In Ucraina i giornalisti entrano in politica

7 ottobre 2014 • Media e Politica • by

Un numero record di giornalisti in Ucraina si è candidato per un posto in parlamento alle prossime elezioni. Il motivo? Cambiare il sistema dall’interno, nell’ottica dei reporter ucraini, sembra essere una strategia più efficace che limitarsi a criticare i politici. Pronti a questo passo sarebbero almeno 12 giornalisti, inclusi alcuni tra i più famosi nel Paese.

Quando si è scoperto, via i social media, che i due notissimi giornalisti Serhiy Leshchenko e Mustafa Nayem (già autore del post su Facebook per la prima chiamata a scendere in piazza a Kyev, ndr) si sarebbero candidati nelle file del partito del Presidente Petro Poroshenko, la reazione è stata immediata e contraddittoria: alcuni commentatori hanno visto con favore la possibilità di avere nomi nuovi in politica, mentre altri hanno dichiarato che i giornalisti dovrebbero rimanere indipendenti. Leshchenko ha giustificato la sua decisione con un post su Facebook: “sono convinto”, ha scritto il giornalista sul suo profilo, “che se vogliamo cambiare, oltre alle critiche, dovremmo anche trasformare il sistema dal suo interno”.

L’attuale campagna elettorale ha avuto un focus senza precedenti sulle personalità che hanno ottenuto visibilità durante le proteste di Euromaidan nel 2013 e la conseguente guerra nell’Ucraina dell’Est. Tutti i maggiori partiti politici hanno dato caccia ai nuovi eroi della rivoluzione al fine di rafforzare le proprie liste elettorali. Tra questi, figurano anche volontari dei battaglioni paramilitari, attivisti e giornalisti.

La corsa al coinvolgimento di personalità di alto profilo si spiega con l’ampia domanda pubblica di nuovi volti nella politica e l’urgenza di riforme, le medesime che avevano già galvanizzato il movimento di Euromaidan. I giornalisti che hanno accettato di partecipare alle elezioni del 26 ottobre hanno dichiarato di essere scesi in campo proprio per iniziare un percorso di riforme democratiche e per cambiare l’elite politica del paese.

Leshchenko, che ha lavorato per 14 anni presso Ukrayinska Pravda, il più popolare e seguito sito di news ucraino, ha fatto riferimento al fatto che la maggior parte dei suoi articoli avevano a che vedere con la corruzione e la politica disonesta: “conosco come funzionano gli schemi della corruzione”, ha dichiarato Leshchenko, “e so come possiamo liberarcene”.

Molti altri, invece, sono meno certi che i giornalisti possano diventare riformatori efficienti. Alcuni giornalisti/candidati hanno risposto allo scetticismo dichiarando di voler collaborare con gli attivisti per creare un’alleanza apartitica che coordini meglio queste istanze per dettare l’agenda del parlamento. Alcune iniziative legislative chiave sono già state annunciate, compresa una nuova legge elettorale che prevede liste aperte e finanziamenti più trasparenti per i partiti. Inoltre, è in programma anche l’introduzione di un pacchetto di leggi anti-corruzione, una sulle lobby e altre iniziative che puntano alla democratizzazione e a maggiore trasparenza per il governo.

Anche le leggi sui media saranno un punto cardine. A questo proposito, Natalya Sokolenko, una giornalista di Hromadske Radio candidatasi con l’Hromadianska Pozytsiya Party (Civil Position Party) ha affermato di voler lavorare sulla trasparenza sulle proprietà dei media. La giornalista ha anche proposto una nuova legge per regolamentare il comparto dei media nel complesso e ha dichiarato che, se eletta, intende unirsi al comitato parlamentare sulla libertà di stampa e di informazione. Sokolenko, inoltre, sta anche facendo opera di lobbying per introdurre il servizio pubblico: “abbiamo bisogno di un broadcaster pubblico forte, come avviene in Germania”, ha dichiarato la giornalista.

Se i giornalisti ucraini riusciranno ad avere successo in politica e a farsi portabandiera del cambiamento è una questione che rimane ancora aperta. Comunque, la loro popolarità conferma la fiducia riposta nei loro confronti dagli ucraini, specialmente in un momento fortemente turbolento per la storia del Paese come quello in cui ci troviamo.

Per approfondire:

Articolo tradotto dall’originale inglese

Photo credit: Mykhailo Liapin, Flickr

 

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