Articoli con tag giornalismo digitale

Il valore della pubblicità:
100 $ su carta = 10 $ su web = 1 $ su mobile

L’innovazione tecnologica e la possibilità di utilizzare media e canali informativi-distributivi diversi da quelli tradizionali, ha portato il giornalismo a confrontarsi con una più ampia e numerosa platea di lettori. I numeri che gravitano attorno ai news-site più popolari parlano da soli: si tratta, infatti, di milioni di visitatori contrariamente a quanto avveniva in passato, dove le cifre associate al prodotto cartaceo erano dell’ordine delle centinaia di migliaia di lettori. Al di là della sfida nell’adeguare risorse e e competenze imprenditoriali e giornalistiche per sfruttare al meglio le opportunità dei nuovi media, uno sforzo non certo irrilevante, il passaggio e la transizione progressiva a nuove forme di giornalismo, online e digitale, ha comportato e comporta la ricerca di una rinnovata sostenibilità economica. Monetizzare la domanda di un nuovo giornalismo, in un mercato sorretto da logiche diametralmente opposte a quelle che hanno prevalso nella dimensione cartacea, è diventato essenziale alla sopravvivenza dell’informazione.

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Financial Times, i ricavi dei lettori
a pagamento superano la pubblicità

Rob Grimshaw, Managing Director di FT.com

Per il Financial Times il 2012 sarà un anno da ricordare. In base a quanto affermato da Rob Grimshaw, managing director di FT.com, a fine anno i ricavi generati dalla vendita e dagli abbonamenti dei prodotti cartacei e digitali supereranno quelli generati dalla pubblicità. Un risultato che premia la volontà del FT di perseguire una politica a pagamento per l’intero spettro di distribuzione dell’informazione attuato nel corso degli anni. Un modello che dalla carta stampata si è esteso a tutte le componenti, online e digitali.

La dimensione dell’informazione veicolata attraverso web, tablet e smartphone è a pagamento, così come nel caso del suo alter ego americano, il Wall Street Journal. Una formula che si è rivelata vincente e che ha portato nelle casse dell’editore un flusso di ricavi progressivamente crescente. Certo, stiamo parlando di un giornale che costituisce una sorta di eccezione nel panorama dell’editoria. La logica del paywall non è considerata praticabile dalla stragrande maggioranza di testate generaliste, che hanno invece perseguito il modello a pagamento soltanto per le nuove forme di distribuzione sviluppatesi grazie al successo di nuove emergenti tecnologie come tablet e smartphone. A differenza di questi ultimi, il modello impostato dal FT, ha reso possibile sviluppare un rapporto con i lettori ispirato a una solida coerenza: l’informazione si paga, comunque e sempre.

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Le incertezze del giornalismo digitale

Sono un po’ scettico sul futuro del giornalismo digitale su iPad, quanto meno se continuerà a essere una semplice trasposizione dell’originale cartaceo. E’ vero, da quando è apparso sul mercato la futuribile tecnologia della Apple, i giornali hanno scommesso sulle potenzialità del mezzo, hanno investito e hanno creato una possibile alternativa al modello di sostenibilità economica che ha fino ad oggi sorretto la dimensione cartacea. I primi risultati sono incoraggianti, sebbene non si possa ancora parlare di percentuali di pubblico significative rispetto ai numeri della carta stampata. Comunque, è vero, l’iPad e succedanei (piattaforme Android) potranno facilitare nel tempo la migrazione dai giornali tradizionali alle edizioni digitali. Come dire, in un certo qual modo si riuscirà a compensare la perdita di lettori che si andrà progressivamente a evidenziare, con lo stesso identico trend cui abbiamo assistito in questi ultimi anni, sulla carta stampata.

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Meno lettori, più appassionati
per il giornalismo di domani

Corriere del Ticino, 24.01.2011

Con l’inizio del nuovo an­no retrospettive, previsio­ni e riflessioni si rincorro­no. Soprattutto nei media, ambito in costante fermento. Ed è in­teressante vedere come le opinioni di due personaggi molto competenti, di­versi per età e cultura giornalistica siano in realtà complementari e re­stituiscano un quadro di insieme molto fedele di quello che oggi avvie­ne nel giornalismo e nella professio­ne.
Horst Pöttker, tedesco, classe 1944, è professore, sociologo, studioso dei me­dia e pubblicista. Clay Shirky, clas­se 1964, è professore e scrittore sta­tunitense, blogger, considerato un gu­ru dei nuovi media.

Secondo entrambi la crisi che stia­mo vivendo nel mondo dell’informa­zione è culturale prima che econo­mica. Non v’è dubbio ormai – dice Pöttker sulla Neue Zürcher Zeitung – che il giornalismo così come lo ab­biamo conosciuto fino ad oggi sia volto al termine. Continuerà ad esi­stere come professione al servizio del­l’opinione pubblica perché non pos­sono esistere società moderne senza un giornalismo libero e indipenden­te ma esso dovrà ripensarsi e rivalu­tarsi.

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Il paywall extraterritoriale dell’Independent

News a pagamento. L’inglese The Independent diversifica la propria strategia e mette in atto un sistema a pagamento per l’accesso alle notizie per i lettori non UK. Un’operazione che testimonia dell’estrema varietà di modelli di business attraverso i quali le imprese stanno cercando di rendere fattibile la sostenibilità della nuova economia digitale. Una conseguenza coerente con le opportunità che i quotidiani di lingua inglese intravedono nello scenario globale. Una porzione crescente di lettori della versione online del quotidiano britannico, la cui proprietà è stata rilevata lo scorso anno dal miliardario russo Lebedev, è infatti rappresentata da cittadini residenti al di fuori della Gran Bretagna, una tendenza peraltro ampiamente consolidata presso il Guardian, e viene considerata una condizione da cui poter trarre un vantaggio economico.

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