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Il giornalista della carta stampata non esiste più
Scritto da Piero Macri in Editoria, Nuovi Media e Web 2.0 il 10 maggio 2012
Non esiste una killer application, una soluzione miracolosa che possa dare vita a una rinascita del giornalismo. Il giornalismo, sempre e comunque, sarà declinato attraverso una pluralità di canali di comunicazione. La carta, il web, l’iPad, lo smartphone rappresentano le attuali modalità di distribuzione dei contenuti. In futuro se ne aggiungeranno di nuove, come sempre è accaduto. Per gli editori le opportunità e la relativa complessità risiedono nel mettere in atto una logica informativa integrata, differenziando la proposta in base al mezzo utilizzato, con l’obiettivo di ottimizzarne le singole potenzialità e offrire un’esperienza di lettura coerente con le aspettative di un pubblico più vasto e più variegato rispetto al passato.
El Pais punta sul digitale e sulla relazione con il lettore
Scritto da Pier Luca Santoro in Giornalismo sui Media, Nuovi Media e Web 2.0 il 9 maggio 2012
Proseguiamo l’analisi di alcune delle principali testate giornalistiche del vecchio continente, dopo l’analisi della settimana scorsa del Sole24Ore, il contributo di grande valore fornito dalla pubblicazione dello studio del Reuters Institute for Journalism e la case study del francese Le Monde, parliamo quest’oggi di El Pais.
Il quotidiano spagnolo ha compiuto proprio in questi giorni 36 anni di vita, e probabilmente non è stato il più felice dei compleanni stretto tra crollo delle vendite in edicola e riorganizzazioni interne.
Crisi, come noto comune a tutta la carta stampata, alla quale il quotidiano sta cercando di dare una risposta con una forte accelerazione nell’area digitale e, soprattutto, spingendo con sempre maggior forza sulla relazione con il lettore.
Frequenze tv: i dubbi ancora sul tavolo
Scritto da Francesca De Benedetti in Editoria, Giornalismo sui Media il 8 maggio 2012
Non solo il ricavo economico, ma anche e soprattutto il guadagno in termini di pluralismo: è questa la posta in gioco per eccellenza in tema di assegnazione delle frequenze televisive in Italia. “Pluralismo” è la parola chiave stando alla disciplina europea e alle procedure di altri Paesi nel continente, come abbiamo illustrato in un precedente approfondimento su Ejo. Ecco perché le novità recenti sul “beauty contest all’italiana” lasciano tuttora aperti alcuni interrogativi, che provengono da specialisti del settore come dalla società civile. Dalla redazione siciliana di Telejato dove Pino Maniaci lancia l’allarme chiusura, passando per l’équipe del portale specialistico La Voce, sono almeno due i punti di domanda che le ultime mosse del ministro Passera lasciano aperti.
E’ il 16 aprile quando viene approvato, su proposta del ministro per lo Sviluppo economico, un emendamento al decreto che riguarda le semplificazioni fiscali. Corrado Passera fa seguito così alle dichiarazioni lanciate già a dicembre e rivede il sistema di assegnazione previsto dal governo Berlusconi. E’ in particolare il conferimento gratuito delle frequenze ad aver fatto discutere negli ultimi mesi, e il ministro del governo Monti cambia le procedure. La gara a titolo oneroso – non più la concessione gratuita prevista con Berlusconi premier – partirà entro la metà di agosto. Rai, Mediaset e gli altri beneficiari del vecchio sistema di “concorso di bellezza” ormai annullato, riceveranno indennizzi in quantità da definire sulla base dei guadagni che l’asta porterà alle casse pubbliche. Verranno tenuti separati gli operatori di rete dai fornitori di contenuti e gli acquirenti dovranno consentire l’uso delle frequenze a chi offre contenuti in una quantità prevista per il 60%.
Ma il Vaticano sa ancora comunicare?
Scritto da Natascha Fioretti in Etica e Qualità, Giornalismi il 7 maggio 2012
Cos’è cambiato da Giovanni Paolo II, un Papa molto mediatico, a Benedetto XVI, che invece è stato al centro di molte polemiche? E’ possibile per un’istituzione millenaria adeguarsi alle necessità dell’era della Comunicazione 24 ore su 24? La Chiesa è accusata talvolta di nascondere la verità all’opinione pubblica, talaltra di essere fin troppo ingenua nel modo di porsi, dove sta la verità? E in che modo le diocesi tentano di adeguarsi al web, ai social network, al linguaggio digitale?
Queste alcune delle domande alle quali si cercherà di rispondere nell’incontro che riapre il ciclo di conferenze promosse ogni anno dall’Osservatorio europeo di giornalismo dal titolo ” Ma il Vaticano sa ancora comunicare? Da Giovanni Paolo II a Bendetto XVI: l’informazione cattolica tra nuovi media e tradizione”.
Art&Press: quando il giornale è un’opera d’arte
Scritto da Philip Di Salvo in Giornalismo sui Media il 4 maggio 2012
Può un giornale diventare un’opera d’arte? L’arte si è sempre confrontata con i media e non si contano gli esempi di come l’attualità e il presente si siano trasformati nell’oggetto dell’espressione artistica. Ma cosa succede quando i giornali diventano la base – o il materiale stesso – di un’opera? La mostra Art & Press in cartellone alla Martin Gropius Bau di Berlino fino al 24 giugno esplora le potenzialità dei giornali come strumento – oltre che contenuto – artistico, offrendo una carrellata sui maggiori esempi in un lasso di tempo che dalla seconda metà del diciannovesimo secolo si spinge fino alla stretta contemporaneità. L’esposizione, il cui claim è “arte, verità, realta” raccoglie opere seguendo due filoni distinti: un primo dove fatti realmente accaduti e la loro narrazione diventano il contenuto, il significato, delle opere e altre in cui, al contrario, i giornali o i media in genere vengono utilizzati come materia della rappresentazione se non esplicitamente come materiale del lavoro creativo.
Alla prima categoria e all’ambito della testimonianza appartengono ad esempio le opere di Gerhard Richter della serie Banalitaet des Boesen realizzate con scatti tratti dalle pagine di cronaca di quotidiani. Sullo stesso piano opera anche il lavoro senza titolo che il cinese Ai Weiwei ha realizzato appositamente per la mostra berlinese: si tratta di un’installazione realizzata con alcuni pezzi di ferro prelevati dalle macerie della Beichuan High School, una scuola crollata nel 2008 durante un terremoto per i suoi difetti di costruzione.






