“Fare notizia a tutti i costi”: la strategia mediatica di AfD in Germania

29 settembre 2017 • In evidenza, Media e Politica • by

Markus Spiske / Flickr CC / BY 2.0

Angela Merkel ha vinto il suo quarto mandato come Cancelliera tedesca alle elezioni nazionali di questa settimana, ma probabilmente il vero vincitore è stato il partito di estrema destra Alternativa per la Germania (AfD), che ha ottenuto il 13% dei consensi. Il successo del partito populista alle elezioni è stato attribuito anche alla sua efficace strategia mediatica, ideata con largo anticipo rispetto alle votazioni.

Un white paper interno pubblicato già a gennaio illustrava chiaramente come l’AfD pianificasse di dominare la copertura mediatica durante la campagna elettorale: “l’AfD non dovrebbe astenersi da provocazioni attentamente pianificate”, ha scritto l’autore. “Più i partiti dell’establishment tentano di stigmatizzare l’AfD per le sue parole e i suoi gesti provocatori, meglio sarà per l’AfD”. In altre parole: “Fare notizia, a tutti i costi”.

Nonostante la trasparenza dell’AfD riguardo i propri metodi – qualcosa che la stampa tedesca avrebbe dovuto notare – questa strategia sembra aver funzionato molto bene. In una campagna elettorale altrimenti spenta, l’AfD è riuscita a influenzare l’agenda di stampa e social media, specialmente Twitter.

Solo poche settimane fa, Alexander Gauland, leader e co-candidato del partito, è finito sui titoli dei giornali per aver detto che il ministro dell’integrazione tedesco, la socialdemocratica Aydan Özoguz – che ha origini turche ma è nata ad Amburgo – doveva essere “rispedita” in Turchia. Poco dopo, Gauland si è rifiutato di scusarsi per l’affermazione razzista, il che ha sollevato ulteriori grida di protesta fra i politici tedeschi e i media nazionali. Gauland, tuttavia, ha raggiunto il suo obiettivo, dato che i suoi commenti hanno assolto perfettamente alla loro funzione: ottenere la massima attenzione possibile.

La sua co-candidata Alice Weidel, spesso vista come la voce moderata del partito populista di destra, ha fatto qualcosa di simile. Di fronte ad alcune critiche durante un dibattito televisivo, improvvisamente la Weidel è uscita dallo studio e ha repentinamente rilasciato una dichiarazione in cui accusava il moderatore di essere politicamente schierato – un po’ troppo in fretta e all’inizio del programma, come molti commentatori hanno fatto notare, ipotizzando che l’uscita fosse stata deliberatamente pianificata e inscenata. La Weidel, tuttavia, ha potuto darsi una bella pacca sulla spalla. Nei giorni successivi al dibattito tutti gli occhi erano, di nuovo, puntati sull’AfD.

Infine, solo la settimana scorsa, Alexander Gauland se n’è uscito con un altro commento discutibile, chiedendo, durante un comizio, il diritto per la Germania di essere fiera delle conquiste dei propri soldati durante la prima e la seconda guerra mondiale – un’affermazione che la maggior parte dei tedeschi probabilmente troverebbe tanto oltraggiosa quanto la richiesta di Björn Höcke, sempre dell’AfD, di un’inversione di marcia nel modo in cui la Germania commemora le vittime dei nazisti.

Queste mosse tattiche quasi sempre seguono lo stesso schema, e quasi sempre ottengono l’effetto desiderato. Ogni provocazione è seguita da grida di protesta sulla stampa e da parte degli altri politici. All’AfD, poi, non resta che negare assolutamente qualsiasi colpa e dipingersi come una vittima della “stampa tendenziosa”, mentre segretamente festeggia dietro i riflettori. Non ci vuole troppa fantasia per capire perché AfD abbia ripetutamente assunto questi comportamenti durante la campagna elettorale: in questo modo ha mobilitato i suoi elettori e molti cittadini insoddisfatti dagli altri partiti che ancora non avevano deciso di dare il proprio voto all’autoproclamatasi “alternativa”. Inoltre, più l’AfD finiva sotto attacco, più facile è stato per il partito accusare la stampa di essere faziosa e “l’establishment” tedesco di non volere il suo successo – strategie che arrivano direttamente dal manuale politico di Donald Trump, e che hanno aiutato il partito ad avere la meglio nella corsa al voto degli scettici.

Un recente studio sull’uso di Twitter durante la campagna elettorale tedesca, condotto dal Computational Propaganda Project dell’Oxford Internet Institute, ha rilevato che, su quasi un milione di tweet presi in esame, gli hashtag associati all’AfD comparivano in più del 30% del totale. Il report ha concluso che l’Afd “ha asolutamente dominato” i contenuti politici su Twitter in Germania.

Twitter non è utilizzato in Germania quanto in altri paesi, ma molti giornalisti fanno riferimento assiduamente alla piattaforma. Quindi se è ancora incerto il grado di influenza che la strategia social dell’AfD possa avuto sugli elettori, è invece assolutamente certo che la sua presenza sui social network ha catturato l’attenzione dei media tedeschi.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Giulia Quarta

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