Come i media europei hanno scritto della Brexit

28 luglio 2016 • In evidenza, Media e Politica • by

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Democracy International / Flickr CC – Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)

I giornali europei si sono espressi in modo complessivamente negativo nei confronti del voto sulla Brexit da parte del Regno Unito e l’uscita di quest’ultimo dall’Unione europea. A sostenerlo, i risultati dell’analisi svolta dall’European Journalism Observatory (Ejo) sugli articoli pubblicati in 13 paesi nella settimana immediatamente successiva al referendum. La maggior parte dei contenuti ha infatti sostenuto che la Brexit sia qualcosa di negativo per l’Unione europea, che potrebbe danneggiare gli interessi dei singoli Paesi e quelli del Regno Unito stesso. Tra gli articoli che hanno discusso la possibilità per altri Paesi di seguire la Gran Bretagna fuori dall’Unione, inoltre, la maggioranza di questi si è espressa dicendo che non si tratterebbe di una buona idea per il proprio Paese di riferimento.

Un tema molto forte è stato quello per il quale la Brexit avrebbe sottolineato diversi problemi all’interno delle istituzioni europee. Il punto di vista maggioritario, ad ogni modo, condiviso da sostanzialmente tutte le opinioni politiche, è stato che la Ue debba essere riformata e non lasciata fallire. La maggior parte degli articoli, inoltre, è stata concorde nel dire che la condizione della Ue peggiorerà senza il Regno Unito al suo interno (81 articoli, contro 14 di senso opposto). Solo un Paese, tra quelli analizzati, la Russia, ha avuto una maggioranza di articoli positivi nei confronti della Brexit.

L’European Journalism Observatory ha svolto una content analysis delle edizioni cartacee di tre quotidiani in 13 Paesi Europei e negli Usa, analizzando la settimana compresa tra il 25 giugno e l’1 luglio. In totale, sono stati presi in esame 1638 articoli dedicati alla Brexit, tratti da giornali che rappresentato uno spettro ampio di opinioni politiche. I Paesi coinvolti sono stati: Albania, Repubblica Ceca, Germania, Ungheria, Italia, Lettonia, Polonia, Portogallo, Romania, Russia, Svizzera, Ucraina e gli Stati Uniti. In uno studio parallelo, di prossima pubblicazione, sono stati analizzati anche i 489 articoli pubblicati da tre giornali del Regno Unito nello stesso periodo. Sul medesimo modello, l’Ejo ha pubblicato qualche mese fa la sua analisi della copertura mediatica dedicata alla crisi dei migranti in Europa.

Gli articoli sono stati definiti negativi (anti-Brexit), positivi (pro-Brexit) o neutrali nei confronti di questioni come: l’impatto della Brexit sulla Ue, sugli interessi nazionali degli Stati membri e non; sul fatto che la Ue possa fare meglio senza o con il Regno Unito; se gli Stati membri siano a favore o contrari a restare nella Ue e, infine, sulla percezione complessiva degli impatti della Brexit sul Regno Unito.

I risultati

La maggior parte degli articoli, il 56% del campione, in Europa e negli Usa, è stata giudicata anti-Brexit. Solo l’8% del totale ha invece esposto punti di vista favorevoli all’uscita della Ue e il restante 36%, invece, è stato definito come neutrale. Nel Regno Unito, dei tre giornali studiati (The Telegraph, The Guardian e il Daily Mail), due hanno sostenuto la campagna per il “Leave”, ma la copertura complessiva dopo il voto è stata invece per lo più anti-Brexit (39%), 27% pro-Brexit e per il 34% neutrale. I giornali europei e statunitensi, indipendentemente dalla loro inclinazione politica, hanno complessivamente parlato di “sorpesa” e “sgomento” nella fase post-referendum: mentre i quotidiani di sinistra sono stati più fortemente a favore della Ue e più critici sul risultato del voto anche perché questo potrebbe danneggiare la Ue stessa, i giornali di destra, dal canto loro, sono stati generalmente negativi nei confronti della Brexit, ma le loro analisi tendevano a essere più comprensive nei confronti delle ragioni che hanno portato alla decisione dei cittadini britannici.

Germania e Italia: la Ue deve essere riformata
I membri fondatori dell’Unione europea, Germania e Italia, hanno pubblicato il numero più alto di articoli sui risultati del referendum, escluso il Regno Unito. In Germania sono stati dati alle stampe 252 articoli nei sei giorni analizzati (esclusa la domenica) da Süddeutsche Zeitung, Bild e Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ). La maggior parte del totale degli articoli tedeschi, 62 pezzi, ha sostenuto che la Brexit avrebbe avuto un impatto negativo sulla Gran Bretagna, mentre solo un articolo ha parlato di un impatto potenzialmente positivo. 40 articoli, invece, hanno sostenuto che la Brexit sarà un problema per la Ue, mentre solo quattro hanno parlato di potenziali benefici. Nella FAZ, un giornale conservatore, la Brexit è stata invece descritta come una crisi fondamentale per la Ue.

