L’avanzata dei podcast giornalistici in Europa

20 aprile 2018 • Digitale, In evidenza • by

Patrick Breitenbach/Flickr CC – CC BY 2.0

Quello del podcast è un concetto nuovo per la maggior parte delle persone in Slovacchia. Ecco perché il giornalista di Bratislava Dávid Tvrdoň ha ricevuto commenti scettici quando ha suggerito di produrne uno suo lo scorso novembre. Con l’aiuto dei suoi colleghi del maggiore sito di news slovacco, SME.sk, Tvrdoň ha lanciato un podcast quotidiano ispirato a The Daily del New York Times. Nel primo mese di attività, però, “Dobré ráno” (“Buongiorno” in slovacco) ha già raggiunto i 100mila ascoltatori.

“C’erano altri podcast attivi da prima, ma erano talmente piccoli che ci conoscevamo tutti fra noi” dice Tvrdoň, che co-conduce anche Check Your Facts in lingua inglese, un podcast dove lui e il social media editor di BILD Marc Biskup intervistano altri giornalisti digitali di tutta Europa. “I colleghi sono molti contenti di questo progetto perché sta aiutando ad affermare il genere anche nel mainstream”, spiega ancora Tvrdoň.

Un fenomeno Usa che attraversa i continenti
Il podcasting ha conquistato gli Usa a partire dal 2014 col successo della serie investigativa Serial, a tal punto che oggi il 40% della popolazione del Paese ha ascoltato almeno un podcast. Seguendo l’esempio del New York Times, anche pubblicazioni come il Washington Post, The InterceptVox hanno annunciato di recente progetti audio simili: la corsa al lancio dei podcast è giunta abbastanza inaspettata, ma sembra che gli ascoltatori apprezzino molto questo formato, dato che rimangono sintonizzati per il 90% del tempo nella maggior parte degli show, una vera manna per gli inserzionisti.

In Europa i podcast sono ancora un fenomeno relativamente nuovo a causa delle differenze nell’uso della tecnologia e nella cultura mediatica. Eppure un crescente numero di giornalisti europei ha iniziato a usare questo formato che, a differenza della radio tradizionale, permette agli utenti di scaricare i segmenti che preferiscono su una varietà di argomenti e può essere prodotto indipendentemente senza il supporto di una grande compagnia mediatica. Il successo di “Veleno” di Repubblica, in Italia, è emblematico di come il podcast possa colpire e appassionare il pubblico.

Il podcasting in Europa è cresciuto esponenzialmente negli ultimi due anni, stando alla consulente digitale londinese e co-fondatrice di New Media Europe Izabela Russell che, nel 2013, ha visitato gli Usa per una conferenza sui media digitali ed è stata ispirata da tutti i podcaster che ha conosciuto dall’altra parte dell’Atlantico: “abbiamo pensato: ‘non c’è niente di simile in Uk, quindi perché non creare un evento per i podcaster qui?’”, spiega Russel. Ben presto il suo evento Uk Podcasters è cresciuto fino a includere 200 partecipanti da tutta Europa.

La crescita del mercato dei podcast, secondo Rusell, è connessa a quello dei gadget audio: l’Europa utilizza per lo più Android, mentre solo il 25% delle persone usa un iPhone (il 10% in Polonia, patria di Russel) e la sua app di podcasting nativa incorporata. L’app Google Music Play, integrata invece sui dispositivi Android, non ha ancora un’applicazione specifica per i podcast, anche se gli utenti possono scaricare Stitcher per ascoltarli. C’è però una serie di metodi alternativi con cui i podcaster possono attrarre nuovi ascoltatori. Tvrdoň, ad esempio, raggiunge principalmente il suo pubblico con SoundCloud e di recente ha cominciato a caricare nuovi episodi anche su Spotify: “è di certo una piattaforma di distribuzione migliore nella mia regione”, spiega il giornalista, perché è utilizzata ogni giorno da moltissimi utenti.

Assecondare la tendenza
Molti giornalisti hanno ora la sensazione che i podcast si stiano costruendo il proprio posto all’interno del vocabolario dei media mainstream. Per la prima volta nel 2016, ad esempio, Prix Europa, il festival europeo di broadcasting, ha lanciato una categoria audio digitale: “nel 2017 abbiamo deciso di concentrarci di più sugli approcci innovativi e le presentazioni creative dell’audio in questa categoria”, dice l’online manager della manifestazione Marta Medvešek, che aggiunge: “le produzioni indipendenti non hanno necessariamente bisogno di essere collegate a un’emittente, oramai. Adesso è sufficiente che siano presenti da sole su Internet”. Questo è esattamente ciò che diversi giornalisti di tutta Europa stanno facendo: in Slovenia, dove la giornalista investigativa Taja Topolovec ha co-fondato un podcast settimanale in cui dettaglia i suoi risultati di ricerca; o in Polonia, dove Jakub Gornicki ha lanciato invece un podcast di affari globali legato alla sua compagnia di storytelling multimediatica Outriders.

Questa tendenza si è diffusa sia a nord che a sud del continente: in Svezia l’ascolto di podcast è cresciuto del 36% negli ultimi due anni e ora ammonta a 3,3 milioni di ascoltatori al mese. Russel ha anche notato un boom nell’interesse per i podcast italiani, francesi e spagnoli, gli ultimi dei quali hanno dato vita a un web network in espansione, Podium Podcast, che raccoglie i podcast di notizie e intrattenimento da Spagna e America Latina dal giugno del 2016.

Lavorare con le diferenze culturali
Negli Usa c’è stato a lungo un approccio dal basso al broadcasting, caratterizzato da un gran numero di stazioni radio nei college ed emittenti minori, osserva la giornalista radiofonico e podcaster Jill Beytin. Originaria della California e con una carriera in grandi organizzazioni mediatiche sia negli Usa che in Germania, Beytin ha fondato Bear Radio per aiutare a incoraggiare il panorama del podcasting a Berlino.

“Negli Usa le persone sono molto interessate ai talk show sin dai tempi di Johnny Carson”, spiega Beytin, “in Europa il panorama mediatico è invece più insulare e molto più imposto dall’alto, e le persone sono più avverse al rischio”. Ma Beytin è ottimista: a differenza della radio, ogni podcast mira a un pubblico di nicchia, rendendosi attraente per gli inserzionisti e permettendo alle piccole produzioni di trovare supporto. Anche le grandi stazioni radiofoniche, mentre trasmettono in streaming i loro contenuti, dovrebbero puntare il più possibile a un gruppo di riferimento ben identificato.

Il podcasting non rappresenta però solo un nuovo mezzo per ascoltare contenuti, ma anche una nuovo e più intimo tipo di narrazione. La giornalista anglo-americana Clare Richardson, ad esempio, ha co-fondato nell’estate del 2017 un podcast che si occupa di affari europei, Europe to Date, per analizzare più approfonditamente gli argomenti dei quali parlava spesso nel suo lavoro quotidiano a Deutsche Welle. “Credo che i podcast lascino più spazio per discutere delle cose”, dice, “in un modo che consente al pubblico di seguire il processo dei tuoi ragionamenti”.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Giulia Quarta

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