Sarkozy e gli operai bassi, un esempio di spin

21 giugno 2010 • Media e Politica • by

Nell’era della comunicazione, l’immagine, per un politico, è tutto. Si sa. Basta una gaffe per rovinare la propria reputazione. E’, pertanto, normale che i politici tendano curare la propria immagine in ogni minimo dettaglio. Talvolta però esagerano. Come Sarkozy, il cui puntiglio comunicativo risulta sovente sopra le righe. Ad esempio, quando visita le fabbriche. L’anno scorso i giornalisti scoprirono che gli operai della Faurecia a Caligny erano stati selezionati in base alla statura e che, essendo molti di loro troppo alti, furono chiamati dipendenti, bassi, dagli stabilimenti vicini. L’Eliseo naturalmente smentì, ma gli operai confermarono.

Ora, a quanto pare, Sarkozy sta per riprovarci. Il 22 gennaio andrà ad inaugurare il nuovo reparto di una fabbrica nei Pirenei, la Turbomeca. Grande evento, in tempi di crisi; da festeggiare degnamente. Ma ancora una volta con il trucco. Sempre lo stesso, peraltro.

Da giorni alcuni funzionari dell’Eliseo sono sul posto, ma non si limitano a studiare le misure di sicurezza. Come avvenuto l’anno scorso a Caligny, starebbero selezionando il personale, secondo criteri estetici. Un casting, manco si trattasse di una telenovela. Una dirigente di un metro e 85 centimetri, sarebbe stata inizialmente scartata. Per eccesso di altezza. Poi, però, visto il suo rango, sarebbe stata riammessa, adottando un accorgimento. Anzichè accompagnare il presidente per tutta la visita, pare che si limiterà a illustrare la caratteristiche tecniche di una macchina, lasciando Sarko in piedi su una pedana rialzata di una quindicina di provvidenziali centimetri. I due, dunque, in tv sembreranno alti uguali.

Ancora una volta sono fioccate le smentite ufficiali e ancora una volta sono arrivate le conferme di testimoni citati da quotidiani locali.

D’altronde nessuno, nei Palazzi del potere, ammette mai lo spin. La verità emerge sempre, ma a distanza di tempo. A Ronald Reagan, ad esempio, insegnarono a salutare in cima alla scaletta di un aereo all’arrivo in una capitale straniera. Quasi sempre l’aeroporto era vuoto, per ovvi motivi di sicurezza, ma guardando la tv lo spettatore aveva l’impressione che il presidente salutasse una folla festante.

Barack Obama è un mago della comunicazione, ma si rifiuta di parlare in pubblico se non può leggere un testo sul “gobbo“ ovvero sul teleprompter. L’ex presidente francese François Mitterrand fece inserire un fotogramma con la sua immagine nella sigla del telegiornale delle 20 di Antenne 2. Lo spettatore non se ne accorgeva, ma l’occhio registrava lo stesso l’immagine, influenzando subliminalmente la psiche. Una tecnica che è oggi vietata per legge.

Talvolta i governi cooperano, riuscendo facilmente a ingannare l’opinione pubblica. Dopo la Guerra in Irak, l’allora segretario di Stato Condoleezza Rice, venne a Parigi per sancire il riavvicinamento tra i due Paesi dopo mesi di polemiche. Partecipò, per l’occasione, a un incontro con gli studenti della Sorbona, che andò benissimo nel segno della concordia. Dopo qualche settimana si seppe che gli studenti erano stati selezionati e che tutte le domande erano state concordate in anticipo.

Sarkozy ha un pessimo rapporto con la stampa. E’ allergico alle critiche e tendenzialmente vendicativo. Nel 2006 chiese e ottenne la testa del direttore di Paris Match che aveva pubblicato lo scoop, vero peraltro, della rottura con l’allora seconda moglie Cécilia. Di recente ha preteso – e ancora una volta ottenuto – le dimissioni di due giornalisti del Journal du Dimanche rei di avere pubblicato su un blog indiscrezioni su una recenta scappatella di Carla Bruni. Un cronista di Rue89.fr rischia 5 anni di carcere per aver pubblicato su un sito un fuorionda, in cui il presidente se la prende con un tecnico colpevole di non averlo salutato.

Sono segnali preoccupanti. La stampa francese oggi appare perlomeno intimidita. Il potere politico ha passato il segno?

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