Nasce in Islanda la prima Constwitution. E l’Europa sta a guardare

18 Luglio 2011 • Digitale • by

Con Twitter la rivoluzione nel caldo Nord Africa, con Facebook la stabilità nella gelida Islanda. Primo paese al mondo a stendere la propria carta costituzionale attraverso la rete, l’Islanda scrive in html la sua prima costituzione originale, dopo aver emendato per decenni quella di derivazione danese. E fa coppia vincente con un altro primato, quello di nazione con la legislazione web più liberale. Un caso innovativo per il vecchio continente, padre di quella democrazia diretta che però ormai fa parte dei libri di storia. Già un anno fa 950 cittadini erano stati estratti a sorte per partecipare a una giornata di dibattito sulla futura costituzione, e in seguito la commissione incaricata di redigere la carta ha pubblicato il proprio lavoro su Facebook e Twitter, oltre a rendere trasparente la propria attività grazie ai video caricati su Youtube. L’aspetto più innovativo è proprio la modalità di crowdsourcing: i cittadini – tutti – possono commentare, discutere e quindi “emendare” la proposta di costituzione, destinata poi a ricevere un giudizio finale dei cittadini con il voto referendario.

Integrazioni, proposte e critiche fatte rigorosamente sui social network. Un caso che dovrebbe suscitare l’interesse dei media e spingere a un interrogativo su tutti: quali sono le potenzialità della rete per una governance democratica? Una domanda che già da alcuni tempi, declinata in varie forme, gli studiosi (e non solo) pongono alla ribalta.

E’ singolare allora che proprio in Europa i media non si siano interrogati in profondità sull’esperienza islandese, o meglio sulle potenzialità della rete che questa mette in gioco. Non lo fanno Italia, Francia e Gran Bretagna, paesi nei quali il vento della novità islandese riceve una bassissima copertura mediatica. Liquidata dai più come l’esperienza di e per pochi – perché l’Islanda conta circa 320mila abitanti – e come una scelta d’immagine per uscire dalla crisi, la costituzione islandese web oriented è protagonista in media di un pezzo a testata giornalistica, e non mancano i casi in cui, consultando l’archivio online di prestigiosi quotidiani, la voce “costituzione islandese” riceve zero suggerimenti di articolo. Succede con The Times, che però a metà luglio dedica ben due articoli alle migrazioni di uccelli dall’Islanda e al mercato del pesce islandese. E in Italia l’accoglienza non è meno fredda. La wikicostituzione fa invece discutere – o almeno fa parlare di sé – in Francia, con Le Monde e un editoriale firmato da Fondapol, la Fondation pour l’innovation politique. Il titolo già sancisce il primato: “L’Islande et la première e-constitution”. Libération come Le Monde legge l’episodio sotto la lente della crisi economica da cui l’Islanda sta uscendo, ma non dimentica di evidenziare la novità giuridica e soprattutto gli aspetti collaborativi dell’esperimento di Constwitution, costituzione twitterata.

E proprio in Francia da qualche tempo ha conquistato spazio sulla scena pubblica un interessante dibattito sulle forme di democrazia attuali e future; basti citare alcuni contributi intellettuali di rilievo. Se Bernard Manin mette in discussione il modo contemporaneo di intendere la democrazia diretta e individua l’emergente democrazia del pubblico, Jacques Julliard si interroga su come riaggiornare il modello rappresentativo alla luce di un ruolo sempre più ampio della pubblica opinione. Al suo La reine du monde, dove la regina del mondo è appunto l’opinione pubblica, fa poi il coro il sociologo Ilvo Diamanti: dalle colonne di la Repubblica, si interroga anch’egli sulla democrazia dell’opinione. Succede nel luglio 2010, cioè due anni dopo l’uscita e l’incoronazione del libro di Julliard come “Livre politique” dell’anno. E un anno prima della e-costituzione.

Mentre il dibattito sulle forme di partecipazione alla vita istituzionale si sviluppa in Francia e lancia qualche eco in altri paesi europei, l’Islanda spiazza ogni previsione ed elaborazione. La strada del Nord è una strada mai tentata prima, ovvero la più antica di tutte: quella del coinvolgimento diretto dei cittadini. E se nel vecchio continente l’oggetto del contendere sono le forme di mediazione tra opinione pubblica e decisione politica, nella piccola grande Islanda c’è chi taglia il cordone della pubblica opinione, che di per sé comporta una mediazione dalla somma di opinioni singole a un’opinione collettiva. E sperimenta formule di partecipazione diretta. Ma l’opinione pubblica, oltre il confine islandese, per il momento resta a guardare e giusto il tempo di una pagina.

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