Articoli con tag radio

La seconda giovinezza della radio sul web

“Mentre la televisione generalista è in agonia, la radio è già morta da tempo: e dunque è stata la prima a risorgere”. A dirlo è Gianluca Nicoletti, autore di Melog 2.0 su Radio24, uno dei format radiofonici di maggior successo in formato podcast, e tra i primi a credere nelle potenzialità dell’interazione tra radiofonia e rete in tempi in cui la seconda sembrava dovesse fagocitare e uccidere la prima. In realtà i due media hanno trovato recentemente una più che piacevole convivenza e proprio Internet da killer si è trasformata nella più preziosa risorsa per la radio che sta vivendo una nuova giovinezza e in modo particolare in Italia. Il formato podcast consente agli ascoltatori di scaricare e ascoltare, o riascoltare, i programmi radiofonici in mp3 sul proprio computer o su un device musicale portabile, come un iPod, un tablet o uno smartphone. La pratica sta prendendo sempre più terreno e la recente pubblicazione dei dati relativi ai download dei podcast della Rai ha mostrato come gli ascoltatori italiani siano a dir poco entusiasti di questo nuovo mezzo.

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TV-Web, come cambiano le abitudini dei consumatori

Fonti di informazione e modalità di consumo delle notizie. La ricerca condotta in UK da Lightspeed Research mette in evidenza come le abitudini del pubblico stiano profondamente cambiando riservando ai canali digitali e online una sempre più accentuata importanza. Nonostante la televisione continui a essere il mezzo di informazione dominante aumenta progressivamente la rilevanza della componente digitale, soprattutto nella fascia di età compresa tra i 18 e i 34 anni. In questo segmento di utenza la TV è fonte di informazione per il 69% dei consumatori, i giornali online per il 52%, la radio per il 43%. I giornali tradizionali cartacei sono invece letti solo da un 27%, una percentuale inferiore rispetto a quanto accreditato a Facebook, che si rivela essere un canale informativo in significativa espansione, utilizzato da un 30% del pubblico più giovane.

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Economia giornalistica ai tempi di internet

Può essere solo la legge del libero mercato a permettere la sostenibilità del giornalismo ai tempi di internet? Al di là dei noti casi di successo a livello internazionale, vedi ProPublica, l’attenzione nel trovare modalità che sappiano monetizzare il valore espresso dall’informazione è sempre più alta. Ne parla Roy Greenslade nel suo blog sul Guardian, in riferimento a un evento organizzato dalla National Union of Journalists dal titolo “Can the media be co-operative: Alternatives to corporate media ownership”; se ne discute nel Knightblog della Knight Foundation. Sono argomenti che interessano soprattutto testate di piccole e media grandezza, non tanto i grandi editori che, seppure con molta difficoltà sono in una condizione privilegiata rispetto a quanti, invece, devono fare i conti con un mercato sempre più falcidiato dalla decrescita pubblicitaria. E interessa non soltanto coloro che provengono da una tradizione cartacea, ma tutti coloro che cercano di trovare uno spazio nel mondo della produzione online.

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Il web nella Tv, la Tv nel web. Il nuovo modello orizzontale dell’informazione

Dalla carta stampata al web. Il contenuto una volta racchiuso nelle pagine dei giornali viene oggi declinato e distribuito attraverso una pluralità di canali digitali e multimediali: da una parte i social network come Facebook e Twitter che permettono alle notizie di espandersi e travalicare i normali confini del perimetro ristretto di lettori tradizionali, dall’altra i contenuti digitali che vengono scaricati attraverso applicazioni che permettono di utilizzare dispostivi come iPad. E poi, ovviamente, il web, totem tecnologico e multimediale attorno a cui ruotano i diversi profili dati-voce-video con cui è oggi possibile raccontare una notizia.

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Una dichiarazione d’amore – con qualche riserva

Gazzetta ProLitteris Nr. 2 / 2011

Cosa ci aspettiamo e cosa non ci aspettiamo dalla radio del servizio pubblico? Come potrebbe evolvere questo mezzo fino a superare se stesso? E perché ai tempi di Internet nasce un nuovo bisogno di legittimazione?

Anzitutto una «confessione»: non sono un radiodipendente. Contrariamente alla maggior parte della popolazione, spendo più tempo per la lettura di giornali, riviste, libri e offerte online che per la radio.

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