Cadono altre voci indipendenti in Russia

14 marzo 2014 • Libertà di stampa • by

Il direttore del sito d’informazione liberale russo Lenta.ru è stato licenziato in un’operazione che a detta di molti osservatori è parte di un attacco del Cremlino alla libertà di stampa. Galina Timchenko è stata infatti rimossa dal suo incarico il 12 marzo dopo dieci anni trascorsi al vertice della testata, di proprietà della Afisha-Rambler-SUP, editore molto vicino a Putin. Timchenko ha lavorato per Lenta.ru sin dal suo lancio, avvenuto nel 1999.

Lenta.ru si è costruito una reputazione per il suo reporting bilanciato ed era stato fin qui relativamente indipendente e libero da censure. Con circa 13 milioni di utenti mensili, è stato uno dei pochi siti russi a essersi distanziato dalla posizione ufficiale del governo nel condannare le proteste in Ucraina. Poche ore dopo il licenziamento di Timchenko, il watchdog di stato Roskomnadzor ha pubblicato una vertenza per Lenta.ru per un’intervista ad Andrei Tarasenko, uno dei leader di Pravy Sektor, un gruppo nazionalista ucraino attivo in Euromaidan.

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Galina Timchenko

 

L’intervista aveva un link con un altro articolo, pubblicato su un altro sito, che conteneva altre dichiarazioni di Dmitro Yarosh, leader di Pravy Sektor. Nel testo si poteva leggere Yarosh sostenere come “prima o poi saremo costretti a muovere guerra all’impero di Mosca”. Secondo Roskomnadzor, l’articolo “conteneva dichiarazioni che volevano incitare l’odio nazionale” e che avrebbero violato la legge russa su informazione, media e anti-estremismo. Lenta.ru aveva cancellato il link dopo aver ricevuto il comunicato, ma aveva comunque mantenuto online l’intervista originale con Tarasenko.

Timchenko è stata sostituita da Aleksey Goraslavski, già alla guida di Vzglyad, un sito di news che sostiene le politiche del Cremlino. Molti reporter di Lenta.ru si sono dimessi per protesta dopo l’allontamento di Timchenko e la redazione ha pubblicato una dichiarazione congiunta per i suoi lettori condannando la censura e le “pressioni dirette sullo staff redazionale”. Il comunicato dei giornalisti diceva che “negli ultimi due anni lo spazio per un libero giornalismo in Russia è dimiuito in modo drastico. Alcune testate sono direttamente gestite dal Cremlino, altre tramite prestanome, altri da direttori che hanno paura di perdere il loro lavoro. Alcuni media sono stati chiusi, altri lo saranno nei prossimi mesi. Il problema non è non trovare un posto dove lavorare. Il problema è che voi non abbiate niente da leggere”.

Il servizio russo della Bbc riferisce che quello di Lenta.ru non si tratta di un incidente isolato. Le autorità sembrano intente a utilizzare ogni mezzo disponibile per attaccare i media critici. Uno dei canali tv maggiori è stato ad esempio coinvolto in una battaglia aspra con gli operatori via cavo nazionali dopo aver postato un sondaggio online sull’occupazione nazista della Russia. Molti operatori hanno oscurato il canale Dozhd dopo che questo aveva pubblicato un questionario chiedendo agli spettatori le loro opinioni sull’assedio di Leningrado durante la Seconda guerra mondiale. Il sondaggio chiedeva se all’epoca i russi avrebbero dovuto consegnare la città al fine di salvare vite umane.

La domanda ha causato una tempesta in rete, con una valanga di commenti di protesta su Twitter e altri social media contro il sondaggio di Dozh, colpevole di aver riaperto una ferita storica del passato. La rete tv si è scusata e ha messo offline il questionario, ma questo non è bastato a porre fine alla questione. Dozhd è stato bloccato da 7 tra i maggiori operatori via cavo e molti esperti di media ritengono che il canale sia stato punito in modo sproporzionatamente severo, con l’incoraggiamento probabile di alcuni player sostenuti dal governo. Il canale ha perso circa l’80% della sua audience. L’8 febbraio la polizia di Mosca ha arrestato alcuni supporter di Dozhd che si erano incontrati per protestare contro il trattamento riservato all’emittente.

Altrove, l’agenzia di stampa Rosbalt è stata chiusa alla fine dell’anno per aver mostrato due video di YouTube che contenevano linguaggio scurrile. Il governo di Mosca ha comprato il tabloid Argumenti i Fakti, molto popolare in Russia in virtù della sua circolazione di circa 3 milioni di copie. La stazione radio liberal Ekho Moskvy – di proprietà della Gazprom Media ma comunque critica del Cremlino – è stata a sua volta costretta a nominare un nuovo direttore.

Il giornale Kommersant è andato incontro a una “pulizia editoriale” dopo aver pubblicato delle critiche contro le elezioni del 2011. Molti reporter hanno lasciato la testata, mentre sono stato nominati un nuovo Presidente e un neo-nominato direttore.

Per approfondire:
“Il colpo di coda dei media russi sull’Ucraina”, di Evgeniya Boklage
“Ucraina: i media e le proteste”, di Margaryta Chornokondratenko e Dariya Orlova
Il sito ucraino dell’Ejo

Photo credits: Tom Woodward / Flickr CC

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