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Articoli con tag paywall
Il Mondo non si è Fermato mai un Momento
Scritto da Pier Luca Santoro in Editoria, Nuovi Media e Web 2.0 il 23 aprile 2012
Continuiamo ad esaminare sperimentazioni e modelli di proposta ai lettori da parte di alcune delle principali testate giornalistiche del vecchio continente, dopo l’analisi della settimana scorsa del Sole24Ore ed il contributo di grande valore fornito dalla pubblicazione dello studio del Reuters Institute for Journalism, è oggi la volta di un giornale generalista di grande tradizione, il francese Le Monde.
Come per la maggioranza dei giornali in questo periodo, per il quotidiano transalpino è un momento di transizione ed evoluzione.
Le Monde ha recentemente inaugurato la propria partecipazione alla versione francese dell’Huffington Post, attraverso la società del banchiere Matthieu Pigasse, socio del giornale insieme a Pierre Bergé e Xavier Nie, del quale detiene una quota del 30%. Iniziativa che sembra aver avuto una buona partenza anche se non mancano le polemiche sui vantaggi ottenuti grazie al fatto di essere sorto sulle ceneri di LePost e sulla bassa capacità di attrazione che paiono avere gli articoli prodotti dai blogger d’oltralpe che attraggono solamente l’8% del totale delle visite mensili.
USA, la rivoluzione digitale di smartphone e tablet
Scritto da Piero Macri in Editoria, Nuovi Media e Web 2.0 il 21 marzo 2012
La rivoluzione digitale è entrata in una nuova era, quella della distribuzione dei contenuti attraverso dispositivi mobili. E’ questo il fenomeno più rilevante che si evince dall’ultimo rapporto State of the News Media 2012. Più di un americano su quattro possiede uno smartphone, uno su cinque utilizza un tablet. E’ un fenomeno che l’editoria ha iniziato a osservare attentamente poiché rappresenta una dinamica di sviluppo foriera di nuove opportunità. Il consumo di notizie tende infatti a diversificarsi ogni qualvolta una nuova tecnologia di accesso alla rete inizia a diventare una risorsa comune per un numero sempre più rilevante di persone. Un fenomeno che, ancora una volta, deve essere visto non tanto come un comportamento alternativo da parte di chi è oggi il consumatore medio di notizie.
Financial Times, i ricavi dei lettoria pagamento superano la pubblicità
Scritto da Piero Macri in Editoria, Marketing / Pubblicità il 14 marzo 2012
Per il Financial Times il 2012 sarà un anno da ricordare. In base a quanto affermato da Rob Grimshaw, managing director di FT.com, a fine anno i ricavi generati dalla vendita e dagli abbonamenti dei prodotti cartacei e digitali supereranno quelli generati dalla pubblicità. Un risultato che premia la volontà del FT di perseguire una politica a pagamento per l’intero spettro di distribuzione dell’informazione attuato nel corso degli anni. Un modello che dalla carta stampata si è esteso a tutte le componenti, online e digitali.
La dimensione dell’informazione veicolata attraverso web, tablet e smartphone è a pagamento, così come nel caso del suo alter ego americano, il Wall Street Journal. Una formula che si è rivelata vincente e che ha portato nelle casse dell’editore un flusso di ricavi progressivamente crescente. Certo, stiamo parlando di un giornale che costituisce una sorta di eccezione nel panorama dell’editoria. La logica del paywall non è considerata praticabile dalla stragrande maggioranza di testate generaliste, che hanno invece perseguito il modello a pagamento soltanto per le nuove forme di distribuzione sviluppatesi grazie al successo di nuove emergenti tecnologie come tablet e smartphone. A differenza di questi ultimi, il modello impostato dal FT, ha reso possibile sviluppare un rapporto con i lettori ispirato a una solida coerenza: l’informazione si paga, comunque e sempre.
Al di là del Muro
Scritto da Pier Luca Santoro in Nuovi Media e Web 2.0 il 5 marzo 2012
Nella seconda metà di febbraio si è assistito ad un numero davvero consistente di dichiarazioni sulla volontà di erigere dei paywall da parte di diverse organizzazioni ed organi di informazione.
Muretti di protezione dei contenuti giornalistici di diversa consistenza e natura che coinvolgono un gruppo davvero nutrito di quotidiani.
Il gruppo Gannett, durante la relazione annuale agli investori, ha annunciato di voler presto adottare un modello a pagamento simile a quello del The New York Times per tutti gli 80 giornali del gruppo ad esclusione di USA Today con l’obiettivo di incrementare di un quarto i ricavi da abbonamenti del gruppo raggiungendo i 100 milioni di dollari di ricavi con questa voce. Ha fatto seguito The Wall Street Journal che ha deciso di restringere ulteriormente le maglie della rete di protezione non consentendo, se non ai più smaliziati, la visione degli articoli da motori di ricerca come avveniva precedentemente e Times e Sunday Times che a poco più di un anno dall’introduzione del paywall hanno raddoppiato le tariffe di accesso all’edizione online.
Il paywall della NZZ per una Svizzera sempre più digitale
Scritto da Natascha Fioretti in Giornalismo sui Media, Nuovi Media e Web 2.0 il 24 febbraio 2012
Secondo quanto riportato da uno studio internazionale sul cambiamento e l’innovazione del mondo dei media dal titolo «The Media Change & Innovation Division», condotto in Svizzera in partnership con l’Istituto di comunicazione di massa e ricerca sui media dell’Università di Zurigo, il panorama mediatico svizzero negli ultimi dieci anni ha subito notevoli cambiamenti ed evoluzioni. Per chi vive a queste latitudini e fa riferimento alla vita quotidiana di tutti i giorni, può sembrare poco evidente visto il contesto ristretto nel quale si stringono e hanno luogo relazioni interpersonali ancora fortemente definite da una prossimità e da una vicinanza che facilita una comunicazione diretta e personale. Ma le apparenze ingannano, in particolare se dal singolo Cantone si leva lo sguardo al resto della Svizzera. La ricerca, che studia e rileva l’impatto sociale, politico ed economico di Internet e delle altre tecnologie a partire dal 1999, pone innanzitutto l’accento sulla ricchezza e la concentrazione dell’offerta mediatica unica nel mondo per un contesto geografico come quello elvetico. Offerta che ai suoi cittadini permette l’accesso a 75 stazioni radiofoniche, 165 canali televisivi via cavo, 197 giornali tra quotidiani e riviste a pagamento, 180.000 applicazioni iphone e 192 milioni di domini registrati sul web. Poi mette in evidenza i cambiamenti portati da Internet e dalle nuove tecnologie: dal 2006 ad oggi i cinque maggiori quotidiani svizzeri hanno perso il 10% dei loro lettori mentre nello stesso periodo le rispettive edizioni online hanno invece duplicato il loro lettorato. Dal 2009 le inserzioni sulla carta stampata sono diminuite del 20% mentre in Internet sono incrementate del 38%. I cittadini svizzeri spendono più tempo in rete che nella lettura dei giornali. E se in Svizzera la radio ha impiegato ventisette anni per raggiungere un milione di utenti e la Tv quindici, Internet ha impiegato solo sei anni e facebook ancora meno, due.







