Articoli con tag Huffington Post

L’Huffington presto anche in versione tablet

Si chiamerà Huffington e sarà un magazine  per  tavolette. Ecco la nuova idea di Arianna Huffington, la blogger americana divenuta con il suo portale di news una delle figure più influenti del mondo dei media. Sarà un settimanale e, stando a quanto è fin qui trapelato, porterà sui tablet la formula che ha fatto la fortuna dell’Huff Post su Internet: il connubio tra contenuti realizzati dallo staff giornalistico interno e l’aggregazione dei post di numerosi blog satelliti, curati da volontari. Ma contrariamente a quanto è possibile fare via browser sfogliando le pagine del sito americano, il nuovo progetto sarà fruibile tramite un’applicazione scaricabile gratuitamente sul proprio device.

­Anche i contenuti del nuovo settimanale digitale saranno ad accesso libero nonostante fosse trapelata anche l’indiscrezione di un prodotto a pagamento. Forbes ha confermato la notizia della gratuità del nuovo servizio, anche se una fonte interna all’azienda avrebbe rivelato come un modello a pagamento sia stato discusso e fortemente preso in considerazione. Un’idea paradossale per una testata che ha fatto del costo zero e dell’aggregazione di contenuti la sua bandiera. In ogni caso, l’Huffington, qualora questo nome venisse confermato, conterrà anche articoli realizzati appositamente per l’applicazione, oltre a fornire una selezione dei contenuti del sito.

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Diffidate dei social media

I social media rischiano sempre più di diventare armi di distrazione di massa, feticci della nostra epoca, deviazioni (del giornalismo) dalla realtà. Il monito arriva da una insospettabile, la regina del giornalismo nativo digitale di dimensioni globali, Arianna Huffington. Proprio lei, che ha fondato il suo impero sul sapiente utilizzo di Facebook e Twitter oltre che dei blog, invita a diffidare dei social media.

Succede naturalmente sull’Huffington Post, nella versione americana, l’8 marzo, e rimbalza fino all’edizione francese di tre giorni dopo. “Viralità über Alles: Cosa ci sta costando la feticizzazione dei social media” è un editoriale che fa notizia soprattutto se si considera da chi proviene l’avvertimento, la frenata brusca sul terreno social. Con Facebook e Twitter l’Huffington Post è cresciuto nei numeri e nella qualità: con i post ha seguito le campagne elettorali e ha sfruttato i contributi “dal basso” (vedi alla voce OffTheBus), ha creato interfaccia appositi come HuffPost Social News, ha foraggiato le microcomunità che iniziavano ad aggregarsi attorno alle notizie e alle opinioni. Che digitale e sociale andassero assieme, ancor più nell’esemplare caso Huffington, l’abbiamo già visto su Ejo. E la stessa Arianna Huffington non può negarlo: “Naturalmente, scrivo seduta nella redazione di HuffPost, dove siamo aggressivi quanto tutti gli altri media outlet nello sfruttare i social media. Recentemente, siamo persino stati riconosciuti come una delle tre most viral news sources su Facebook e Twitter”. Ma, spiega la Huffington, “li abbiamo utilizzati per ciò che erano, cioè strumenti”.

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Le Huffington Post

Nei giorni in cui circolava la proposta franco-tedesca di  un free trade agreement tra Unione europea e Stati Uniti, l’Huffington Post sbarcava in Francia. Una espansione già programmata, un accordo con Le Monde già sul tavolo, un passo fra tanti – si potrebbe pensare – nella scalata di Huffington sulle vette del giornalismo globale. Eppure il neonato HuffPo.fr è molto più di una replica del modello Huffington in lingua francese e si distingue dalle edizioni precedenti (Stati Uniti, ma anche Canada e Gran Bretagna).  Anzitutto “le” HuffPo si adatta alle specificità del contesto e cerca uno stile proprio. In secondo luogo, dà il via a un vero e proprio sodalizio tra le opinioni pubbliche delle due sponde dell’Oceano.

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Huffpost: cronistoria di un successo

E’ l’11 ottobre quando una delle donne più potenti del giornalismo, la greco-americana Arianna Huffington, annuncia: “Arriveremo presto a lanciare l’Huffington anche da voi in Italia, la vostra è una realtà interessante, basti pensare al vostro premier”. Nel 2011 l’Huffington Post decide di uscire dal cortile di casa e di piantare altre bandierine sul mappamondo dell’informazione:  comincia con Canada e Gran Bretagna, punta poi alla Francia e a più di dieci nazioni nel bacino di America Latina, Australia, India. Anche l’Italia è nel piano di conquista. In tre anni, gli utenti unici dell’Huffington sono cresciuti del 588 per cento, e a maggio 2011 superano quelli del New York Times: 35,6 milioni di visitatori contro i 33,6 milioni del Times, lo State’s leading newspaper sin dal 1851. Il successo è evidente. Eppure nel 2005, quando la Huffington investe assieme a Ken Lerer 10 milioni di dollari sul progetto di un “conversational group blog and aggregator”, nessun osservatore intravede in quel progetto ibrido un primo passo verso l’informazione globale di nuova generazione. Dopo sette anni di vita, HuffPo vale 315 milioni di dollari e il patto siglato con AOL dà ancora più spinta all’impresa.

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UK e Francia: l’Huffington Post sbarca in Europa

Arianna Huffington

Dopo l’acquisizione da parte di AOL, l’Huffington Post prepara la sua espansione a livello internazionale. A luglio è previsto il lancio dell’edizione UK e, in rapida successione, quella dell’edizione francese. Siti che si aggiungeranno a quelli già esistenti in USA e Canada. Per la fine dell’anno è prevista la presenza in 12 diversi Paesi con estensioni che riguarderanno America Latina, Australia e India. Nessuna ipotesi è stata ancora avanzata riguardo a un eventuale sbarco sul mercato italiano: “stiamo cominciando a guardarci intorno ha detto Arianna Huffington, e a capire se c’è spazio per un sito indipendente di news come il nostro”.

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