In Italia, invece, sono stati pubblicati 249 articoli, la maggior parte dei quali (132) avevano un tono negativo nei confronti della Brexit, 29 positivo e 88 neutrali. Nonostante i punti di vista anti-Brexit dei maggiori quotidiani dell’Europa occidentale, confermati anche dai risultati di Corriere della Sera e La Repubblica, alcuni dei contenuti più positivi nei confronti del voto britannico sono stati pubblicati da Il Giornale, che ha definito in diverse occasioni la Brexit come una vittoria dei cittadini contro le gerarchie della Ue: 20 suoi articoli sono stati categorizzati come positivi e otto negativi e la maggior parte di questi ultimi trattava delle conseguenze economiche della Brexit.

I tabloid come Bild, genericamente, si sono anche concentrati su temi come immigrazione, razzismo e le conseguenze per i concittadini residenti nel Regno Unito e hanno dato meno attenzione al tema Brexit di per sé.

Europa dell’Est: una decisione disastrosa
I Paesi dell’Europa dell’Est, inclusi i membri più giovani dell’Ue e i Paesi che sperano di entrare – come l’Albania – hanno mostrato a loro volta risultati prevalentemente negativi nei confronti del referendum britannico e positivi invece nei confronti dell’Unione europea. I giornali della Repubblica Ceca hanno pubblicato 84 articoli anti-Brexit su 114 complessivi, inclusi sei in cui erano comprese opinioni ostili a un’eventuale decisione simile del loro Paese. Solo cinque articoli di questi giornali hanno trattato di alcuni elementi positivi della Brexit, mentre 29 erano neutrali.

Molti Paesi membri Ue dell’Europa dell’Est hanno sollevato preoccupazioni per i destini dei loro cittadini che vivono, lavorano o sperano di lavorare nel Regno Unito. In Polonia, solo il tabloid Fakt ha però scritto dei polacchi nel Regno Unito. Anche in Lettonia le preoccupazioni per l’economia nazionale hanno superato quelle per i concittadini nel Regno Unito. Anche i giornali romeni hanno scritto dei potenziali rischi per i concittadini all’estero, ma al fianco di analisi sul futuro della Romania nell’Unione. La maggior parte degli contenuti diffusi dalle testate romene hanno utilizzato un tono negativo per parlare del risultato del voto, usando espressioni come “decisione disastrosa” e “notizia shock”.

La stampa ungherese è stata generalmente concorde nel sostenere che la Ue debba essere riformata, trattando però la questione in coerenza con i diversi orientamenti politici. Nel giornale di destra Magyar Idők, ad esempio, gli articoli che hanno mostrato “comprensione” per le posizioni pro-Brexit erano in primo piano, in linea con la policy del governo ungherese e le dichiarazioni del Primo Ministro sulla questione. Questi articoli hanno definito come inadeguate le politiche europee in fatto di immigrazione e ne hanno fatto la principale causa scaturente della Brexit. Il giornale ungherese di sinistra Népszabadság, invece, ha sostenuto che il Premier Orban dovrebbe abbandonare le sue posizioni anti-Eu, perché l’Unione deve essere rafforzata e non denigrata. La maggior parte degli articoli (51 su 83 totali) nella stampa ungherese è stata negativa nei confronti della Brexit, mentre solo otto l’hanno sostenuta, 24, invece, erano neutrali.



Portogallo: la volontà di restare, nonostante le possibili sanzioni
Il Portogallo, membro della Ue dal 1986, è stato minacciato dall’Unione di possibili sanzioni per non aver rispettato il suo budget lo scorso anno. Nonostante questo, la sua stampa è stata per lo più anti-Brexit e pro-Ue ed è stata registrata una generale concordanza nel dire che l’uscita del Regno Unito potrebbe danneggiare gli interessi economici del Portogallo (17 articoli), come il turismo e le condizioni di vita dei cittadini portoghesi nel Regno Unito. Solo un articolo, su 174 complessivi, ha sostenuto che il Portogallo dovrebbe seguire il Regno Unito fuori dall’Europa, mentre sette hanno concluso che rimanere sarebbe un’opzione migliore.

