Articoli con tag Guardian

Il valore della pubblicità:
100 $ su carta = 10 $ su web = 1 $ su mobile

L’innovazione tecnologica e la possibilità di utilizzare media e canali informativi-distributivi diversi da quelli tradizionali, ha portato il giornalismo a confrontarsi con una più ampia e numerosa platea di lettori. I numeri che gravitano attorno ai news-site più popolari parlano da soli: si tratta, infatti, di milioni di visitatori contrariamente a quanto avveniva in passato, dove le cifre associate al prodotto cartaceo erano dell’ordine delle centinaia di migliaia di lettori. Al di là della sfida nell’adeguare risorse e e competenze imprenditoriali e giornalistiche per sfruttare al meglio le opportunità dei nuovi media, uno sforzo non certo irrilevante, il passaggio e la transizione progressiva a nuove forme di giornalismo, online e digitale, ha comportato e comporta la ricerca di una rinnovata sostenibilità economica. Monetizzare la domanda di un nuovo giornalismo, in un mercato sorretto da logiche diametralmente opposte a quelle che hanno prevalso nella dimensione cartacea, è diventato essenziale alla sopravvivenza dell’informazione.

Prosegui la lettura »

, , , , , , , ,

2 Commenti

SociAbilità

Secondo la definizione offerta dal dizionario etimologico sociale è ciò che riguarda la società mentre sociabile è colui che ama la compagnia, quello che normalmente chiamiamo socievole.

E’ una distinzione che ovviamente non è squisitamente semantica, le cui implicazioni, sono riassumibili nell’idea che, appunto, sociale non significhi solamente fare amicizia, essere amici, ma riguardi la società nel suo insieme.

Si tratta in buona sostanza di un difficile equilibrio che si basa su economia, politica, ruolo sociale e tecnologia. Aree che si sovrappongono tra loro, delle quali i media subiscono da sempre l’influenza e che oggi sono ancora più evidenti in ambito “social” dove i processi di comunicazione hanno una linearità ed una governabilità inferiore rispetto ad altri mezzi per quanto riguarda la comunicazione d’impresa.

Sin ora anche l’industria dell’informazione, al pari di altri settori, ha prevalente (ab)usato dei social media e delle reti sociali vedendone le potenzialità esclusivamente come fonte di traffico, mezzo unidirezionale per portare visitatori alle proprie edizioni online. Aspetto che, al di là di ogni considerazione ulteriore possibile, è una politica miope anche in chiave “biecamente strumentale” come dimostrato dallo studio effettuato da Argyle su quali modalità di cura e condivisione dei contenuti siano efficaci e confermato, non più tardi della scorsa settimana, dal rapporto PEW Research Center’s Project for Excellence in Journalism:  “State of the News Media 2012″ che ha evidenziato come l’incidenza delle principali reti sociali come refferrals, come fonti di traffico, sia relativamente modesto ancora, con un peso complessivo generale del 9%.

Prosegui la lettura »

, , ,

4 Commenti

Dal Guardian una nuova cultura dell’informazione

Corriere del Ticino, 07.03.2012

Nel 1999 Andrew Leonard, esperto di nuovi media, mise in evidenza come il coinvolgimento del pubblico nella narrazione di una notizia fosse un valore aggiunto per tutti: per la redazione, per la notizia e per il lettore. E soprattutto metteva in luce il fatto che il pubblico vuole essere coinvolto, basta interpellarlo.

Nel 2004 Tom Curley, direttore dell’Associated Press, durante il discorso di apertura della conferenza dell’Online News Association, disse che “l’informazione come lezione sta lasciando spazio all’informazione come conversazione”.

Nel 2006 Jay Rosen, professore di giornalismo alla New York University, evidenziava come la blogosfera e il web avevano rotto il monopolio dei giornalisti nella selezione delle notizie spostando il dibatttito sulla necessità di un giornalismo di servizio pubblico sulla necessità invece di un giornalismo che prevedesse il coinvolgimento del pubblico e l’interazione con lo stesso.

Nel 2012 Alan Rusbridger, direttore del Guardian online, conferma e rilancia quando dice che “i giornalisti non sono gli unici esperti al mondo” e il loro lavoro redazionale oggi non è più possibile senza la collaborazione e la partecipazione dei lettori. Concetto che Rusbridger espresse già nel 2010 in un convegno organizzato  dall’EJO.

Di fatto però, insieme al suo giornale, fa molto di più, incarna ed esprime un nuovo modo di intedere e fare giornalismo in cui il classico modus operandi della redazione, il cuore del giornale cambiano profondamente e alla radice.

Prosegui la lettura »

, , ,

Nessun commento

Il 2011 è stato l’anno dei social media

Ma non solo. Tanti i fenomeni, gli eventi e le strategie editoriali che hanno caratterizzato il mondo dell’informazione e dei nuovi media nell’anno appena trascorso. L’EJO ne ha selezionati alcuni tra i più importanti, quelli che promettono essere decisivi per il futuro dell’informazione.

Sicuramente il 2011 è stato l’anno dei social media e dei social network. Da un lato, la crescita di adesione e partecipazione delle persone, la tendenza a condividere le informazioni attraverso le reti sociali ha costretto l’industria delle notizie ad una rincorsa, ancora in atto in termini di buone pratiche, del fenomeno, dall’altro lato, ha rappresentato uno strumento sia di cambiamento politico, nell’utilizzo fatto durante le rivolte nell’Africa Mediterranea prima e in Europa e USA poi, che, più in generale, di diffusione delle notizie, dell’informazione.

In particolare Twitter, in tal senso, è assorto a news network, piattaforma di diffusione partecipata dell’informazione, spesso prima dei media tradizionali, come testimoniato da a «Year in Hashtag» una piattaforma, creata da cinque giornalisti e blogger italiani (Claudia Vago, Luca Alagna, Marina Petrillo,Maximiliano BianchieMehdi Tekaya) che hanno selezionato alcuni tra i principali eventi dell’anno e li ha “fotografati” nel loro raccontarsi attraverso Twitter.

Prosegui la lettura »

, , , , , , ,

1 Commento

Morte mediatica di un dittatore

Dovere di cronaca o spettacolarizzazione degli eventi?

Scriveva Massimo Gramellini sulla Stampa di venerdì: “Non c’è mai nulla di glorioso nell’esecuzione di un tiranno. La vendetta resta una pulsione orribile anche quando si gonfia di ragioni. Ci vogliono Sofocle e Shakespeare, non gli scatti sfocati di un telefonino, per sublimarla in catarsi. Gli sputi, i calci e gli oltraggi a una vittima inerme, sia essa Gesù o Gheddafi, degradano chi li compie a un rango subumano”.

Vale anche per la gran parte dei media, inclusa La Stampa, che hanno tramesso, pubblicato e diffuso le immagini atroci e il video del dittatore ancora vivo e gravemente ferito e successivamente morto e oltraggiato?

Prosegui la lettura »

, , , , , , , , , ,

2 Commenti