Articoli con tag blog

La Corte libera il blog

E’ l’editoriale in veste digitale, è la voce dei territori oppure quella fuori dal coro. O ancora è lo strumento di punta per il giornale digitale globale (vedi alla voce Huffington Post). Si presta ai contesti più svariati, si incastona nelle pagine online dei giornali mainstream ma si trova al suo posto anche in quelli di nicchia o anche senza nessun cappello sulla testata. Che lo si dica giornalismo oppure no, c’è sempre lui sotto tutte queste vesti: è il blog. Uno strumento nato libero assieme alla libera rete e che più di una volta, nelle fasi evolutive del world wide web, ha rischiato di finire intrappolato in qualche groviglio legislativo. Durante l’autunno 2011, sul finire del governo Berlusconi, si era tornati a discutere dell’obbligo di rettifica anche per i blogger, con tempi rapidi o altrimenti una sanzione pecuniaria. Era la disposizione soprannominata “ammazza-blog”. Questa primavera e a governo cambiato, il ministro della Giustizia Paola Severino ha rilanciato la necessità di regolamentare la blogosfera ammiccando di nuovo all’ipotesi di rettifica obbligatoria.

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La trasparenza dei siti di informazione è solo apparente

EJO RESEARCH

È il risultato di uno studio europeo dell’EJO che indaga le dinamiche con cui i media di informazione online coinvolgono gli utenti nel processo redazionale delle notizie

Vengono sempre dichiarate le fonti e viene data notifica degli errori? Esiste un ombudsman dei lettori al quale rivolgere critiche e reclami e che si preoccupa di correggere eventuali imprecisioni o mancanze del suo giornale? E’ possibile avvalersi di blog, forum, social media per discutere insieme ai giornalisti e agli utenti delle scelte redazionali e degli articoli pubblicati?

Emergono dei tratti comuni tra i paesi dell’Europa dell’est e dell’ovest o piuttosto le diverse culture giornalistiche hanno sviluppato differenti modelli partecipativi per coinvolgere gli utenti nei processi informativi?

Queste alcune delle domande al centro del presente studio dell’Osservatorio europeo di giornalismo dopo aver osservato alla lente e messo a confronto il livello di trasparenza giornalistico  e redazionale di 12 paesi europei: Germania, Inghilterra, Francia, Irlanda, Italia, Lettonia, Austria, Polonia, Portogallo, Svezia, Svizzera e Ungheria. E anche Russia.

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Vivere di giornalismo nell’era della nuova informazione

La crisi della carta stampata e la fragilità dei modelli di business online portano necessariamente con sé l’inevitabile conseguenza di una tendenziale riduzione della remunerazione del giornalista. Un’affermazione sicuramente vera su scala globale. Se analizzassimo il numero complessivo di persone che contribuiscono ad alimentare l’ecosistema delle notizie attraverso i mezzi che internet mette oggi a disposizione ci troveremmo di fronte a un esercito di uomini e donne che vivono ai limiti della sussistenza. Ma questo è l’effetto della globalizzazione dell’industria dell’informazione che ha permesso di individuare nuove opportunità e creare un’offerta di gran lunga superiore a quella espressa nel passato dal giornalismo tradizionale.

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Internet e il nuovo oligopolio dell’industria dell’informazione

La globalizzazione dell’informazione equivale al rischio di una omologazione delle notizie?

Il luogo comune che ha sempre accompagnato la nascita e la diffusione di internet come canale di diffusione e propagazione dell’informazione è la sua intrinseca capacità di garantire una maggiore libertà di espressione. Web, blog, twitter, i contenuti viaggiano senza che nessuno possa realmente impedire che le voci vengano censurate. Ma nella realtà? Non è forse vero il contrario? Non è forse vero che la globalizzazione dell’informazione equivale al rischio di una omologazione delle notizie? La verità è che internet diventa un grande normalizzatore di stili di vita ed è il più grande strumento per colonizzare il pensiero di una moltitudine di persone che risiedono nei luoghi più diversi del pianeta.

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Brutti voti per i “citizen journalist”

Sul fronte dell’interattività i “vecchi” mezzi di comunicazione si rivelano migliori di quanto ultimamente si sente raccontare. I “nuovi” media invece, come i blog e i social network, devono migliorare, soprattutto per quanto riguarda la qualità.

Questo è l’esito cui sono giunte le ricerche internazionali presentate recentemente al Congresso mondiale degli studiosi di comunicazione a Singapore, organizzato dalla International Communication Association.

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