Articoli con tag Etica e Qualità

Tutto il web ne parla, Wolfgang Achtner ce la farà?

Tra sarcasmo e indignazione Wolfgang Achtner in un’intervista all’EJO parla del giornalismo e della professione giornalistica in Italia intravedendo poche speranze per il futuro se non nella rete.  Ad ogni modo lui ci prova, a cambiare il giornalismo nel bel Paese, e si autocandida a nuovo direttore del TG1.

Achtner è un giornalista con un’esperienza più che ventennale nelle maggiori testate giornalistiche internazionali (Abc News, Cnn, Press tv), autore di diversi documentari, docente universitario e autore di diversi libri tra i quali “Il reporter Televisivo” e “Democrazia e telegiornali: il giornalismo come servizio pubblico” in cui spiega come i telegiornali italiani non siano al passo con le grandi testate internazionali come BBC o CNN e consiglia ai giornalisti italiani di seguire i principi etici del giornalismo americano. Con gli occhi dell’osservatore straniero delle vicende di casa nostra dà un giudizio crudo e preoccupante sul mondo del giornalismo in Italia. Se ai giovani italiani consiglia di andare a studiare e lavorare all’estero, lui ha scelto però di continuare ad esercitare la professione in Italia cercando di portare la sua esperienza e i suoi insegnamenti al servizio di un informazione migliore. Intento che ha espresso chiaramente in questi giorni autocandidandosi alla direzione del Tg1. Il 12 dicembre scorso Achtner ha inviato una lettera al presidente della Rai, Paolo Garimberti, e a tutto il consiglio d’amministrazione per presentare la sua autocandidatura, ignorata fin’ora dai media mainstream ma molto seguita e diffusa sul web. Ed è nella rete che Achtner intravede una speranza per il futuro del giornalismo in Italia e per un’ informazione più libera. Di questo e di altro abbiamo parlato direttamente con lui.

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Etica e giornalismo

Il 6 ottobre si è svolto a Milano, nell’Aula Magna dell’Università Statale, il terzo dei convegni sul futuro del giornalismo organizzato dall’Ordine dei giornalisti della Lombardia .

L’incontro è stato aperto da Letizia Gonzales presidente dell’Odg lombardo a cui ha fatto seguito la presentazione da parte di Enrico Finzi di una indagine realizzata da Astra Ricerche su un campione di giornalisti lombardi e veneti. E’ seguito poi un dibattito con Roberto Napoletano, Anna Maria Testa, Pier Gaetano Marchetti, Luca Telese, Marco Tarquinio e Massimo Tafi.

Letizia Gonzales ha ricordato che “Il nostro mestiere implica una grande responsabilità sociale, quella di comunicare verità scomode e di dare enfasi o meno ad alcune notizie. Senza libera stampa non c’è e non può esserci uno sviluppo etico del Paese”. La situazione non è facile: “Quali sono gli strumenti che garantiscono oggi al giornalista la sua indipendenza, oggi che è sempre più spesso soggetto alle pressioni degli editori, della pubblicità, in un contesto generale in cui i giornali cartacei perdono copie e profitti?. Non è un caso che i colleghi si dichiarino scontenti e pessimisti sul futuro della propria professione in relazione al tema dell’etica”.

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Sì alla cronaca, no all’accanimento mediatico

Regola che in questi giorni sembra valere almeno per i TG di informazione della TV pubblica,  de La7 e dei maggiori quotidiani nazionali. Si è esposto persino il direttore della RAI Mauro Masi  chiedendo una maggiore sobrietà e delicatezza nel trattare il caso di Yara nei diversi programmi.

Non fosse altro per il rispetto che il dolore composto e dignitoso di papà e mamma Gambirasio hanno suscitato in tutti noi sin dal primo giorno della scomparsa della ragazza. Una discrezione e una esperienza intima del dolore che insegnano ai giornalisti quale è il limite etico e professionale  da non oltrepassare nello svolgere il proprio mestiere, e alla gente comune che è giusto unirsi e partecipare al dolore della famiglia ma nei giusti e dovuti modi.  E che giornalisti come Claudio Brachino direttore di Domenica 5 e Salvo Sottile conduttore dell’approfondimento di cronaca nera ”Quarto Grado”, in onda ogni settimana  su Rete 4, ne vogliano dire, i genitori avevano e hanno tutto il diritto di chiedere il silenzio stampa (come per altro il giornalista e direttore del tg de La7 Enrico Mentana aveva suggerito alla famiglia già nel mese di dicembre)  e di pretendere che la scomparsa e la morte della loro figlia non siano il pretesto per  innescare l’ennesimo circo mediatico come è stato  per i casi di Garlasco o di Avetrana. 

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Ma il comunicatore aziendale non è un giornalista…

Il Giornale 4.11.2010
Un buon libro s’intuisce dal titolo, che può essere intrigante, spiritoso, sincero. Quello di Gianni Di Giovanni e Stefano Lucchini riesce a sintetizzare in appena otto parole il mistero della comunicazione: Niente di più facile, niente di più difficile (Fausto Lupetti editore, pagg 174, euro 15). Ovvero a rappresentare un’arte decisiva nell’era dell’informazione 24 ore su 24, eppure eterea, impalpabile, che i profani talvolta relativizzano, salvo poi scoprire quanto sia complessa, non appena confrontati con fatti che li riguardano.

Di Giovanni e Lucchini vantano un eccellente pedigree professionale (attualmente ricoprono incarichi al vertice della Comunicazione dell’Eni), eppure in questo volume danno prova di umiltà. Il loro, infatti, non è un saggio, ma un manuale, che si rivolge non tanto ai colleghi già affermati, né agli studiosi accademici, quanto a chi vuole capire cosa sia e come si pratichi la comunicazione all’interno di una grande azienda.

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”Non mandate in onda quell’uomo” ma i media internazionali non ascoltano

Come il pastore coi baffi a mustacchio è riuscito a fregare la stampa e ad usare Twitter

Uno sconosciuto dissennato assume il controllo sul ciclo di notizie, rilascia più di 150 interviste, tiene ufficialmente una conferenza stampa e, infine, non rispetta la promessa di bruciare i Testi Sacri. Ma come abbiamo fatto a cascarci? Come hanno fatto i media di tutto il mondo ha dare un così vasto eco alla notizia?

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