Russia: il suo ruolo e l’ottimismo
Tra tutti i Paesi studiati, la Russia è l’unico a non avere articoli che sostengono che la Brexit possa danneggiare i suoi interessi economici. Al contrario, dei 52 articoli identificati, 13 hanno sottolineato come la Brexit potrebbe invece rappresentare un bene per la Russia, 12 dei quali sono apparsi su Regnum, una testata di destra e filo Putin.

Gli articoli sul ruolo della Russia sono stati numerosi nella stampa dell’Europa orientale, ma anche nei giornali statunitensi, dove 21 dei 186 articoli analizzati parlavano della Russia. Il punto di vista più comune è stato che la Russia beneficerà della Brexit, perché le sanzioni della Ue sul Paese saranno più difficili da imporre senza il sostegno britannico. “Un’Europa divisa è un bene per la Russia”, titolava a questo proposito il polacco Gazeta Wyborcza.

 Buona parte della copertura nazionale russa, invece, è stata costituita articoli brevi su eventi relativi alla Brexit senza interpretazioni o commenti degli autori. Se i commenti politici sono stati evitati, la copertura mediatica è stata comunque selettiva e le decisioni su quali virgolettati inserire nei pezzi è stata fatta sulla base delle posizioni politiche delle testate. Per esempio, il giornale di destra Regnum ha parlato di un’atmosfera di confusione tra i maggiori politici europei, al fine di far sembrare naif e banali i sostenitori dell’Unione e, al contrario, intelligenti e arguti gli euroscettici.

La testata di opposizione Novaya Gazeta, invece, è stata invece quasi completamente neutrale nei confronti della Brexit, esprimendo solo qualche preoccupazione sui danni del populismo di destra in Europa. Allo stesso modo, il tabloid Moskovskiy Komsomolets non ha espresso una valutazione complessiva forte sulla Brexit.

Svizzera: Brexit, un male per il Regno Unito (e per la Svizzera)
Spesso vista come un modello per come esistere al di fuori della Ue, la Svizzera non è parte dell’Unione europea ma è coinvolta nel mercato unico con 120 accordi bilaterali e mantiene interessi molto stretti con la politica di Bruxelles. La maggior parte degli articoli nei tre giornali svizzeri studiati è stata negativa nei confronti della Brexit: 60 di questi, ad esempio, sostenevano che la Brexit sia un male per il Regno Unito, mentre solo uno sosteneva il contrario.

Il giornale di sinistra liberale Tagesanzeiger e quello di destra liberare Neue Zürcher Zeitung (Nzz) sono stati complessivamente negativi nei confronti della Brexit, ma in modi lievemente diversi. Per Tagesanzeiger, ad esempio, il voto britannico rappresenterebbe una minaccia per l’unità europea, mentre la Nzz ha sostenuto come la Brexit illustri perfettamente i problemi strutturali della Ue. Nonostante un ottimismo iniziale tra i politici svizzeri per la possibilità che la Brexit potesse rinforare la posizione negoziale della Svizzera con la Ue, il punto di vista preponderante nei giornali è stato invece che in realtà non ci saranno differenze significative in questo senso. 21 articoli (su un totale di 187) hanno concluso che la Brexit non avrà benefici sull’economia svizzera, mentre solo sette hanno sostenuto il contrario.

USA: Brexit un male (ma con sfumature)
Uno degli aspetti più interessanti della copertura statunitense della Brexit è stata la quantità di articoli  pubblicati sull’argomento da parte dei due maggiori quotidiani nazionali. La Brexit ha generato titoli giorno dopo giorno, con un volume di attenzione sull’Europa che è inusuale per la stampa statunitense, di norma Usa-centrica. Dei 186 articoli pubblicati dal Wall Street Journal, dal New York Times e dal New York Post, 31 hanno sostenuto che la Brexit fosse un male per l’Europa e solo due si sono opposti a questo punto di vista, mentre 39 erano neutrali. I commentatori Usa si sono divisi di più sulla possibilità che la Brexit possa avere dei benefici sugli interessi nazionali americani, con otto articoli positivi in questo senso e sei negativi.

I pezzi che hanno definito la Brexit in modo positivo sono stati relativamente rari sia da parte del Wall Street Journal che del New York Times e la copertura è stata divisa per lo più tra neutrale e negativo. Gli articoli più critici tendevano invece a riflettere realtà esterne, come mercati in caduta libera, incertezza economica e tensione politica, piuttosto che punti di vista più schierati. Pochi articoli erano fortemente d’opinione e anche gli editoriali sono stati sorprendentemente sfumati. Anche il tabloid studiato, il New York Post, di proprietà di Rupert Murdoch, è stato particolarmente moderato. Il tema dominante per il New York Times nel trattare la Brexit sono state le conseguenze negative per il Regno Unito e 17 dei suoi 64 articoli sono finiti in questa categoria. Il tono negativo è stato ripreso anche dai titoli che includevano spesso termini come paura, rabbia, frustrazione, caos, panico, tensione, populismo e confusione.

