Articoli con tag Twitter

Diffidate dei social media

I social media rischiano sempre più di diventare armi di distrazione di massa, feticci della nostra epoca, deviazioni (del giornalismo) dalla realtà. Il monito arriva da una insospettabile, la regina del giornalismo nativo digitale di dimensioni globali, Arianna Huffington. Proprio lei, che ha fondato il suo impero sul sapiente utilizzo di Facebook e Twitter oltre che dei blog, invita a diffidare dei social media.

Succede naturalmente sull’Huffington Post, nella versione americana, l’8 marzo, e rimbalza fino all’edizione francese di tre giorni dopo. “Viralità über Alles: Cosa ci sta costando la feticizzazione dei social media” è un editoriale che fa notizia soprattutto se si considera da chi proviene l’avvertimento, la frenata brusca sul terreno social. Con Facebook e Twitter l’Huffington Post è cresciuto nei numeri e nella qualità: con i post ha seguito le campagne elettorali e ha sfruttato i contributi “dal basso” (vedi alla voce OffTheBus), ha creato interfaccia appositi come HuffPost Social News, ha foraggiato le microcomunità che iniziavano ad aggregarsi attorno alle notizie e alle opinioni. Che digitale e sociale andassero assieme, ancor più nell’esemplare caso Huffington, l’abbiamo già visto su Ejo. E la stessa Arianna Huffington non può negarlo: “Naturalmente, scrivo seduta nella redazione di HuffPost, dove siamo aggressivi quanto tutti gli altri media outlet nello sfruttare i social media. Recentemente, siamo persino stati riconosciuti come una delle tre most viral news sources su Facebook e Twitter”. Ma, spiega la Huffington, “li abbiamo utilizzati per ciò che erano, cioè strumenti”.

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Sarkò beffato da un profilo fake

La presenza sui social media è ormai un must per tutti i personaggi di un certo rilievo, soprattutto per i politici. Quando si è il presidente della Repubblica francese  poi e si punta alla rielezione, l’attrattiva delle piattaforme della Rete  può essere irresistibile.

Come dimostrato dal caso italiano di Giuliano Pisapia (presente su Facebook e Twitter, e con un indirizzo email dedicato al social), un’attività coerente e continua tramite gli account ufficiali può rappresentare, oltre che uno strumento per un’interazione rapida e informale con i cittadini, anche una buona fonte di voti. Non che l’attuale sindaco di Milano abbia sconfitto la rivale, la favorita Letizia Moratti, soltanto grazie alla comunicazione online; però, è indubbio che il differente approccio avuto dai candidati nei confronti della tecnologia digitale, e ancor di più nei confronti della comunità virtuale, abbia inciso sugli esiti della sfida elettorale meneghina. Le gaffe dello staff del precedente primo cittadino (tra cui la famigerata moschea di Sucate), sono state il segnale di una scarsa attenzione prestata ai sentimenti del pubblico della rete, che non aveva evidentemente intenzione di prendere parte alle iniziative sul web messe intempestivamente in piedi dai collaboratori della Moratti. Il cambio di rotta deciso da quest’ultima di fronte ai sondaggi aggiornati, che la davano perdente in seguito agli scontri interni alla maggioranza che la supportava, ha condotto a una rivoluzione anche in termini di consulenti della comunicazione.

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Zigzagare tra Divieti
e Socialità della Notizia

Twitter, alcuni dei principali media internazionali ed i giornalisti anche questa settimana al centro del dibattito, non senza polemiche, trasversale a tutto il mondo del giornalismo.

Se i responsabili della piattaforma di microblogging cercano di smarcarsi dalla questione, non vi è dubbio che il valore attribuito dalla maggior parte delle persone sia sempre più di carattere informativo. Dopo i risultati della ricerca della Carnegie Mellon University, del Mit e del Georgia Institute of Technology  che attestano proprio come, in generale, i tweet maggiormente apprezzati sono quelli a contenuto informativo, arriva ora, ad ulteriore conferma della rilevanza del mezzo, uno studio che spiega come predire il successo della trasmissione sociale di informazioni su Twitter.

Processi e dinamiche alle quali le imprese, e le organizzazioni editoriali in primis, arrivano disorientate, impreparate. Da un lato desiderose di sfruttare al meglio le potenzialità offerte dallo strumento a fini promozionali dall’altro incerte, insicure sull’impatto reale che lo stesso può avere sul loro futuro. Lo testimoniano i due veti posti, a breve distanza l’uno dall’altro, da Sky News e dalla BBC, che seguono quello altrettanto recente emanato dall’ Associated Press,  proprio di  stretta disciplinare da parte delle aziende del comparto delle notizie sull’utilizzo di Twitter da parte dei proprio collaboratori, dei giornalisti che lavorano per loro.

Al di là dei diversi accenti, la questione di fondo pare essere tendenzialmente identica nei diversi casi: la richiesta di dare priorità alla propria azienda, di non diffondere prima su Twitter e poi altrove, ovvero nelle edizioni online dei notiziari o nei comunicati d’agenzia, le notizie. Divieto che in alcuni casi si applicherebbe addirittura ai retweet di fonti che non siano aziendali.

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I social media spopolano
ma i giornalisti quanto ci credono?

E quanto li usano nel loro lavoro quotidiano in redazione?

Queste le domande al centro della ricerca condotta dalla Cision, società internazionale di pubbliche relazioni, in collaborazione con la Canterbury Christ Church University, che ha rilevato quale sia, allo stato attuale, la effettiva influenza dei social media sul giornalismo ed i giornalisti in Europa.

L’influenza dei social media e delle reti sociali non attiene solo a nuove forme di comunicazione e di relazione ma è ormai parte integrante dell’ecosistema dell’informazione. I Blog, Facebook e Twitter, per citare solo i più noti, sono mezzi di ampissima diffusione che selezionano, rielaborano e aggregano notizie, informazioni, costituendo così elemento di integrazione ormai imprescindibile del sistema informativo.

Influenza che ha stravolto il processo di comunicazione top down tra mezzi di informazione e lettori rendendo le persone partecipattive (non è un refuso), in grado non solo di esprimere opinioni ma anche, addirittura, di divenire loro stesse emittenti.

Il rapporto «2011 Social Journalism Study»  si basa su 1560 interviste ad altrettanti giornalisti, prevalentemente occupati nel settore della carta stampata (giornali e riviste), di Germania, Gran Bretagna, Finlandia e Svezia, durante l’estate del 2011.

I risultati, pubblicati l’anno scorso, consentono di comprendere quale sia il vissuto e l’utilizzo fatto dai giornalisti delle reti sociali.

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Tweetminster: aggregatore di notizie politiche

Intervista ad Alberto Nardelli

Twitter è ormai un attore fondamentale dell’informazione. Sia a livello nazionale che internazionale, sempre più frequentemente il social media dei cinguettii ha anticipato i media tradizionali, annunciando le notizie prima che gli organi di informazione potessero digerirle e pubblicarle. Alberto Nardelli nel 2008 ha capito che qualcosa si stava muovendo e che Twitter poteva diventare quello che poi è effettivamente diventato. A Londra ha costituito Tweetminster, una piattaforma che aggrega tutto ciò che viene cinguettato sulla politica, raccogliendo i tweet di blogger, osservatori, giornalisti, testate e politici in prima persona. I post, dopo essere stati organizzati, diventano messaggio sul portale che, come un quotidiano, si aggiorna tramite un software che analizza i dati. In questo modo Tweetminster misura la temperatura del dibattito politico in UK – dove il social media è molto più diffuso che in Italia – partendo dai tweet.

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