AthensLive sfida la stampa greca (e i suoi baroni)

13 maggio 2016 • Libertà di stampa, Più recenti • by

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Nel 2015 la Grecia è scesa di 50 posizioni nel World Press Freedom Index, fino a raggiungere l’89esimo posto della graduatoria. La Open Society Foundation ha dichiarato che la Grecia è lo Stato membro dell’Ue che si trova nella crisi giornalistica più acuta e che i suoi media sono “in caduta libera”. Per quanto i giornalisti non subiscano aggressioni, arresti fisiche e non vi sia una soppressione violenta da parte del governo, lo stato spaventoso della stampa greca è comunque piuttosto preoccupante.

Secondo Reporters Without Borders la stampa è infatti nelle mani di alcuni potenti baroni dei media che per anni l’hanno usata per promuovere i propri interessi commerciali e politici. Il nuovo governo capeggiato da Alexis Tsipras, ha promesso di far cessare il loro monopolio, ma non è ancora chiaro se questa promessa elettorale verrà mantenuta.

Il nuovo progetto indipendente AthensLive nasce dalla collaborazione tra giornalisti greci e internazionali, assieme ai fotogiornalisti dell’agenzia FOSPHOTOS. Il progetto vuole proporre un’alternativa alla stampa greca, svincolandosi dalle proprietà aziendali e dagli interessi politici che invece influenzano la maggior parte dell’offerta giornalistica nel Paese. La piattaforma, che mira a finanziarsi con il crowdfunding, vuole fornire, in lingua inglese, servizi, analisi e commenti sulla situazione ad Atene e in tutta la Grecia. La promessa è che lavoro di AthensLive renderà conto esclusivamente ai suoi lettori. La campagna di finanziamento di AthensLive è su Indiegogo.

Per Tassos Morfis, giornalista e co-founder di AthensLive “non è mai esistito nulla di questo genere in Grecia fino ad ora. Che fossero censori, proprietari o finanziatori, l’élite politica ha controllato i media greci per anni e il clientelismo è soltanto peggiorato nei sei anni di crisi economica. Le aziende mediatiche e i loro proprietari, spesso importanti attori in altre industrie, e l’élite politica funzionano in interdipendenza”, spiega ancora Morfis, per il quale “in Grecia, un’ampia concentrazione di proprietà tra i media cartacei e quelli digitali garantisce che gli unici punti di vista a essere rappresentati siano quelli dei pochi proprietari rimanenti e dei loro interessi politici. Un pluralismo strutturale giornalistico semplicemente non esiste in Grecia”.

I media tradizionali ignorano o sminuiscono le storie che sono in conflitto con gli interessi dei loro proprietari
Per AthensLive, è piuttosto chiaro come gli interessi politici abbiano un’influenza troppo forte sulla stampa greca: “le opinioni avverse al programma di austerità, ad esempio, non venivano pubblicate da nessuna testata tradizionale. Fino al referendum del 2015, inoltre, i lettori che fruivano solo dei contenuti delle testate principali erano sicuri che il popolo greco sostenesse la continuazione delle misure d’austerità”. spiega ancora Morfis. Come è noto, invece, le condizioni di salvataggio sono state rifiutate dal 61% dei greci. In seguito è stato chiaro come fosse stato inviato una nota ai principali organi di stampa da parte di alcuni membri importanti del partito Nuova Democrazia con indicazioni su come trattare le opinioni opposte.

Inoltre, un severo controllo editoriale viene esercitato anche nei confronti degli interessi commerciali. Un caso emblematico è stato lo scoop Luxembourg Leaks del 2014: a un reporter di Ta Nea, quotidiano di Atene e unico partner ufficiale dell’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) in Grecia, era stato dato accesso esclusivo ai nomi di una serie di importanti aziende greche coinvolte nello scandalo. Ciononostante, Ta Nea aveva pubblicato soltanto un breve articolo, senza nominare nessuna delle aziende. In sostanza, i media tradizionali greci si erano auto-imposti un blocco mediatico contro tutto il leak.

Poca fiducia nella stampa greca
Molti cittadini greci credono che i media siano poco più di uno strumento politico e aziendale. Nonostante l’indice di alfabetizzazione sia alto e l’istruzione buona, in Grecia i lettori sono pochissimi: solo 63 su 1000 persone compravano quotidiani nel 2000. I media anglofoni in Grecia, inoltre, sembrano avere gli stessi legami politici dei loro colleghi in lingua greca. L’alternativa sono gli organi di stampa internazionali, ma questi non si dedicano in modo continuativo alle vicende greche: soltanto rivolte e gli scandali finanziari catturano la loro attenzione in modo sostanziale. Il risultato è che il Paese viene spesso rappresentato come una misera caricatura di se stesso.

Il 30% dei giornalisti non viene pagato
L’economia precaria dell’ambiente mediatico greco riguarda anche le condizioni di lavoro dei giornalisti, il cui salario mensile medio è di 581 euro o di appena 490 per i professionisti under 25. Inoltre, secondo la Journalists’ Union of Athens Daily Newspapers, il 20% dei loro giornalisti è senza lavoro, mentre il 30% non viene pagato del tutto. Per via della crisi finanziaria sono state licenziate molte persone e si è inasprito il controllo editoriale, lasciando l’autocensura come unico modo per restare in campo.

I giornalisti che vogliono lavorare liberamente non hanno alcuna possibilità: senza il sostegno dei gruppi mediatici maggiori, oltre alle condizioni di lavoro già difficili e la paga minima, c’è il grosso rischio di venire accusati di diffamazione (con costi esorbitanti per i processi), di essere minacciati, oltre che vedersi costretti a lavorare in uno scenario di insostenibile mancanza di risorse.

Il Professor Petros Iosifidis, in occasione del suo discorso alla City University di Londra l’anno scorso, ha detto che in Grecia esiste un triangolo di potere che racchiude gli interessi economici, la politica e i media. Questo, a dire di Iosifidis, ha represso il giornalismo obiettivo e investigativo: “i rapporti tra gli interessi imprenditoriali (anche quelli bancari) e lo Stato possono prendere diverse forme, compreso l’uso di leggi per accomodare determinati interessi commerciali. Questi rapporti vengono spesso ignorati dai media tradizionali, in cui regna la regola del silenzio che porta a un ampio occultamento degli scandali”. Stando al professore, la proliferazione di piattaforme mediatiche indipendenti in Grecia potrebbe però rompere questo fulcro di potere.

Tassos Morfis spera che AthensLive possa diventare una piattaforma in grado di fare la differenza: “con AthensLive vogliamo dare ai giornalisti quel che serve loro per esplorare questioni controverse in modo completo ed essere pagati in modo ragionevole per il loro lavoro. I nostri lettori non sono interessati a una ripetizione a pappagallo delle notizie già disponibili altrove. Il valore aggiunto dei nostri giornalisti è legato al loro desiderio di raccontare storie anticonformiste e complesse”. La piattaforma sarà sostenuta da una serie di iniziative di fundraising, un approccio che è stato messo in atto con successo da altri progetti europei nel campo dei media, basati sul crowdfunding o sugli abbonamenti.

AthensLive, al momento, è attiva su Facebook e Twitter e con il suo blog su Medium. Il suo sito invece è AthensLive.gr

Articolo tradotto dall’originale inglese da Georgia Ertz

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