Articoli con tag giornali online

Giornali Usa: il declino di un impero miliardario

Negli Stati Uniti i ricavi pubblicitari della carta stampata sono in costante diminuzione. Per il sesto anno consecutivo, come è possibile vedere dall’ultimo post di Alan Mutter, si registrano dati negativi. La tendenza appare irreversibile ed è incredibile pensare che il livello di fatturato raggiunto nel primo trimestre di quest’anno sia lo stesso di quello raggiunto nel 1983. Proprio così, la cifra investita allora, 28 anni fa, è pressoché identica a quella investita oggi. In controtendenza l’online che, valutato nel trimestre, rappresenta oggi il 15% dei ricavi complessivi, ovvero 840 milioni di dollari, per un totale, carta + online, di 5,6 miliardi di dollari. Le dinamiche che interessano il settore editoriale americano fanno quindi presagire che nel corso di questa seconda decade degli anni duemila si possa raggiungere il pareggio tra carta stampata e mondo digitale: i ricavi della prima componente saranno nel tempo equivalenti a quelli della seconda, se non anche superiori.

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Due Times, due paywall, per ora nessun vincitore

2011, un anno decisivo per i sistemi a pagamento introdotti dal Times di Londra e dall’americano New York Times. Concepiti in base a una logica profondamente diversa, – un sistema a sbarramento completo quello del Times, un sistema flessibile e aperto quello del NYT – entrambi i paywall sono sotto attenta osservazione da parte dell’industria dei media. Non potrebbe essere altrimenti: costituiscono il primo vero tentativo, da parte di testate giornalistiche a contenuto generalista, di sovvertire il modello gratuito fatto proprio dalla quasi totalità dei siti di informazione online. E per entrambi esiste una differenza fondamentale rispetto al vecchio modo di concepire i sistemi a pagamento. Mentre negli anni passati l’attenzione era tutta concentrata sull’accesso al web, la teorizzazione di un sistema a pagamento è oggi legata a una pluralità di fruizione dei contenuti digitali che differisce in base al dispositivo utilizzato, computer, smartphone o tablet.

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Perché il paywall del NYT può avere successo

Ritarda la partenza del metered model, il metodo di accesso a pagamento che il New York Times vuole introdurre per l’accesso ai contenuti del proprio quotidiano online. Arthur Sulzberger, chairman e publisher del Gruppo, intervenuto a Londra in occasione della Digital media Conference promossa dal Financial Times, rassicura: manca poco. Il parto evidentemente non è dei più semplici. E’ più di un anno che si è iniziato a lavorare sul nuovo progetto e nulla è ancora accaduto. Tutto ciò testimonia di quanto sia complicato mettere insieme un meccanismo efficace ed efficiente che possa consentire di ribaltare la logica del tutto gratis senza rischiare una drastica diminuzione dei lettori, come già successo all’inglese Times di Murdoch.

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Il paywall flessibile del New York Times

L’introduzione della formula a pagamento per l’accesso ai contenuti del New York Times, previsto nel corso del prossimo mese di febbraio, costituirà un precedente che probabilmente sovvertirà radicalmente la politica del tutto gratis finora globalmente accettata dai giornali a contenuto generalista. In base alle informazioni rivelate dal WSJ, i criteri attraverso i quali verrà declinata la nuova strategia editoriale prevedono un abbonamento pacchettizzato che, per 20 $ mese, consentirà accesso illimitato al web e, contestualmente, l’utilizzo dell’iPad edition; rimarrà invece gratuito l’accesso per tutti gli abbonati alla versione cartacea. Importante è la politica prevista nei confronti degli utenti che contribuiscono a determinare il numero complessivo di visitatori al mese senza però essere dei forti consumatori. Non sarà infatti richiesto l’esborso di alcuna somma di denaro se la lettura si limiterà a soli alcuni articoli per mese. Tuttavia quanti possano essere gli articoli free per mese non è ancora dato sapere. E questo è senz’altro uno degli aspetti più delicati su cui dovrà decidere il NYT.

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Chiude il Washington Independent

Nonostante il successo ottenuto, The Washington Independent, iniziativa editoriale online non profit, non ce l’ha fatta e ha deciso di chiudere i battenti. La notizia, dimostra, ancora una volta, che non esiste alcuna formula certa che possa garantire una sufficiente sostenibilità economica, anche per l’online. I problemi che affronta la carta stampata, per quanto diversi, si riflettono anche nei nuovi media e l’esempio del Washington Independent ne è una evidente testimonianza.

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