Le regole della stampa dopo le Primavere arabe

30 maggio 2016 • Media e Politica, Più recenti • by

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Chaoyue 超越 PAN 潘 / Flickr CC

Due Paesi del Maghreb stanno sviluppando diversi approcci per la regolamentazione della stampa nella fase post-Primavere arabe. In Tunisia, probabilmente si arriverà a un Consiglio della stampa indipendente, mentre in Marocco il progetto verrà implementato direttamente dal governo. L’obiettivo di entrambi i Paesi è quello di riformare i propri sistemi mediatici e di avvicinarsi agli standard occidentali. Per la Tunisia e il Marocco, soggetti a lungo a una tradizionale censura dei media da parte dello Stato, l’indipendenza degli organi di informazione è ovviamente una prospettiva molto interessante. I rispettivi progetti per il varo dei Consigli di regolamentazione della stampa vogliono rispondere a esigenze simili, ma da punti di vista politici piuttosto diversi.

Le proteste tunisine del gennaio 2011, la cosiddetta Rivoluzione dei Gelsomini che aveva deposto il Presidente Ben Ali allora in carica, hanno dato il via a un percorso progressivo verso la formazione di una Repubblica democratica, affermata pienamente dalla Costituzione approvata poi nel gennaio 2014. La proposta per il nuovo Consiglio della stampa tunisino nasce sia dalle posizioni di alcune organizzazioni professionali che da quelle della società civile. Contrariamente, il Marocco ha mantenuto la sua monarchia, ma re Mohamed VI ha dovuto concedere delle riforme al fine di mantenere il controllo sul Paese. Qui la riforma del regolamento della stampa viene implementata direttamente dal Ministero della Comunicazione, che ha ascoltato e raccolto le critiche di alcune organizzazioni indipendenti come il Centre for Media Freedom (CMF- MENA) di Casablanca.

Tunisia: un consiglio non-governativo
Il progetto di creazione di un Consiglio della stampa in Tunisia è partito nel 2012 con il sostegno di Article 19, un’organizzazione internazionale che sostiene la libertà d’espressione come base di un buon governo. I professionisti dei media e le organizzazioni per i diritti umani erano molto preoccupate che l’iniziativa potesse assumere le sembianze di un nuovo Ministero dell’informazione con controllo statale sui media. La sfida era infatti creare un corpo con più potere di una Ngo, ma senza varare un nuovo ente pubblico a tutti gli effetti. Quello verso cui si è lavorato è quindi un organo efficiente in grado da prendersi la responsabilità di auto-regolarsi e stabilire un sistema di monitoraggio dell’etica dei media, emittenti radiotelevisive incluse.

I fondatori del progetto sono stati ispirati dal modello di successo offerto dal Belgian Council for Journalism, un ente indipendente per l’auto-regolazione della stampa fiamminga fondato da giornalisti ed editori e finanziato per metà dall’unione dei giornalisti, che a sua volta riceve un sostegno dalla comunità fiamminga per coprire le spese, e per l’altra metà da editori e aziende audiovisive. Il Belgian Council è poi riconosciuto dal governo di Bruxelles come l’unico ente responsabile del monitoraggio del rispetto dell’etica nell’industria mediatica. Questa formula ha il vantaggio di assicurare che il Consiglio venga finanziato pubblicamente, senza allo stesso tempo minacciarne l’indipendenza. Ciononostante, il finanziamento pubblico deve coprire meno del 50% del budget, mentre il resto viene coperto dalle organizzazioni professionali.

Si prevede che la struttura del Consiglio della stampa tunisino sarà tripartita, con rappresentati dei giornalisti, degli editori e del pubblico. La National Union of Tunisian Journalists e la Federazione tunisina dei Direttori di Quotidiani hanno già iniziato lo sviluppo di un’associazione che porterà in una seconda fase alla creazione del Consiglio a tutti gli effetti. I prossimi step saranno l’ottenimento di un nuovo codice legale per la stampa, che menzioni la creazione del Consiglio, e la ratifica da parte del Parlamento. Un elemento di grande ottimismo è stato dato dall’ultima edizione del Press Freedom Index che ha fatto registrare un avanzamento di 30 posizioni per la Tunisia, che occupa ora il 96esimo posto.

Marocco: ci pensa lo Stato
In Marocco la situazione è invece decisamente diversa. Il Ministero della comunicazione ha deciso infatti di occuparsi direttamente del processo di consultazione per il suo progetto di Consiglio nazionale della stampa insieme all’Unione Nazionale per la Stampa marocchina (SNPM) e la Federazione degli Editori (FMEJ). Una bozza di legge è stata già approvata dalla Commissione del Parlamento nel dicembre scorso. Questa bozza definisce una serie di compiti, tra cui i più importanti sono: agire come mediatore e arbitro in caso di dispute tra professionisti; emanare le tessere dei giornalisti; deliberare in casi disciplinari; consigliare il governo nelle bozze di legge e nei decreti e proporre misure appropriate per lo sviluppo dei media. Come in Tunisia, il Consiglio della stampa sarà composto da rappresentanti di editori, dei giornalisti e del pubblico, ma sarà un ente pubblico a tutti gli effetti, creato dalla legge e basato su fondi pubblici.

I piani del Marocco sono stati criticati dalle organizzazioni per i diritti umani in diversi punti, inclusa la mancanza di consultazione pubblica e come contro-argomentazione si è sostenuto che il Consiglio della stampa riguarda l’intera società. Un altro punto debole è dato dal fatto che il Consiglio sarebbe in contrasto con i poteri attuali del Ministero della Comunicazione – che è ad esempio formalmente incaricato di emanare le tessere da giornalisti – e alcuni critici hanno sottolineato come al momento non vi sia anche alcun indizio che suggerisca che il Consiglio potrebbe diventare effettivamente responsabile di redigere un nuovo codice etico. Contrariamente, in Tunisia tra i primi compiti del nuovo Consiglio della stampa ci sarebbe proprio questo punto: stabilire un sistema di auto-regolazione dei media si sta quindi rivelando difficile per un Paese che, essendo attualmente al 131esimo posto (su 180) nel Press Freedom Index, ha ancora molta strada da fare per quanto riguarda la libertà di stampa.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Georgia Ertz

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