Il problema della ricerca sui media

16 ottobre 2014 • Ricerca sui media • by

Per fortuna, qualche volta, i ricercatori ci ricordano di alcuni aspetti insensati della “produttività” accademica come il sistema “publish or perish” cui i giovani ricercatori sono forzati a inserirsi e la competizione brutale che devono fronteggiare. Thomas Hanitzsch, docente presso l’Università di Monaco e responsabile del progetto di ricerca collaborativo The Worlds of Journalism che sta mettendo a confronto 21 diverse culture giornalistiche al mondo, lamenta, in un saggio pubblicato da Journalism Studies, i risultati assurdi che i golden standard della produttività accademica stanno creando e misurando.

Secondo Hanitzsch, nel 2012 sono stati pubblicati ben 4800 paper nel campo delle scienze della comunicazione, un numero che corrisponde a un tasso di crescita del 470% rispetto al 1999, quando il numero di articoli dato alle stampe si fermava a 980. Nessuno, comunque, sosterrebbe che il livello di nuova conoscenza acquisita si sia davvero quintuplicato nel medesimo periodo. Al contrario, il tempo e le risorse necessarie a canalizzare il flusso di nuove pubblicazioni e a separare il grano dalla pula si sono moltiplicate, dato che non tutti gli articoli proposti per una pubblicazione vengono poi effettivamente accettati e distribuiti.

Hanitzsch, che è anche editor di Communication Theory, scrive che molti colleghi confermano questa tesi off the record: le procedure di selezione non funzionano al meglio e anche aspetti come l’impact factor e le statistiche sulle citazioni non andrebbero confusi con l’effettiva qualità scientifica, dato che queste misurazioni quantitative non dicono nulla sulla ricerca in questione di per se stessa. Sfortunatamente, i difetti del processo di peer review non impattano esclusivamente sulle pubblicazioni delle riviste accademiche, ma possono anche influenzare il modo in cui i soldi provenienti dalle tasse vengono spesi per la ricerca.

Hanitzsch si sbaglia solo in un punto, quando scrive che la scienza “viene governata in modo crescente da una logica economica”. Qui il ricercatore tedesco è ingiusto nei confronti degli economisti, dato che il loro compito dovrebbe essere prendersi cura del corretto indirizzamento di risorse preziose nei modi più efficienti e verso i progetti più promettenti. Il sistema della ricerca, invece, soffre di qualcosa che è all’opposto: eccessiva burocrazia nelle università, irresponsabilità organizzata, decision making poco trasparente e una competizione fuorviata. Quanto ci vorrà prima che altri ricercatori dell’ambito dei media e scienziati sociali si sveglino e si rendano conto di questa differenza sostanziale?

Articolo pubblicato originariamente in tedesco da Tagesspiegel, il 13 ottobre 2014

Photo credits: Michael / Flickr CC

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