I media mainstream Usa e Hillary Clinton

13 settembre 2016 • Media e Politica • by

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Hillary è malata. Uno scoop, ma non per tutti. Negli Stati Uniti i blog e i siti di informazione alternativi hanno proposto un’informazione migliore rispetto alla stampa mainstream. Ieri mattina il Washington Post ha scritto che la “salute di Hillary Clinton diventa un tema della campagna”. Peccato che in realtà lo sia da almeno un mese per chi non si accontenta dei grandi media ma legge Drudge Report, che ne parla da tempo, Infowars, Breitbart News, Zero Hedge, the Daily Caller, siti scomodi, siti ignorati dalla grande stampa che ha difatto imposto la sordina a qualunque indiscrezione. La Cnn è andata oltre, riuscendo persino a cancellare lo show di Dr. Drew, reo di aver sollevato dubbi scientifici sullo stato di salute della candidata democratica. Parliamo di fine agosto, non di un anno fa.

Solo ora, di fronte all’evidenza di immagini drammatiche, i grandi network sono costretti ad ammettere che il problema è reale. È solo polmonite? Può darsi ma c’è da dubitarne. Guardate questo filmato girato da un’altra prospettiva: Hillary, letteralmente, si accascia. Hillary viene seguita passo dopo passo da un uomo che impugna una siringa automatica di Diazepam, un farmaco contro spasmi muscolari e attacchi d’ansia. Il suo stato di salute sarebbe tale da non permetterle di reggere lo stress e per questa ragione fino ad oggi non ha indetto nemmeno una conferenza stampa. Fa solo comizi; il che è molto strano per un candidato. Otto mesi senza confrontarsi con i giornalisti. La candidata democratica soffre da tempo di attacchi di tosse insistenti e incontrollabili che durano fino a 4 minuti e che riesce a placare solo dopo aver ingerito una misteriosa “caramella”: non si tratta di normali abbassamenti di voce, ma di attacchi compulsivi di natura inspiegata. E passati sotto silenzio dalla grande stampa. Eppure il problema è serio, come potete verificare voi stessi: guardate il filmato dell’ultima crisi di tosse del 5 settembre.

La stessa grande stampa che ha sorvolato sull’inchiesta di una fonte insospettabile come Associated Press, che ha dimostrato una strana coincidenza tra gli incontri al Dipartimento di Stato e le donazioni alla Fondazione Clinton. Più della metà dei visitatori privati che hanno incontrato Hillary quando era ministro degli Esteri ha donato fondi alla onominima associazione familiare; per la precisione 85 persone su 154. E non si trattava di cifre simboliche: quegli 85 benefattori hanno versato alla Clinton Foundation la bellezza di 156 milioni di dollari. Ora il tappo è saltato e Hillary sarà costretta – o perlomeno si spera – a rivelare il suo stato di salute: è vero che risente ancora dei postumi dell’ictus subito nel 2013? Che soffre di gravi malattie neurologiche? Di debolezza cronica?

Insomma, è abbastanza in salute per reggere le tensioni di una presidenza? I dubbi sono numerosi e ora legittimi. Ma in realtà lo erano anche prima dello svenimento alle celebrazioni dell’11 settembre. Il silenzio unanime delle grandi testate – dalla Abc al New York Times – non basta più per celare notizie sgradite, perché una parte consistente del pubblico americano si informa seguendo canali informali, non si limita più alla voce della stampa mainstream di cui diffida sempre di più. Preferisce la stampa alternativa, preferisce i siti animati da un manipolo di giornalisti che hanno il coraggio delle idee e che hanno imparato ad usare Internet per documentare i propri scoop, dimostrando di essere più efficienti, più sul pezzo di redazioni faraoniche pluripremiate. Perché sono davvero liberi, davvero coraggiosi, talvolta faziosi ma non condizionabili. E sempre più seguiti. Questa sì è una rivoluzione.

Articolo pubblicato originariamente sul Corriere del Ticino il 12 settembre 2016.

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  • Roberto Rondoni

    Gentile dottor Foa. Da lettore non sempre informato ho iniziato a seguirvi da un po’. Ho pensato di identificare in voi una fonte di notizie obiettiva e scevra da coinvolgimenti politici o interessi economici così come da atteggiamenti faciloni e anti-sistema a priori.
    Ho letto, proprio qui da voi, un interessante articolo in cui si denuncia la deriva del sistema informativo, tra complottismo inattaccabile, perché poco raggiungibile dal fact-checking, e calo qualitativo del giornalismo tradizionale anche nel web, per “adeguamento” a bassi standard, la ricerca del click da notizia urlata e, se ho ben capito, anche per la perdita, in una certa misura, dell’attitudine del watchdog-journalism. Lei qui esalta in un certo senso la non condizionabilità di certe testate web ancorché faziose, ma mi parrebbe che tra faziosità e disinformazione il margine sia labile; anzi, a mio modo di vedere, la faziosità porta al non controllo delle fonti se c’é il rischio che incrinino la propria linea editoriale e probabilmente anche ad un cherry-picking più o meno consapevole.
    Al di là del fatto che “mainstream” può indicare, nella nostra categorizzazione sia autorevolezza che, al contrario, compromissione insanabile con “il potere”,
    come fa a districarsi uno che cerca equilibrio?
    Grazie e cortesi saluti

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