Come i media scrivono di intelligenza artificiale

21 Gennaio 2019 • Digitale, Più recenti • by

L’intelligenza artificiale (IA) ha vissuto un revival negli ultimi anni, grazie soprattutto ai progressi nella potenza di calcolo, nello sviluppo del software e nella disponibilità di dati. Spesso si parla di IA come il game changer finale in diversi settori, sostituendosi ai big data, che invece occupavano quel posto fino a poco tempo fa. La ragione? Perché anche i giornalisti vendono l’IA, volontariamente o no, in questo modo.

Questo è uno dei risultati di un nuovo studio realizzato dal Reuters Institute for the Study of Journalism di Oxford sulla copertura mediatica dell’intelligenza artificiale che, secondo i risultati, è principalmente dominato dai prodotti commerciali, dagli annunci corporate e dalla ricerca nel settore. Invece di esaminare in modo critico quanto sostenuto dagli sviluppi dell’IA, la copertura mediatica, spesso, amplifica piuttosto le affermazioni interessate delle aziende sul valore e il potenziale dell’IA, posizionando l’intelligenza artificiale come una questione privata e commerciale, indebolendo invece il ruolo dell’azione pubblica nell’affrontare la questione.

Come le notizie sull’IA sono in realtà marketing per l’industria tecnologica
Lo studio, “An Industry-Led Debate: How UK Media Cover Artificial Intelligence”, è basato sull’analisi di otto mesi di copertura giornalistica sul tema dell’IA da parte di sei testate britanniche mainstream. Gli autori hanno riscontrato come il 60% degli articoli studiati sia incentrato su nuovi prodotti industriali, annunci aziendali o iniziative che comprendono l’IA, come nuovi smartphone, scarpe IA-powered, sexbot o gli sviluppi della ricerca sulla preservazione del cervello. Molte testate hanno anche trattato regolarmente eventi corporate promozionali, lanci di nuove startup, acquisizioni, investimenti o conferenze.

In totale, un terzo (33%) degli articoli era basato su fonti aziendali – come dichiarazioni di Ceo o altri senior manager -, un numero sei volte più alto di quanto riservato ai governi e due volte più grande di quanto fatto con gli accademici. Ironicamente, il 12% degli articoli complessivi si riferiva a Elon Musk. Secondo il report, i prodotti di AI sono spesso ritratti come soluzioni rilevanti e competenti per una serie di problemi sociali, dalla lotta al cancro alle energie rinnovabili, passando per le consegne di cibo a domicilio. I giornalisti o i commentatori raramente mettono in discussione le tecnologie che comprendono l’IA e se queste possano essere davvero le migliori soluzioni a queste problematiche. A mancare sono anche i riferimenti ai dibattiti in corso sui potenziali dell’IA, i suoi effetti, i suoi bias e i suoi problemi.

Copertura politicizzata e l’amplificazione delle dichiarazioni aziendali
Lo studio ha anche riscontrato come il tema dell’IA venga progressivamente politicizzato o diviso secondo linee ideologiche di parte: le testate di destra, ad esempio, hanno sottolineato maggiormente le questioni economiche o geopolitiche, mentre quelle di sinistra hanno invece toccato più spesso i temi etici, come la discriminazione, i bias algoritmici o la privacy. Il principale autore del report, J. Scott Brennen, ha sottolineato come la copertura giornalistica dell’IA sia stata sviluppata nel contesto della crisi economica nel settore dei media, dove i tagli al giornalismo settoriale e specializzato sono stati importanti, soprattutto per quanto riguarda il giornalismo scientifico e tech.

“Nonostante questi problemi”, ha dichiarato il ricercatore, “i giornali mainstream rimangono uno spazio cruciale per la discussione pubblica. Però, amplificando le dichiarazioni interessate delle aziende, la copertura mediatica rappresenta l’IA come una soluzione a una serie di problemi che potrebbero stravolgere sostanzialmente tutti i settori delle nostre viste, spesso senza che vi sia presa di coscienza dei dibattiti già attualmente in corso nel settore. In questo modo, i media stanno posizionando l’IA anche come una questione privata, dove le potenzialità di intervento pubblico vengono sminuite”.

Nota metodologica: I risultati dello studio provengono da un’analisi sistemica di 760 articoli prodotti nei primi otto mesi del 208 da sei testate mainstream britanniche. Le testate sono state selezionate per rappresentare un’ampia varietà di orientamenti politici e un mix di brand tradizionali e digitali. Le testate incluse sono state: The Telegraph, Mail Online/Daily Mail, Guardian, HuffPost, BBC, Wired UK

Articolo tradotto dall’originale inglese

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