Articoli con tag online

La crisi dei giornali locali

Nei primi due mesi del 2011 gli investimenti pubblicitari relativi alla carta stampata sono diminuiti del 7,4% rispetto allo stesso periodo del 2010. Diminuzione che non viene certo compensata dal positivo risultato di internet che, nel suo complesso, aumenta del 15,5%. Quest’ultimo dato, in valore assoluto, rappresenta una dimensione di gran lunga minoritaria rispetto al gettito determinato dai media tradizionali, ed è estremamente modesto se rapportato al valore associato alle edizioni online dei quotidiani. Se giornali nazionali come Corriere della Sera, Repubblica e La Stampa iniziano in qualche modo a vedere premiata la propria presenza su internet, il giornalismo locale versa in gravi condizioni poiché alla crisi strutturale del settore, perdite copie lettori e calo ricavi pubblicitari, non si accompagna una sostenibilità delle iniziative su web, nonostante  siano in prevalenza gestite con il minimo di risorse possibili.

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Ricavi digitali: in UK le performance migliori sono del Financial Times e del Guardian

A quanto ammontano i ricavi sulla componente digitale dei giornali britannici? Sulla base dei dati più recenti, relativi al 2009, paidContent ha pubblicato una tabella riassuntiva delle performance dei maggiori quotidiani nazionali e locali evidenziandone il relativo peso sul fatturato complessivo. Tra i quotidiani nazionali è il Financial Times a guidare la classifica con 130 milioni di sterline, seguono News International, editore del Times, con 84 milioni, il Guardian con 37 milioni e il Telegraph con 17 milioni. Cifre che raffrontate con i ricavi totali, carta + online, rappresentano un valore relativo pari al 36% per FT, del 16% per il Guardian, del 5% per il Telegraph e dell’8% per il Times.

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Usa, l’online supera la carta per fatturato e numero di lettori

Nel 2010, per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, l’online ha superato la carta stampata per fatturato pubblicitario e numero di lettori. E’ quanto emerge dal rapporto State of the News Media realizzato dal Pew Research Center’s Project for Excellence in Journalism. Il valore dei ricavi su carta è stato 22,8 miliardi di dollari contro i 25,8 miliardi dell’online. Partita vinta anche per quanto riguarda il numero di lettori: mentre il 46% degli americani dichiara di utilizzare internet come fonte primaria di accesso all’informazione, solo il 40% afferma di essere un lettore del giornale (dati riferiti a coloro che accedono all’una o all’altra fonte informativa almeno tre volte alla settimana).

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iPad: il WSJ raggiunge 200.000 abbonamenti

Hanno raggiunto quota 200 mila gli abbonati all’edizione digitale del WSJ fruibile via iPad o Kindle. Negli ultimi 12 mesi l’incremento è stato di 150 mila abbonamenti, dinamica che testimonia della popolarità che sta acquisendo la nuova generazione tecnologica di tablet ed e-reader. Un risultato che ha sorpreso lo stesso WSJ: non ci aspettavamo una risposta così positiva, afferma il management del giornale controllato da News Corp. Considerato che il costo medio di un abbonamento a settimana per l’iPad edition è di 4 dollari a settimana le cifre che vengono oggi generate dal servizio complementare alla carta e al web iniziano a essere interessanti. La crescita dei lettori sul versante e-reader è oltremodo positiva se si tiene in considerazione che il WSJ vanta attualmente una vendita media 1.600.000 copie cartacee. Il che vuol dire che il pubblico dell’iPad vale circa il 13% del volume della carta stampata.

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Redazioni integrate o separate?

Non sembra poi essere così scontato che l’integrazione delle strutture editoriali offline-online sia la migliore delle risposte per tutti quei giornali che vogliono sviluppare un’attività su web mantenendo in essere il business cartaceo. Negli Stati Uniti iniziano a esservi pareri contrastanti e alcuni, in base alle esperienze finora realizzate, sono dell’idea che sia meglio prendere le distanze dal modello di convergenza sinora prospettato e considerato come miglior approccio per sfruttare al meglio le risorse. Tra questi Jane Stevens, esperto del mondo della comunicazione, che nel suo blog dichiara di essere arrivato alla conclusione che la scelta più corretta sia quella di imprimere un drastico cambiamento, separando le risorge digitali da quelle della stampa.

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