Ricercatori, alzate la voce!

7 febbraio 2014 • Ricerca sui media • by

Recentemente la rivista tedesca Cicero ha redatto un elenco dei “500 intellettuali tedeschi più importanti”, indagando quanto ciascuno di essi fosse attivo nel dibattito pubblico in Germania. In questa graduatoria erano elencati tre ricercatori dei media: la professoressa Miriam Meckel (Università di St. Gallen), il professor Norbert Bolz (Technische Universität di Berlino) e il professor Jochen Hörisch (Universität Mannheim). Se a questi si aggiungono l’esperta di indagini demoscopiche Renate Köcher, il ricercatore e documentarista Lutz Hachmeister – che Cicero considera dei social scientist – arriviamo a contare cinque esperti nel ramo della ricerca sui media. E con Jürgen Habermas, che nella graduatoria appare come filosofo, ma è uno degli studiosi di comunicazione più citati di tutto il mondo, arriviamo a sei. Facendo un rapido paragone, nella classifica ci sono ben 33 economisti, 45 tra politologi e sociologi, 20 filosofi e 29 storici.

Chi conta veramente tra coloro che sono ritenuti influenti?
I giornalisti amano questo genere di classifiche, perché forniscono loro materia di dibattito e cifre su cui confrontarsi. Mentre per gli scienziati sociali sono un orrore, perché mai e poi mai attraverso un lista è possibile determinare chi sia veramente influente. La classifica, ad ogni modo, mette in evidenza un elemento fondamentale. Gli esperti e studiosi di media e comunicazione sono quasi invisibili nella discussione pubblica. E questo nonostante proprio la comunicazione sia responsabile delle drammatiche trasformazioni nella società del 21” secolo. Al settore sono infatti riconducibili Internet, i blog, i motori di ricerca e social network alla stessa stregua della stampa, della televisione e della radio, della digitalizzazione e delle sue conseguenze.

Proprio la comunicazione ha peccato di incomunicabilità:
Qualche tempo fa l’ex direttore della Deutschlandradio Ernst Elitz aveva scritto sul settimanale Die Zeit: “La scienza della comunicazione dovrebbe diventare un’istituzione di interpretazione e chiarimento per l’intera società” e a tal scopo “sono necessarie conoscenze approfondite dei meccanismi mediatici, coraggio per l’attualità, velocità e dichiarazioni puntuali”. Elitz lamentava questa mancanza. Da allora non vi è stata alcuna reazione, la scienza della comunicazione è rimasta silente, come nel caso del recente caso italiano all’Università di Trieste.

 Articolo tradotto dall’originale tedesco da Alessandra Filippi e pubblicato originariamente su Tagesspiegel, il 3 febbraio 2014. L’articolo è il primo contributo a una nuova rubrica del quotidiano pensata per dare voce alla ricerca sui media.

Photo credits: LarimdaME / Flickr CC

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