Le sfide per un nuovo giornalismo

24 Marzo 2011 • Digitale • by

Negli ultimi cinque anni il processo di produzione delle notizie si è ampiamente modificato in conseguenza della pervasività della componente informativa multimediale e della diversificazione delle piattaforme di distribuzione, carta-web-smartphone-tablet-social media. I contenuti devono oggi essere declinati per ciascuna piattaforma distributiva nella forma più appropriata poiché la fruizione è diversa a seconda del canale utilizzato. La moltiplicazione delle attività di back office necessarie per veicolare un contenuto adatto alle singole piattaforme in grado di valorizzarne le specifiche potenzialità tecnologiche implica inevitabilmente una diversa organizzazione del lavoro e un diverso approccio giornalistico. Sono queste le premesse da cui parte un lungo e interessante articolo pubblicato su Repubblica, a firma di Claudio Giua e Mario Tedeschini Lalli, in cui si analizzano le criticità, le opportunità e le sfide del nuovo giornalismo.

La tesi è che – al di là delle soluzioni organizzative adottate, redazioni integrate o meno – la trasformazione che possa sostenere nel tempo un giornalismo di qualità sia fondamentalmente legata a quella che gli autori dell’articolo definiscono integrazione dei cervelli ovvero “la coscienza che, dal punto di vista dei valori e delle informazioni, uno solo è il giornalismo di una testata, anche se diversi possono e devono essere i modi, i tempi e le piattaforme con i quali essa si mette in relazione con il proprio pubblico. Il giornalista dell’era digitale – che alla fine produce per il web, per la televisione, per una testata di carta o per la sua versione iPad – dovrà navigare in un oceano privo delle certezze precedenti, pronto a riscoprire la propria funzione e il proprio ruolo di fronte a un pubblico che non si limita più ad ascoltare. I giornalisti che continueranno ad ignorare tutto ciò – affermano gli autori – lo faranno a proprie spese e a spese della qualità del loro giornalismo.

E riguardo alla professionalità richiesta l’opinione di Giua e Tedeschini Lalli è che “gli informatori professionali devono avere una preparazione che non è mai stata chiesta ai redattori che oggi sono a fine carriera. La predisposizione al multitasking e la disponibilità a provarsi su ogni mezzo sono il bagaglio minimo di chiunque voglia diventare un informatore. Un bagaglio di conoscenze, cioè, che consenta a ciascuno di immaginare e realizzare la propria storia per pubblici diversi e in momenti diversi. Anche se alla fine ci sarà un giornalista che scriverà, un altro che girerà e monterà un video, uno che costruirà una interfaccia utente per la base di dati raccolti nel corso di una inchiesta. L’importante sarà che il servizio sia pensato in partenza come un tutto unico (la “integrazione dei cervelli”) anche se poi i contenuti saranno coniugati da diverse funzioni redazionali”.

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