Ucraina, gli oligarchi minacciano la libertà di stampa

15 luglio 2015 • Libertà di stampa, Più recenti, Ricerca sui media • by

Ivan Bandura / Flickr CC

Ivan Bandura / Flickr CC

In Ucraina, gli sviluppi politici recenti che hanno seguito EuroMaidan hanno visto avanzare la democratizzazione del paese. Ciononostante, la libertà di stampa resta altamente vulnerabile, perché gli oligarchi proprietari dei media continuano a esercitare pressioni sui giornalisti a livello editoriale.

Anche il pluralismo mediatico in Ucraina si è sicuramente rafforzato negli ultimi 18 mesi e le piattaforme online di news hanno avuto un ruolo cruciale nel riferire in modo imparziale delle proteste, cosa che ha contribuito a fare di queste testate degli importanti agenda-setter. Anche la censura diretta dello stato è stata alleggerita dopo diversi anni di pressioni ma ciò però non toglie che i principali media, e le reti televisive in particolare, siano ancora strumentalizzati dai loro proprietari per sostenere interessi politici specifici. Scrutando i vari canali televisivi è facile confondersi: mentre i notiziari di alcune reti propongono servizi approfonditi sugli errori di certi attori politici, altri li tacciono completamente oppure offrono storie alternative che invece puntano l’indice contro altri “cattivi” politici.

Le battaglie mediatiche tra oligarchi
La Ong ucraina Telekritika ha monitorato le violazioni degli standard professionali da parte dei principali organi di stampa del paese e ha così scoperto l’esistenza di molteplici “battaglie oligarchiche” tra i media posseduti o controllati direttamente dagli oligarchi. L’organizzazione ha riportato, ad esempio, che Inter, una rete televisiva piuttosto famosa e associata agli oligarchi Dmytro Firtash e Serhiy Lyovochkin (entrambi erano vicini all’ex Presidente Viktor Yanukovych), ha dedicato una quantità considerevole di contenuti alla presunta corruzione di un altro influente oligarca, Ihor Kolomoysky.

Kolomoysky, già al centro di un violento conflitto con Firtash e Lyovochkin, dal canto suo, li ripaga con la stessa moneta: il suo canale tv, 1+1, si è infatti impegnato a proporre numerosi servizi che “smaschererebbero” i presunti misfatti e passati incerti dei nemici in affari del suo proprietario.

Scontri mediatici tra personaggi come questi non si limitano però a queste due reti televisive e non rappresentano nemmeno una novità per il contesto mediatico ucraino. I media ucraini sono infatti sotto il dominio di grandi proprietari-oligarchi fin almeno dalla metà degli anni ’90, come conseguenza di una dubbia privatizzazione che ha finito per dare molto potere ai gruppi finanziario-industriali. Questi gruppi hanno così accumulato un capitale enorme in quel periodo e hanno stretto legami molto stretti con la politica o sono diventati direttamente parte di essa.

Il possesso di media è visto come un utile strumento politico e d’affari
Diversi analisti hanno notato come l’acquisizione dei media da parte di grandi gruppi finanziario-industriali sia avvenuta in parallelo con una netta diminuzione di autonomia e di libertà di stampa. Inoltre, gli oligarchi ucraini non considerano i loro beni mediatici come imprese autosufficienti, bensì come utili supplementi per le loro attività principali e la loro influenza politica. Questo significa che i cittadini dell’Ucraina sono stati esposti sovente a informazioni non obiettive – anche se multiformi – da diversi media, controllati da oligarchi in competizione.

Mentre la stampa degli oligarchi ha influenzato direttamente il paesaggio mediatico d’Ucraina sin dai primi anni 2000, l’amministrazione Yanukovych era riuscita a far tacere i proprietari di media insoddisfatti e questo ha portato a un peggioramento del già debole pluralismo mediatico. Dalla vittoria di EuroMaidan nel 2014, il pluralismo dell’informazione è invece aumentato, ma lo stesso vale per le guerre mediatiche tra oligarchi. Secondo alcuni osservatori, proprio la ownership dei media in Ucraina ha avvelenato la libertà di stampa nel paese: “la struttura di proprietà e la qualità dei proprietari dei media, che non è di minore importanza, non contribuiscono a un funzionamento sano dei media come industria e organizzazione sociale”, afferma ad esempio l’analista Otar Dovzhenko.

“Ricchi investitori che volevano […] uno strumento d’influenza politica, un canale di pubblicità gratuita o un accessorio di status hanno saturato il mercato con organizzazioni mediatiche sussidiate e hanno quasi demolito la possibilità di sviluppare i media come imprese”, spiega sempre Dovzhenko. Ne risulta che alcuni proprietari mediatici, la cui maggior parte ha forti affiliazioni politiche, hanno stabilito l’agenda delle news tradizionali: “questo potrebbe sembrare pluralismo a una prima occhiata, ma in realtà si tratta di una complessiva restrizione della libertà d’espressione perché i giornalisti, quando riportano le notizie, sono guidati dagli interessi dei loro proprietari mediatici e non dall’interesse pubblico”, afferma Dovozhenko.

Secondo il docente di giornalismo, inoltre, sono numerosi i casi in cui giornalisti dei maggiori media evitano di trattare alcune questioni importanti, non a causa di un divieto diretto, ma perché credono che farlo potrebbe non beneficiare i proprietari della loro impresa. Mentre il recente round del combattimento tra oligarchi potrebbe far nascere un sentimento di déjà vu nelle menti di molti ucraini, alcuni sperano invece che i giornalisti e la società civile riescano davvero a spezzare questo circolo vizioso.

Ci sono indizi che alcuni giornalisti stanno mettendo in discussione i controlli editoriali
Recentemente, Mariya Vasilyeva, giornalista della rete tv 1+1, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook un post su un servizio manipolatorio fatto dai suoi colleghi su Mikheil Saakashvili, appena nominato governatore della regione di Odessa ed ex-presidente della Georgia.

“Cari colleghi, perché fate questo? Non è cambiato nulla nel vostro atteggiamento verso queste cose dopo Maidan?”, ha chiesto la reporter. Vasilyeva ha anche aggiunto che i giornalisti dovrebbero semplicemente dire “no” a incarichi come questi: “dite “no”. È semplice”, recita il suo post. Il fervore dei giornalisti ucraini nel dire “no” a decisioni editoriali non trasparenti potrebbe diventare cruciale per ottenere una vera indipendenza giornalistica e una vera libertà mediatica nel paese.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Georgia Ertz

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