La tormentata stampa polacca

31 marzo 2017 • In evidenza, Libertà di stampa • by

I media polacchi devono confrontarsi con le pressioni dovute alle continue riforme governative, volte ad aumentare il controllo politico sulla stampa. Dalla vittoria delle elezioni presidenziali e parlamentari da parte del Partito Diritto e Giustizia (PiS) di destra, avvenuta nel 2015, molti avvenimenti hanno modificato il sistema mediatico polacco in modo radicale. Alla fine del 2015, in Polonia sono stati introdotti delle modifiche alla legge sui media che hanno autorizzato il Ministero del Tesoro a nominare i comitati direttivi delle due emittenti pubbliche Tvp (Televisione polacca) e Pr (Radio polacca). In seguito ad alcuni cambiamenti imposti ai palinsesti, implementati dopo l’introduzione degli emendamenti, molti redattori e giornalisti molto noti sono stati costretti a dimettersi dai loro posti di lavoro.

A luglio del 2016, invece, è stato fondato il National Media Council (Nmc). Questo Consiglio nazionale, i cui membri sono stati nominati dal Parlamento e direttamente dal Presidente, ha il potere di scegliere i comitati direttivi e di sorveglianza di Tvp, Pr e dell’Agenzia di stampa polacca. Questa mossa ha di fatto portato tutti i media pubblici sotto il controllo diretto dell’esecutivo: in pratica questo si traduce in una costante “supervisione” dei politici del PiS, che costituiscono anche la maggioranza dei membri dell’Nmc (tre su cinque).

Il Consiglio ha inoltre annunciato di volere sottolineare la “missione nazionale” del servizio pubblico, sostenendo che la Storia polacca dovrà essere in futuro una parte fondamentale dei temi trattati dalle emittenti pubbliche, al fine di rafforzare il senso di patriottismo nazionale. Con questi presupposti, diversi esperti dei media temono che sarà piuttosto improbabile che opinioni critiche sulla Storia polacca potranno essere trasmesse dalle emittenti pubbliche in futuro. Molti osservatori hanno notato con preoccupazione anche che la nuova enfasi su contenuti “nazionali” avrebbe già condotto a episodi di autocensura da parte dei giornalisti.

Le paure sul potenziale impatto dell’influenza del partito al potere sui media nazionali hanno trovato recentemente un riscontro fattuale: un’analisi dei contenuti proposti dai tre canali Tvp ha mostrano differenze significative tra il tempo dedicato ai leader del partito di maggioranza e quello concesso invece ai leader dell’opposizione. Le differenze sono particolarmente significative se paragonate alla copertura data era riservata a personaggi chiave del governo prima dell’approvazione delle riforme dei media. Alcuni dei cambiamenti proposti dal PiS potrebbero aumentare i fondi per il servizio pubblico: l’Nmc sta attualmente discutendo dell’introduzione di una nuova tassa, imponibile a quasi tutti i contribuenti. Questa andrebbe a sostituire l’attuale canone di circa 48 euro annuali, pagato al momento soltanto da un utente su tre.

Guardando le riforme imposte ai media pubblici, le emittenti televisive e radiofoniche private potrebbero sentirsi al sicuro dalle interferenze politiche. Al contrario, è stato scoperto recentemente che il PiS avrebbe tentato, senza avere successo, di acquistare Tvn, una delle più grandi emittenti televisive commerciali del Paese, dal suo proprietario statunitense Scripps Networks Interactive. In molte occasioni, i leader del partito al potere hanno anche proposto al governo di riacquistare il controllo, o più precisamente “ri-polonizzare”, i quotidiani, soprattutto quelli regionali: dal 2013, infatti, la maggior parte delle testate regionali polacche appartiene alla casa editrice tedesca Verlagsgruppe Passau (tramite Polska Press Grupa, una società sussidiaria).

Jaroslaw Sellin, vice Ministro della cultura e del patrimonio nazionale, e Barbara Bubula, Parlamentare del PiS, hanno recentemente dichiarato che i piani di ri-polonizzazione dei media dal punto di vista della proprietà sarebbero solo voci di corridoio. In un contesto del genere, i problemi della nuova legge sui media (una parte della quale è recentemente stata riconosciuta come incostituzionale), o le limitazioni imposte ai giornalisti che girano troppo liberamente per i corridoi del Parlamento appaiono quasi insignificanti.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Georgia Ertz

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