Articoli con tag televisione

USA: la pubblicità va sul web e abbandona la carta

Negli Stati Uniti i ricavi della pubblicità on line supereranno quelli sulla carta. Una tendenza positiva, ma che non si traduce in un immediato vantaggio per quotidiani e riviste che gestiscono in parallelo prodotti tradizionali e digitali. I ricavi dell’editoria sono infatti suscettibili di ulteriori contrazioni. E’ quanto si apprende dal report rilasciato in questi giorni da eMarketer. Un risultato che è stato preannunciato da quanto accaduto nel corso del 2011, periodo durante il quale il valore della pubblicità online è cresciuto del 23% raggiungendo la ragguardevole cifra di 32 miliardi di dollari. L’incremento percentuale atteso nel 2012, in base a quanto affermato dagli analisti dovrebbe ripetere le stesse performance dello scorso anno, con ricavi complessivi prossimi ai 40 miliardi di dollari mentre gli investimenti su carta passerebbero da 36 a 33,8 miliardi.

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Cresce la pubblicità su TV e Web

Diminuisce quella sulla carta stampata. Lo dice  l’ultimo aggiornamento delle  previsioni sugli investimenti pubblicitari nel mondo pubblicato la scorsa settimana da ZenithOptimedia, società internazionale di servizi media.

L’analisi di scenario, «Adspend Forecast», offre l’opportunità di verificare quali siano le probabili evoluzioni degli investimenti pubblicitari a breve-medio termine consentendo di definire con buona approssimazione l’appeal di ciascun media nel futuro prossimo venturo sia complessivamente a livello mondiale che all’interno di ciascuna macro area geografica. Stante la buona attendibilità della fonte, i numerosi riferimenti all’Europa Orientale nel suo insieme ed i dettagli relativi a diverse nazioni, Italia compresa, consentono di circostanziare adeguatamente gli sviluppi di ciascun mezzo in riferimento a realtà e dinamiche a noi più prossime di quella statunitense.

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“Scegliete!” la buona televisione

È il messaggio contenuto nel pamphlet di Paolo Ruffini edito da “add” nel quale il direttore di Rai3 raccoglie alcune considerazioni sulla buona televisione e il suo lavoro per il servizio pubblico italiano. Il libro ha il pregio del tempismo, pubblicato a ridosso dell’ennesimo scontro in casa Rai sulle improvvise fuoriuscite di Saviano e Santoro e sul sempreverde scontro su rapporti tra politica e informazione. Il libro di Ruffini fa dei distinguo tra buona e cattiva televisione e marca quel confine netto che ha portato in anni recenti la piccola Rai3 a superare gli ascolti delle ammiraglie della tv pubblica e privata italiana: la libertà di fare delle scelte precise. Rai3 ha avviato una narrazione diretta ai propri spettatori, scegliendo di raccontare la realtà e il mondo piuttosto che chiudersi nel racconto della televisione stessa. Senza mai demonizzare, anzi cercando lo share, misurandosi con i diversi linguaggi e i codici della televisione senza mai rifiutarli. Il recente successo del programma evento Vieni via con me e i costanti ottimi risultati di ascolto di trasmissioni engagé quali Report e Che tempo che fa, indicati da Carlo Freccero come la vittoria della realtà sui reality, sono per Ruffini la dimostrazione di come la tv racconti la vita e quanto stretto sia il suo legame con la “verità del nostro tempo”.

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Internet e la globalizzazione dell’informazione

Tutte le evoluzioni che hanno interessato il cambiamento della tecnologia a supporto dei media sono state accompagnate da una sorta di processo di omologazione culturale. Internet, ancor più della televisione, è il media che si è dimostrato avere la più ampia capacità di diffusione attraverso le diverse aree geografiche del pianeta. Non vi è alcun dubbio, il giornalismo è ormai largamente influenzato da internet. Per gli Stati Uniti e per tutti quei paesi che maggiormente sostengono una politica di espansione e presenza a livello mondiale, internet rappresenta una risorsa infinitamente preziosa, una opportunità per conquistare mercati sia da un punto di vista strettamente commerciale, sia da un punto di vista politico-culturale. Quanto ancora i sistemi di informazione nazionali riusciranno a contrastare gli effetti di internet e rimanere il riferimento primario per l’accesso alle notizie?

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Giornalismo militante o giornalismo indipendente?

Che delusione il giornalismo italiano. Esiste una qualche forma di indipendenza di pensiero? Sembrerebbe proprio di no. Quanto meno se si ascoltano i volti più noti, quelli delle prestigiose firme della carta stampata che si avvicendano negli inconcludenti raduni televisivi promossi dai talk show di prima serata.

Giornalisti e politici a confronto. Dovrebbe essere chiaro distinguere gli uni dagli altri. E invece si fa sempre più fatica a capire chi esercita l’una o l’altra professione. Ci sono giornalisti politici e politici giornalisti. Intercambiabili.

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