Austria: come i tabloid hanno aiutato l’estrema destra a vincere le elezioni

19 dicembre 2017 • Media e Politica, Più recenti • by

Sebastian Kurz, Christian Kern e Hans Christian Strache partecipano a un dibattito tv durante la campagne elettorale austriaca (Wikimedia Commons)

Le recenti elezioni in Austria sono state un successo per i conservatori e l’estrema destra del paese. Sebastian Kyurz, il trentunenne già Ministro degli esteri e leader del Partito Popolare, è ora diventato il nuovo cancelliere austriaco, a capo di una coalizione col Partito della Libertà (FPÖ) di estrema destra. La sua ascesa, tuttavia, è stata possibile solo grazie all’aiuto dei media: la stampa austriaca, e in particolare i tabloid, hanno infatti giocato un ruolo fondamentale nello spostamento a destra del Paese.

La situazione politica dell’Austria
Per molti osservatori la recente sterzata a destra dell’Austria non è una sorpresa. Il Paese ha lottato a lungo contro forti tendenze nazionaliste e ultra-conservatrici e lo stigma di solito associato ai partiti ultra-nazionalisti negli altri Paesi europei non è mai stato così evidente a Vienna e ciò ha favorito la crescita dell’estrema destra. Trasformato in un potente partito populista dal suo precedente leader Jörg Haider, l’FPÖ – un partito fondato da ex nazisti – ha avuto un ruolo cruciale nello spingere il dibattito politico del Paese sempre più a destra negli ultimi anni.

Questi sforzi sembrano essere stati ripagati dai risultati delle recenti elezioni. Sfruttando una xenofobia latente e una radicata paura culturale e sociale di perdere la propria “Heimat” e i propri benefici sociali a causa degli immigrati, sia l’FPÖ, guidato dal suo leader Heinz-Christian Strache, come il Partito del Popolo (ÖVP) di Sebastian Kurz, hanno condotto campagne di successo che hanno fatto leva su nozioni scioviniste e sulla paura dell’Islam e dell’immigrazione. La scommessa ha funzionato: l’ÖVP ha ottenuto il 31,5% dei voti e l’FPÖ il 26%, poco meno dei Socialdemocratici dell’SPÖ, che pur avendo ottenuto il 26,9% hanno subito gravi perdite che sono costate il cancellierato. Il destino politico dell’Austria è ora nelle mani di un governo devotamente nazionalista e conservatore.


Il ruolo dei media nella politica austriaca
Sebbene non sia stato l’unico fattore in gioco, il ruolo dei media austriaci è stato centrale nel portare a questo risultato.
I maggiori tabloid austriaci – i più conosciuti sono Kronen Zeitung, Heute e Österreich – sono attori potenti nel panorama mediatico nazionale e hanno un vasto lettorato. Famosi per i loro tagli sensazionalistici e per pubblicare informazioni false o fuorvianti, queste testate hanno sviluppato da tempo un forte legame con la scena politica austriaca conservatrice e di destra, un’alleanza che in parte aiuta a spiegare il clima politico tossico. Durante la campagna elettorale, Sebastian Kurz in particolare ha beneficiato del supporto di questi tabloid, che si sono infatuati, dopo aver contribuito a creare, la sua immagine “trendy” e giovane.

Limitarsi a biasimare i tabloid per il trionfo della destra austriaca sarebbe però semplicistico. Nelle settimane precedenti alle elezioni, ad esempio, quasi tutta la copertura mediatica in Austria si è concentrata su una campagna diffamatoria contro Sebastian Kurz nata su Facebook e istigata da un ex consigliere alla campagna del Cancelliere uscente, Christian Kern dell’SPÖ. Come hanno sottolineato Luisa Beck e Griff Witte sul Washington Post, lo svelamento di questo tentativo di ostacolare le speranze di Kurz di diventare Cancelliere “ha sconvolto l’altrimenti tranquillo mondo della politica austriaca nelle ultime settimane prima delle elezioni, fomentando il dibattito e intasando i giornali austriaci e i programmi d’informazione con infinite discussioni su chi sapeva cosa e da quando”. Secondo alcuni osservatori se i media si fossero concentrati su questioni concrete e non avessero invece diretto tutta la loro attenzione sullo scandalo, forse la direzione della politica austriaca sarebbe stata diversa.

Un’altra questione è stata l’inoffensività complessiva dei media. Lo scandalo sopracitato non è stato portato alla luce attraverso giornalismo investigativo, ma attraverso un leak fatto alla stampa dagli oppositori politici. Alcuni commentatori hanno anche notato che molti giornalisti austriaci non hanno saputo porre domande critiche durante la campagna, rendendo la vita facile ai partiti e ai loro candidati. Il partito di destra FPÖ, ad esempio, ha marcatamente abbassato i toni del suo atteggiamento solitamente radicale, verosimilmente per non allontanare gli elettori più moderati. Una copertura critica di questa tattica, e in generale dell’FPÖ, è stata completamente assente. Alla fine è stato il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung a pubblicare un’inchiesta investigativa sul passato neo-nazista del candidato FPÖ, “HC” Strache.

Austria: un paese difficile per i giornalisti
Ma di nuovo, anche se i media austriaci devono certamente porsi domande scomode dopo le elezioni, limitarsi semplicemente a biasimare la stampa sarebbe scorretto e ignorerebbe beatamente le ben più complesse problematiche che affliggono il lavoro giornalistico in Austria. Il Paese non può infatti vantarsi di sostenere un giornalismo critico e investigativo: unn Freedom of Information Act, come quelli del Regno Unito o della Germania, ad esempio, non è sancito dalla legge. Di conseguenza i giornalisti dipendono dalla buona volontà dei dipendenti pubblici e di altri funzionari statali nella loro ricerca di materiali notiziabili e le interviste ai politici sono in genere riviste ed editate dagli agenti delle PR. Infine, la scena mediatica e il mondo della politica sono strettamente intrecciati. Nel bene e nel male i potenziali scoop, l’accesso alle informazioni e alle persone dipendono fortemente dalla rete di contatti personali di un giornalista e dalla sua volontà di stare al gioco.

Accusare i media austriaci di essere gli unici responsabili dei risultati elettorali sarebbe esagerato. Molti altri fattori hanno contribuito e la stampa ha avuto un ruolo sì cruciale, ma di certo non decisivo. Certo i suoi fallimenti durante la campagna danno adito a dei dubbi circa la sua capacità di costringere i politici e i partiti austriaci a rendere conto delle proprie azioni nei prossimi anni. Poiché l’Austria si prepara a ricoprire la Presidenza Ue nella seconda metà del 2018 e anche alla luce degli imminenti tagli a benefici sociali, ai programmi culturali e ai finanziamenti per i media di pubblico servizio, una stampa forte e indipendente è necessaria ora più che mai. Finora, tuttavia queste sembrano rimanere pie illusioni.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Giulia Quarta. Le opinioni degli autori non riflettono necessariamente quelle dell’Ejo.

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