Articoli con tag iPad

Financial Times, i ricavi dei lettori
a pagamento superano la pubblicità

Rob Grimshaw, Managing Director di FT.com

Per il Financial Times il 2012 sarà un anno da ricordare. In base a quanto affermato da Rob Grimshaw, managing director di FT.com, a fine anno i ricavi generati dalla vendita e dagli abbonamenti dei prodotti cartacei e digitali supereranno quelli generati dalla pubblicità. Un risultato che premia la volontà del FT di perseguire una politica a pagamento per l’intero spettro di distribuzione dell’informazione attuato nel corso degli anni. Un modello che dalla carta stampata si è esteso a tutte le componenti, online e digitali.

La dimensione dell’informazione veicolata attraverso web, tablet e smartphone è a pagamento, così come nel caso del suo alter ego americano, il Wall Street Journal. Una formula che si è rivelata vincente e che ha portato nelle casse dell’editore un flusso di ricavi progressivamente crescente. Certo, stiamo parlando di un giornale che costituisce una sorta di eccezione nel panorama dell’editoria. La logica del paywall non è considerata praticabile dalla stragrande maggioranza di testate generaliste, che hanno invece perseguito il modello a pagamento soltanto per le nuove forme di distribuzione sviluppatesi grazie al successo di nuove emergenti tecnologie come tablet e smartphone. A differenza di questi ultimi, il modello impostato dal FT, ha reso possibile sviluppare un rapporto con i lettori ispirato a una solida coerenza: l’informazione si paga, comunque e sempre.

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Le incertezze del giornalismo digitale

Sono un po’ scettico sul futuro del giornalismo digitale su iPad, quanto meno se continuerà a essere una semplice trasposizione dell’originale cartaceo. E’ vero, da quando è apparso sul mercato la futuribile tecnologia della Apple, i giornali hanno scommesso sulle potenzialità del mezzo, hanno investito e hanno creato una possibile alternativa al modello di sostenibilità economica che ha fino ad oggi sorretto la dimensione cartacea. I primi risultati sono incoraggianti, sebbene non si possa ancora parlare di percentuali di pubblico significative rispetto ai numeri della carta stampata. Comunque, è vero, l’iPad e succedanei (piattaforme Android) potranno facilitare nel tempo la migrazione dai giornali tradizionali alle edizioni digitali. Come dire, in un certo qual modo si riuscirà a compensare la perdita di lettori che si andrà progressivamente a evidenziare, con lo stesso identico trend cui abbiamo assistito in questi ultimi anni, sulla carta stampata.

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L’ottimismo di Axel Springer per l’editoria digitale

Il Gruppo Axel Springer capitalizza gli investimenti compituti nel giornalismo digitale. Successo pieno quello raggiunto dalla società tedesca grazie alle opportunità dell’accoppiata iPhone e iPad e alla loro capacità di rendere possibile la riconversione del prodotto cartaceo in prodotto digitale. Mathias Dopfner, amministratore delegato, ha affermato al Financial Times che nel corso dell’estate il business digitale è progressivamente cresciuto raggiungendo una vendita media giornaliera di 109 mila copie digitali. Le cifre sono riferite al giornale Bild. Certo non compensano le 300 mila copie che il gruppo sembra abbia perso nel corso degli ultimi due anni, tuttavia rappresenta un segnale incoraggiante nella prospettiva di transizione a un’economia sempre più fortemente caratterizzata da un consumo digitale. La politica a pagamento associata all’iPad si è dimostrata vincente. Siamo ottimisti rispetto alle possibili evoluzioni future,  dice Dopfner. Un risultato tangibile quello ottenuto da Axel Springer, una testimonianza di come possa essere ribaltata la logica del tutto gratis che ha condizionato l’evoluzione del giornalismo online.

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Anche il Boston Globe cerca l’alternativa a Apple

Strategie di business online e digitali. Il Boston Globe sta mettendo in atto la stessa politica intrapresa dal Financial Times ovvero creare un sito che possa riprodurre le stesse caratteristiche della soluzione digitale associata alla piattaforma iPad di Apple. La decisione è dettata dalla volontà di sottrarsi al pagamento del balzello del 30% sul prezzo di copertina imposto dal gruppo di Steve Jobs e, non ultimo, dall’opportunità di mantenere una propria indipendenza commerciale così come una propria autonoma gestione sui dati dei lettori. Accanto all’attuale sito Boston.com sarà quindi prossimamente disponibile un sito complementare, BostonGlobe.com, sviluppato in tecnologia HTML5 e alternativo all’offerta tablet.

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Editori contro Apple e Google, inizia la guerra per l’indipendenza digitale

Che il modello dell’editoria digitale sia tutto rose e fiori, un vero giardino dell’eden rispetto alla giungla dell’editoria tradizionale dove si devono sostenere costi di carta, stampa e distribuzione è una favola, un puro luogo comune. Nonostante il contributo derivato dalla vendita i margini di guadagno degli editori saranno sempre e comunque in larga misura dipendenti dalla pubblicità. Al netto di tutte le spese l’utile è solo una frazione del prezzo stabilito all’edicola digitale poiché i meccanismi che regolano la distribuzione smartphone e tablet, per il momento ascrivibile principalmente alle piattaforme iPhone e iPad di Apple, prevede, da parte di quest’ultima, una trattenuta del 30% sul costo dell’abbonamento. Una tassa di gran lungua superiore a quella decisa da Google che sulle apps Android applica il 10%

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