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Articoli con tag Washington Post
La svalutazione dell’editoria USA
Scritto da Piero Macri in Editoria, Giornalismo sui Media il 9 novembre 2011
Negli Stati Uniti prosegue la contrazione degli investimenti pubblicitari. Nell’ultimo trimestre fiscale il Washington Post ha registrato una diminuzione di ricavi del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Anno su anno la diminuzione è stata del 13%. Non si arresta la perdita di lettori sulla carta stampata. Il numero di copie diffuse nel giorno medio è diminuito dall’inizio di quest’anno del 5,4% e 518 mila sono le copie attualmente distribuite dal Washington Post. Ciò che più preoccupa è che la diminuzione del valore generato dalla carta non viene compensata dai ricavi online. Nonostante le aspettative, i risultati sono deludenti. Per il gruppo la pubblicità online è calata del 14% rispetto allo stesso periodo del 2010.
Politico.com, quando l’originalità si dimostra vincente
Scritto da Piero Macri in Editoria, Nuovi Media e Web 2.0 il 6 settembre 2011
Era il 2005 quando John Harris, Jim VandeHei e Mike Allen, giornalisti del Washington Post fondarono Politico.com, sito di informazione di nicchia dedicato esclusivamente alle notizie e all’analisi politica americana. Un’avventura editoriale che oggi può essere considerata un successo. Dal primo nucleo di giornalisti, al momento della sua creazione ne annoverava soltanto 15, oggi Politico.com può contare su una redazione di 150 giornalisti, una dimensione dieci volte superiore a quella originaria. Un risultato che va di pari passo con il consenso pubblico ottenuto in tutti questi anni.
Washington Post: come sostenere le sfide del nuovo giornalismo
Scritto da Piero Macri in Editoria, Marketing / Pubblicità, Nuovi Media e Web 2.0 il 14 giugno 2011
Il modello di business del giornalismo è arrivato al capolinea. I lettori si stanno spostando sull’online e vogliono avere le notizie gratuitamente. Come affrontare la nuova sfida? La dissolvenza incrociata tra carta e web non trova pari riscontro sul fronte pubblicitario né, forse, mai lo troverà. Il valore della pubblicità non sta traslando al web nella stessa misura in cui si verifica lo spostamento dei lettori dall’uno all’altro mezzo. Quale sarà il futuro dell’industria dell’informazione? E’ la domanda che si pone Raju Narisetti, direttore editoriale del Washington Post, le cui riflessioni sono raccolte in un lungo articolo pubblicato su Forbes. La sua tesi è che in gioco non sia tanto il giornalismo in quanto tale, ma il modello industriale di riferimento e che la soluzione non debba e non possa essere ricercata nei sistemi a pagamento.
L’importanza strategica dell’analisi dei dati
Scritto da Piero Macri in Nuovi Media e Web 2.0 il 13 aprile 2011
L’analisi dei dati che riguardano il comportamento dei lettori è una delle attività cruciali che possono determinare una strategia editoriale di successo sulla componente online. Quanto i giornali stanno investendo in tecnologie e strumenti che permettono di acquisire informazioni essenziali sulle quali poter fondare processi decisionali coerenti con il proprio pubblico di riferimento? Probabilmente non abbastanza. Non stiamo parlando di semplici dati che possono essere rilevati da Google Analitycs, ma di vere e proprie soluzioni di business intelligence che possano analizzare in profondità il traffico web e garantire, da un punto di vista giornalistico, una migliore comprensione delle dinamiche di lettura dei propri utenti. Come riferisce Ken Doctor, nel suo intervento sulle pagine del NiemanLab, il Washington Post è convinto che questo approccio sia di importanza strategica, il modo corretto per determinare le scelte e di politica editoriale.
Aggregazione delle notizie, ma è proprio tutto negativo?
Scritto da Piero Macri in Nuovi Media e Web 2.0 il 15 febbraio 2011
Generalmente il mondo dell’informazione tradizionale ha guardato con sospetto, spesso con una punta di snobismo, all’approccio giornalistico che tende a privilegiare una lettura selezionata di articoli presenti sulla rete. Per i giornali era del tutto inconcepibile, ma in parte lo è ancora oggi, pensare di proporre un percorso all’informazione che fosse estraneo al proprio DNA, basato su notizie e articoli creati al di fuori del perimetro della redazione di riferimento. Eppure, senza qui discutere degli effetti distorti che un certo tipo di attività di filtering può arrecare agli editori, l’aggregazione delle notizie – ovvero favorire la segnalazione di contenuti di valore pubblicati in rete sia da soggetti riconosciuti e appartenenti alla filiera editoriale, sia da blogger che operano autonomamente nell’universo digitale di internet – è un’attività che ha una sua funzione e rappresenta un’attività a cui i giornali,in un prossimo futuro, non potranno probabilmente sottrarsi.