Il modo negativo in cui i media europei hanno scritto della Brexit è indice anche come la questione potrebbe essere discussa nelle arene politiche nazionali in futuro. Il tono della copertura è stato significativo: secondo la teoria dell’agenda setting, infatti, le coperture mediatiche diverse della medesima realtà, in questo caso della Brexit, possono essere viste anche come un’anticipazione di come i diversi governi potranno posizionarsi in futuro.

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Sul progetto:
Questo articolo è la prima parte di una collaborazione giornalistica incentrata sul modo in cui i media hanno trattato la Brexit e il suo impatto sulla Ue e l’Europa. Altri articoli seguiranno.

Metodologia
Questa analisi giornalistica è stata condotta da diverse università in Europa e negli Usa. Gli articoli sono stato codificati secondo il tema dominante dei loro contenuti, sulla base del titolo e dei primi cinque paragrafi. Sono stati scelti tre giornali per ogni paese sulla base della loro influenza e per rappresentare uno spettro politico il più ampio possibile. Dove possibile, sono stati stati scelti un giornale di sinistra, uno di destra e un tabloid, altrimenti si è puntato a una rappresentazione politica quanto più rappresentativa possibile.

In molti casi, i giornali erano pubblicati solo nei giorni feriali, ma dove disponibili, anche le edizioni domenicali sono state considerate. La Lettonia e l’Ucraina hanno un campione più piccolo a causa delle festività nei giorni dell’analisi. Per i giornali russi, si è guardato alle edizioni online, in quanto la ricerca è stata svolta dalla Lettonia. Nell’analisi delle testate italiane, il campione del Corriere della Sera non è completo, in quanto non è stato possibile accedere a un’edizione per un difetto di archivio.

Scritto da:
Caroline Lees, EJO Inghilterra

Collaboratori:
Rrapo Zguri, EJO Albania
Sandra Stefanikova, EJO Repubblica Ceca
Tina Bettels-Schwabbauer, Anna Carina Zappe e Gordon Wüllner, EJO Germania
Gabor Polyak, EJO Ungheria e Márta Bencsik, Mertek Media Monitor
Philip Di Salvo, EJO Italia/Svizzera
Liga Ozolina, EJO Lettonia
Adam Szynol e Michał Kuś, EJO Polonia
Ana Pinto Martinho, EJO Portogallo
Antonia Matei, Anamaria Neagu e Oscar Stănciulescu, EJO Romania
Andrejs Berdnikovs, EJO Russia
Filip Dingerkus, Zurich University of Applied Sciences Winterthur (ZHAW)
Halyna Budivska, EJO Ucraian
Scott Maier, Thomas Schmidt e Damian Radcliffe, University of Oregon

Grafici:
Sara Bellicini (Università della Svizzera italiana, Lugano)

Giornali analizzati:
Albania: Mapo, Shqiptarja.com (print edition), Panorama
Repubblica Ceca: Mladá Fronta Dnes, Právo, Blesk
Germania: Frankfurter Allgemeine Zeitung, Süddeutsche Zeitung, Bild
Ungheria: Magyar Idők, Népszabadság e Blikk
Italia: Corriere della Sera, La Repubblica e Il Giornale
Lettonia: Latvijas Avīze, Diena, Vesti Segodņa
Polonia: Gazeta Wyborcza, Rzeczpospolita e Fakt.
Portogallo: Correio da Manhã, Jornal de Notícias e Público
Regno Unito: The Guardian, The Telegraph, Daily Mail (ed edizioni domenicali)
Romania: Adevărul, Evenimentul Zilei, Libertatea
Stati Uniti: The New York Times, The Wall Street Journal e New York Post
Svizzera: Tagesanzeiger, NZZ, Blick
Ucraina: День – Den, Сегодня – Segodnya, Факты – Fakty

In altre lingue:
Ceco: Brexit v evropských médiích. Zabije nebo posílí EU?
Inglese: How Europe’s Media Covered Brexit
Lettone:
Kā mediji Eiropā atspoguļoja Brexit
Polacco:
Europejskie media wobec Brexitu
Portoghese: Como os media europeus cobriram o Brexit
Romeno: Cum a tratat presa europeană subiectul Brexit
Tedesco:
Brexit: So haben die Zeitungen in Europa berichtet

Commento di Roy Greenslade sul Guardian: European newspapers overwhelmingly critical of Brexit vote

 

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