questione da affrontare è, a, quella della retribuzione. Gli scienziati con queste capacità sempre più richieste possono tranquillamente richiedere un compenso più alto, probabilmente molto più di quello che percepirebbero nel giornalismo. Tuttavia, questo dilemma non cambia i fatti: c’è bisogno urgente di esperti. Ora più che mai.


Scegliere le giuste battaglie
Le organizzazioni mediatiche subiscono un enorme pressione a causa della riduzione degli introiti. Sono anche perseguitate dal declino delle loro risorsa più importante, la fiducia dei lettori. Molte aziende sono state costrette a trovare il modo di difendere il loro status come fonte di informazione attendibile. Per questa ragione scegliere le giuste battaglie sarà fondamentale in futuro. Fermare il proliferare della disinformazione è incredibilmente difficile e le organizzazioni mediatiche non possono tappare il buco da sole.

Una cosa che non cambierà, invece, indipendentemente dalla bufera in cui si trova attualmente il giornalismo, è il bisogno di reporting accurato, rigoroso e informativo. Il settore dovrebbe concentrare le proprie attenzioni su questo. Specialmente quando si parla di argomenti che si trovano al crocevia fra società, tecnologia e politica, come cybersecurity, analisi dei big data, sorveglianza, leak, giusto per nominarne alcuni. È vitale che il pubblico capisca a fondo le implicazioni di cose di questo tipo.

Il giornalismo ha bisogno del meglio sia della scienza che del giornalismo
I media non possono costringere le persone a istruirsi su queste questioni. Ignoranza e indifferenza saranno sempre difficili da superare e non è certo compito del giornalismo risolvere questo problema. È anche vero, però, che ultimamente all’avere competenze vaste in un settore significa farsi una cattiva reputazione, non da ultimo grazie anche all’affermazione che le persone “ne hanno avuto abbastanza degli esperti”. Con questo clima potrebbe sembrare legittimamente poco saggio assumerne ancora di più. Ma nella nostra quotidianità noi affidiamo già quasi tutto agli esperti, dai commercialisti ai meccanici, quindi perché non dovremmo fare lo stesso col giornalismo?

Per i media, prendere a bordo più scienziati potrebbe non portare automaticamente a riguadagnare la fiducia che è già stata persa. Quello che può fare, però, è aiutare chi ha difficoltà a dare un senso agli ultimi sviluppi socio-tecnologici. Il giornalismo può fornire fatti e opinioni presentati da persone che hanno una profonda comprensione di una specifica materia, esperti che possono inserire le cose nel giusto contesto e dare anche un quadro generale della situazione. Questo commento non è solo un appello per il giornalismo a rafforzare le proprie fila con più scienziati, è anche una richiesta agli scienziati perché prendano le loro penne e si mettano in gioco. Ora più che mai il giornalismo ha bisogno del meglio di entrambi i mondi.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Giulia Quarta

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