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Articoli con tag modelli di business
USA, la rivoluzione digitale di smartphone e tablet
Scritto da Piero Macri in Editoria, Nuovi Media e Web 2.0 il 21 marzo 2012
La rivoluzione digitale è entrata in una nuova era, quella della distribuzione dei contenuti attraverso dispositivi mobili. E’ questo il fenomeno più rilevante che si evince dall’ultimo rapporto State of the News Media 2012. Più di un americano su quattro possiede uno smartphone, uno su cinque utilizza un tablet. E’ un fenomeno che l’editoria ha iniziato a osservare attentamente poiché rappresenta una dinamica di sviluppo foriera di nuove opportunità. Il consumo di notizie tende infatti a diversificarsi ogni qualvolta una nuova tecnologia di accesso alla rete inizia a diventare una risorsa comune per un numero sempre più rilevante di persone. Un fenomeno che, ancora una volta, deve essere visto non tanto come un comportamento alternativo da parte di chi è oggi il consumatore medio di notizie.
Siamo tutti editori?
Scritto da Pier Luca Santoro in Editoria, Nuovi Media e Web 2.0 il 19 marzo 2012
Nuovi modelli di business e Nuove definizioni per l’editoria
Jeff Jarvis, giornalista e docente di giornalismo alla City University di New York, ha raccolto una serie di indicazioni sulla dura realtà dell’industria editoriale, sia cartacea che online, che nonostante non sia recentissima resta di scottante attualità. La lista si articola in oltre 40 punti. E’ interessante riprenderne qualcuno, quelli che a mio avviso sono i tre più significativi:
- La tradizione non è un modello economico. Il passato non è più una guida affidabile per successi futuri.
- Dovrebbe” non è un modello economico. Puoi sostenere che la gente “dovrebbe” pagare per avere i tuoi prodotti ma lo farà solo se ritiene che ci sia del valore in essi.
- Ci sono altri canali di entrate che meritano di essere considerati.
Da un lato concorrenti a basso costo e abbondanza dell’offerta che continueranno inevitabilmente a ridurre il prezzo della pubblicità e, dall’altro, la perdita di controllo del mercato che si ridefinisce nel nuovo ecosistema digitale, le principali motivazioni che spingono necessariamente il comparto editoriale ad esplorare nuove strade.
Probabilmente, come avviene in tutti i momenti di profonda crisi ed incertezza così com’è da almeno un triennio per il comparto editoriale, per l’industria dell’informazione, è necessario (ri)partire da una definizione non convenzionale, distinta da quella tradizionale, di cosa voglia dire essere, fare, l’editore.
Le incertezze del giornalismo digitale
Scritto da Piero Macri in Nuovi Media e Web 2.0 il 29 febbraio 2012
Sono un po’ scettico sul futuro del giornalismo digitale su iPad, quanto meno se continuerà a essere una semplice trasposizione dell’originale cartaceo. E’ vero, da quando è apparso sul mercato la futuribile tecnologia della Apple, i giornali hanno scommesso sulle potenzialità del mezzo, hanno investito e hanno creato una possibile alternativa al modello di sostenibilità economica che ha fino ad oggi sorretto la dimensione cartacea. I primi risultati sono incoraggianti, sebbene non si possa ancora parlare di percentuali di pubblico significative rispetto ai numeri della carta stampata. Comunque, è vero, l’iPad e succedanei (piattaforme Android) potranno facilitare nel tempo la migrazione dai giornali tradizionali alle edizioni digitali. Come dire, in un certo qual modo si riuscirà a compensare la perdita di lettori che si andrà progressivamente a evidenziare, con lo stesso identico trend cui abbiamo assistito in questi ultimi anni, sulla carta stampata.
Demand Media in perdita a causa di google
Scritto da Piero Macri in Nuovi Media e Web 2.0 il 22 febbraio 2012
“Pubblichiamo soltanto ciò che la gente è interessata a leggere” afferma Richard Rosenblatt, fondatore di Demand Media, un servizio di informazione che fornisce servizi a diversi siti e giornali grazie all’apporto ultra economico di freelancers e alla creazione di contenuti verticali. Tra questi eHow.com – il sito di maggior successo, che propone soluzioni alle più diverse domande – e Livestrong.com, sito dedicato alla salute, alla cura e prevenzione dei tumori. “Non amo definire i miei collaboratori giornalisti – dichiara Rosenblatt. Gli unici che ci chiamano giornalisti sono i giornalisti. I nostri collaboratori sono freelance ed esperti negli ambiti più diversi”.
2011, anno primo dell’era digitale
Scritto da Piero Macri in Editoria, Nuovi Media e Web 2.0 il 23 settembre 2011
Si prefigura una nuova dimensione di quella che una volta veniva definita industria editoriale. Da una parte le contaminazioni web moltiplicano le espressioni strettamente giornalistiche, una volta appannaggio di ristretti gruppi elitari, dando vita a una miriade di luoghi virtuali dove diventa sempre più labile il confine tra informazione e intrattenimento in una dimensione che potremmo definire di infotainment. Dall’altra la diversificazione delle modalità attraverso le quali vengono distribuite e rese disponibili le notizie – carta, web, dispositivi mobili in stile smartphone e tablet- rendono possibile una più ampia proposta di offerta. L’informazione diventa un mercato di massa e come tale determina delle radicali trasformazioni rispetto al passato.






