Come i media europei hanno trattato la crisi dell’Euro

10 agosto 2015 • In evidenza, Media e Politica, Ricerca sui media • by

Oliver H / Flickr CC

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La copertura mediatica della crisi dell’Euro ha tendenzialmente descritto le istituzioni dell’Unione come importanti ma sostanzialmente inefficaci per il modo in cui hanno affrontato la crisi e per aver intrapreso un approccio nazionale invece che davvero europeo nei confronti di queste questioni. A sostenerlo, i risultati di un nuovo studio del Reuters Institute for the Study of Journalism di Oxford.

La recente crisi della moneta unica ha rappresentato senza dubbio il momento di massima tensione nell’integrazione del Vecchio Continente negli ultimi 60 anni, mettendo alla prova le strutture e i poteri dell’Unione europea e dell’Eurozona e minacciando direttamente l’esistenza stessa dell’Euro. Le economie di tutto il mondo stanno ancora valutando gli effetti di questi eventi e vi è ancora tensione economica in quei paesi direttamente coinvolti, come la Grecia.

La nuova ricerca, da poco pubblicata, esplora il modo in cui la crisi è stata descritta dalla stampa europea e le implicazioni di questo coverage per la comprensione del pubblico di questi sviluppi, delle loro cause, delle responsabilità, dei ruoli e dell’efficienza delle istituzioni della Ue e delle implicazione per l’integrazione e l’identità dell’Europa. Nozioni fondamentali per poter analizzare il vero significato della crisi.

Lo studio ha pertanto esaminato come sono state descritte dai media le origini della crisi, come sono stati contestualizzati gli eventi, come sono state distribuite le responsabilità e ha anche verificato quali stereotipi nazionali sono stati ribaditi nella narrazione giornalistica. In un’altra sezione, invece, è stata analizzato anche il ruolo dei leader politici europei e la portata del dibattito pubblico su questi temi.

9781784530600.ashxDa un punto di vista più strettamente connesso ai linguaggi del giornalismo, lo studio si è anche concentrato sui toni utilizzati nel riportare gli eventi, sulle variazioni nazionali del coverage e in giornali di diverso orientamento, oltre che in culture giornalistiche diverse. Inoltre, i ricercatori si sono anche questi se, nel riportare la crisi europea, sia emersa anche una sfera pubblica davvero pan-europea.

Secondo i ricercatori, la crisi dell’Euro è stata descritta principalmente come una questione finanziaria e non politica e la maggior parte del coverage è conseguentemente stata pubblicata nelle sezioni economiche dei giornali o direttamente dalle testate di settore. Le fonti principali e citate più di frequente sono stati i leader nazionali o i banchieri e gli economisti. Sono pochi, invece, i leader di partito o le organizzazioni della società civile a essere state citate in modo significativo. La più vasta parte del coverage è stata inoltre basata su singoli eventi o sul mercato, mentre solo una parte più piccola ha invece trattato l’impatto della crisi sulle persone o sugli affari, nonostante la maggioranza dei contenuti sia stata realizzati da giornalisti “nazionali” nei loro paesi e non da corrispondenti all’estero.

Nel complesso, la copertura degli eventi ha descritto tutti i paesi coinvolti come “in difficoltà”, con la tendenza ad additare attori o azioni straniere come cause scaturenti della crisi e ha anche tendenzialmente promosso maggiormente le risposte europee rispetto a quelle nazionali. Comunque, complessivamente, le istituzioni coinvolte non sono state “spiegate” a dovere, cosa che è avvenuta anche con i meccanismi e le conseguenze sul sistema Euro. Le scelte dei giornali hanno anche trattato poco o poco considerato le consegue economiche e sociali di quanto stava avvenendo.

Le narrative nazionali sulla crisi, invece, sono state incentrate principalmente sulle preoccupazioni locali e i rispetti interessi nazionali, oltre che sulla predisposizione nei confronti della Ue nel proprio paese. Nonostante questo aspetto e nonostante la fiducia nei confronti della Ue e le sue istituzioni sia diminuita o comunque complessivamente molto bassa, mediamente, i cittadini europei hanno però guardato di più alle istituzioni della Ue che non ai propri governi nazionali per trovare risposte alla crisi, riferiscono i risultati dello studio.

La ricerca indica anche come gli europei siano ancora ben distanti da un’Europa mentalmente integrata e i giornali definiscono ancora le proprie identità e quelle dei loro lettori in termini prettamente nazionali. In ogni caso, c’è stato comunque anche un forte riconoscimento di un’identità europea secondaria e del fatto che queste questioni non siano esclusivamente nazionali. La rappresentazione delle istituzioni Ue come importanti ma non efficienti, inoltre, di sicuro non ha sostenuto l’idea di un’Europa più forte.

La ricerca è basata su progetto comparativo che ha analizzato il coverage di più di 10mila articoli pubblicati n 10 paesi (Belgio, Finlandia, Francia, Italia, Germania, Grecia, Olanda, Polonia. Spagnia e Regno Unito), con una portata senza precedenti per gli studi pan-europei. Il progetto è stato diretto dal Risj e ha coinvolto ricercatori di scienze sociali in diverse università europee.

I risultati dello studio sono inclusi nel libro “The Euro Crisis in the Media: Journalistic Coverage of Economic Crisis and European Institutions”, pubblicato da I.B Tauris.

Articolo tradotto dall’originale inglese

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