6 cose che le redazioni possono fare per innovarsi

19 settembre 2016 • Editoria, Più recenti • by

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Alex Gamela / Flickr CC / CC BY-NC-ND 2.0

Gli editor sono spesso così occupati a gestire le operazioni quotidiane delle redazioni da avere poco tempo per concentrarsi su come le proprie organizzazioni dovrebbero guardare in prospettiva: le organizzazioni mediatiche, infatti, devono innovarsi per mantenere un ruolo di rilievo presso il loro pubblico. Ho chiesto agli editori di numerose redazioni britanniche come combinano il proprio lavoro quotidiano con le principali innovazioni. Ecco cosa ho appreso.

Il problema con l’innovazione in redazione non è tanto un problema di mancanza di consapevolezza o di idee, quanto piuttosto di mancanza dell’abilità di implementazione delle strategie innovative. Questo deriva in gran parte dal fatto che le persone più importanti in questo senso, gli editor di livello intermedio, spesso hanno troppo poco tempo e un equipaggiamento troppo scarso per promuovere l’innovazione. Lo so perché sono uno di loro a mia volta.

Nell’ultimo anno accademico ho avuto l’opportunità di essere un journalist fellow al Reuters Institute for the Study of Journalism ad Oxford e di concentrarmi su come avremmo potuto risolvere questo problema. Ho ridotto il lavoro ad un solo compito: combinare il lavoro quotidiano del giornalismo con l’abilità di guidare l’innovazione. Parlando con gli editor di diverse redazioni britanniche (incluse Independent, Guardian, Buzzfeed e l’Evening Standard) e facendo riferimento agli studi accademici sulla gestione della creatività, ho riassunto sei lezioni che ogni editor dovrebbe imparare. Queste sono riassunte qui sotto e presentate più in dettaglio nel mio paper “How to Lead Innovation and Still Keep Your Newsroom Working”.

Lezione 1:
Pensare in grande

Durante la fase di ricerca per il mio paper sono stato sorpreso dal notare come molti editor, parlando di innovazione, facessero riferimento a nuove idee particolari per una storia, una serie, o una campagna – in altre parole, roba che hanno sempre fatto. Sembra quindi che il nostro lavoro quotidiano di routine trascini a fondo la nostra immaginazione: dovremmo forse consapevolmente provare a vedere le più grandi opportunità che le nostre organizzazioni potrebbero avere.

Lezione 2:
Conoscere i propri punti di forza e il proprio pubblico

Il fatto che le organizzazioni mediatiche possano divenire qualsiasi cosa non vuol dire che che devono necessariamente. Queste aziende, prima di tutto, hanno bisogno di sapere cosa sono e chi sono i loro lettori. Come mi ha detto un editor del Guardian, non c’è motivo per cui quel giornale debba pubblicare infinite storie su Justin Bieber; piuttosto, il giornale ha istituito un corrispondente a tempo pieno sull’immigrazione, poiché “sappiamo che c’è un grande interesse su questa questione, e conosciamo il nostro marchio”. Un marchio porta con sé un’idea di chi sia il suo pubblico e di cosa deve fornirgli.

Lezione 3:
Avere delle priorità

Una volta che si ha imparato a padroneggiare i punti 1 e 2, ciò di cui si ha bisogno è scegliere dove investire le energie.
Non importa quanto sia grande il tuo team, e quanto tu stesso sia efficiente, ci saranno sempre più storie nel mondo di quante tu abbia il tempo di coprire, e sempre nuovi strumenti da padroneggiare che tempo per imparare. Quindi una redazione deve essere pronta a lasciare da parte storie che avrebbe coperto in passato e piattaforme che aveva ritenuto non importanti. Inoltre, a un livello personale, gli editor devono essere capaci di scegliere come usare le proprie energie e il proprio tempo. I manager hanno bisogno di imparare a gestire il proprio tempo, come ha fatto notare uno degli intervistati.

Lezione 4:
Rispettare l’autonomia

Dai ai membri del tuo staff libertà e rispetta la loro esperienza, ma allo stesso tempo aiutali a usare questa libertà in modo che portino beneficio agli obiettivi dell’organizzazione nel compless. Rinunciare a parte del tuo controllo avrà altri benefici. In una vecchia organizzazione mediatica ognuno si limitava più o meno a seguire il compito assegnatogli, ma in un ambiente dove differenziazione e innovazione sono fondamentali, vi è bisogno di riconoscere i talenti e l’esperienza dei membri dello staff e lasciare che questi elementi siano seguiti. “Questo porta a un giornalismo migliore, a una distribuzione migliore e una migliore relazione con i lettori”, come mi ha detto un editor di un’organizzazione di news esclusivamente digitale.

Nel digitale non c’è motivo di avere un corrispondente politico, per esempio, che diffonda la stessa notizia che hanno tutti gli altri – i giornalisti dovranno avere la possibilità di seguire i propri istinti creativi e le proprie “ossessioni”, come le ha definite uno degli intervistati. Autonomia, però, non vuol dire anarchia e ha bisogno di strutture che la supportino. Prima di tutto, per essere in grado di prendere decisioni, i giornalisti autonomi hanno bisogno di avere accesso alle informazioni e agli strumenti, nonché alle conoscenze per utilizzarli. In secondo luogo, essi hanno bisogno di obiettivi chiaramente fissati riguardo a cosa debbano fare con la loro libertà.

Lezione 5:
Crea interesse nel progresso del tuo staff

La formazione è imperativa per coltivare una cultura in cui apprendere nuove abilità è incoraggiato e atteso. Sono rimasto in un certo senso sgomento dallo scoprire che la maggior parte degli editor con cui ho parlato ripone fiducia nel fatto che i giornalisti siano intrinsecamente interessati a imparare cose nuove. Al contrario, io credo che i giornalisti siano, come tutti, inclini a cedere al comfort del ripetere quello che già sanno. Pertanto è importante creare una cultura dell’apprendimento e del progresso.

Lezione 6:
Semplificare, comunicare, ascoltare, ripetere

Essere innovativi ed efficaci allo stesso tempo non è possibile senza obiettivi chiari, e anche gli obiettivi più chiari non funzionano se non sono comunicati in modo efficace. Come ha detto un intervistato, la chiave è “comunicazione senza sosta su cosa è importante e perché”. Inoltre, non basta che funzioni la comunicazione verticale, i manager delle redazioni dovranno accertarsi che la comunicazione funzioni anche orizzontalmente.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Giulia Quarta

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