La morte di Ján Kuciak e i pericoli per i giornalisti nell’Europa dell’Est

6 marzo 2018 • In evidenza, Libertà di stampa • by

Ján Kuciak (Credits: Aktuality.sk)

La scioccante notizia di lunedì 26 febbraio ha suscitato rabbia, dolore e indignazione. Il giovane giornalista investigativo slovacco Ján Kuciak, 27 anni, è stato ucciso assieme alla sua compagna Martina Kušnírová nella loro casa nell’est di Bratislava. Stando al Presidente della polizia slovacca Tibor Gašpar, la morte di Kuciak è molto probabilmente connessa alla sua professione giornalistica. Kuciak lavorava infatti per Aktuality.sk, dove dedicava la maggior parte dei suoi articoli alle cause per frode fiscale e alla mappatura dell’evasione, scrivendo anche degli uomini d’affari connessi al partito politico di governo SMER.

Questo è il primo caso di omicidio di un giornalista nella storia della Slovacchia e ha suscitato un’ondata di amaro rancore e orrore non solo nel paese, ma in tutto il mondo. “È un fatto davvero difficile per tutti noi e sono molto triste. Siamo disperati e frustrati. Un assassinio a causa della sua professione, per quello che il nostro collega ha detto e scritto? È una follia, è disgustoso”, ha raccontato all’Ejo il giornalista investigativo più famoso della Repubblica Ceca, Jaroslav Kmenta. Il presidente della polizia slovacca ha a sua volta espresso il suo sgomento: “si tratta di un attacco a un giornalista senza precedenti e la Slovacchia non ha mai visto un crimine così atroce. Condanno veemente questo crimine e giuro che impiegheremo il massimo delle nostre capacità per investigare e fornire risposte”.

La cosa sorprendente di questo caso è che Kuciak era palesemente in pericolo in quanto aveva ricevuto minacce che erano state segnalate alla polizia. Stando a quanto riporta la testata Denník N, il giornalista investigativo Tom Nicholson, che aveva lavorato con Kuciak, ha dichiarato che ci sarebbero sospetti fondati che l’uccisione sia connessa alla mafia italiana, che fa profitti con l’aiuto di fondi europei nell’Est della Slovacchia. Interrogato sulla possibilità che i giornalisti in Europa centrale siano in pericolo, Kmenta ha risposto inequivocabilmente: “Sì, lo sono. È solo un caso che un atto simile non sia successo in Repubblica Ceca”.

Lo sforzo di fare tacere il giornalismo investigativo e il fallimento del sistema
Un senso di confortabile sicurezza non esiste più. Su questo i giornalisti sono d’accordo. “Conoscevo Ján Kuciak personalmente, quindi come potrei sentirmi? Sento caldo e freddo allo stesso tempo, mi sembra che la mia testa stia per esplodere e sono profondamente depresso. E sì, dal momento che un giornalista è stato assassinato per il suo lavoro, mi sembra che anche i giornalisti della nostra regione siano in pericolo”, spiega Pavla Holcová, fondatrice del Czech Centre for Investigative Journalism.

Secondo Kmenta, il caso slovacco è segno del fallimento del sistema. “La polizia non è stata capace a impedire l’omicidio di un giornalista, che non ha fatto altro che descrivere casi specifici, già noti in Slovacchia e indagati dalla polizia. La polizia ha, quindi, sottostimato il caso, oppure non è stata abbastanza veloce ad arrestare i gangster per i loro inganni finanziari”, ha detto Kmenta. Il giornalista slovacco Peter Hanák, che lavora per la radiotelevisione slovacca, vede nell’assassinio di Kuciak un tentativo di far tacere il giornalismo investigativo, come un segnale da parte dei ricchi e potenti, che finora avevano tutto, per far capire che non è una buona idea di intromettersi nei loro affari e rovinare il loro business model. “L’unica risposta dei giornalisti è  non scoraggiarsi, mostrare che questa è la via giusta e che anche eliminandone uno, altri porteranno avanti il lavoro. In un’epoca di attacchi contro il giornalismo di qualità, avremo bisogno di ancora più coraggio”, spiega Hanák.

I giornalisti soffrono anche a causa delle dichiarazioni dei politici
Il problema del potenziale pericolo per giornalisti in Europa centrale viene prevalentemente dalla ridotta fiducia nei confronti della loro professione, ma anche per il fatto che il loro lavoro è spesso ridicolizzato e attaccato dai politici. Il presidente della Repubblica ceca Miloš Zeman è piuttosto famoso per la sua relazione conflittuale con i giornalisti. A maggio dell’anno scorso, per esempio, durante il suo incontro con il presidente russo Vladimir Putin, Zeman ha proclamato che “i giornalisti sono troppi, dovrebbero essere liquidati”, cosa che sicuramente era un’esagerazione apposita, ma certamente non è positiva per la reputazione dei giornalisti. Recentemente, durante le elezioni presidenziali ceche, ci fu anche un attacco fisico contro un giornalista da parte di un sostenitore di Zeman.

Kmenta, durante la sua intervista, ha aggiunto: “quando i politici parlano ripetutamente dei giornalisti come se fossero ‘i cattivi’, che dovrebbero essere liquidati (anche se il nostro presidente non lo ha detto seriamente), all’interno della società si crea un’atmosfera di violenza. Da queste parole possono presto scaturire azioni, azioni orribili che non vengono eseguite dai politici stessi, ma da coloro che riflettono le loro parole”.

Minacce di morte, violenza e bullismo
Una situazione analoga a quella slovacca avrebbe potuto presentarsi in Repubblica ceca in passato. Nel 2002, laa celebre giornalista Sabina Slonková si era trovata in grave pericolo, in quanto vi era un piano per il suo assassinio. Fortunatamente, l’omicidio non fu commesso, perché il killer arruolato annunciò il suo tentativo in modo anonimo alla polizia. Per la preparazione di questo crimine fu accusato e condannato Karel Srba, l’ex segretario del Ministro per gli affari esteri Jan Kavan. Slonková, che ora è Direttrice del sito indipendente ceco Neovlivní.cz, ha descritto il caso slovacco come vergognoso e ha espresso le sue profonde condoglianze alle famiglie di entrambe le vittime. Il legame tra indagini e politica, e le relative minacce sono tuttora impresse nella sua memoria.“Spero che i politici condannino inequivocabilmente questi crudele omicidio e che assicurino che gli assassini e i loro committenti vengano catturati, indipendentemente da quale settore provengano”, ha dichiarato Slonková.

Sempre nel 2002, a maggio, autori ignoti aggredirono e pacchiarono Martin Řezníček, un collaboratore della televisione ceca. Un omicidio vero e proprio avvenne nel 1992, quando Václav Dvořák fu ucciso da un killer arruolato. Il caso fu chiuso dopo molti anni, con la scoperta che l’uccisione era stata commissionata dal padrino della “mafia” ceca František Mrázek. Dvořák non era un giornalista, ma aveva collaborato con giornalisti per rivelare le truffe di Mrázek. Sempre negli anni ’90, ci fu un altro caso in cui la “mafia” ceca, accusata di frode con oli combustibili leggeri, ordinò l’assassinio di un giornalista del tabloid Blesk, Stanislav Čech. Fortunatamente l’omicidio non ebbe luogo, ma i colpevoli della sua preparazione vennero condannati. In Slovacchia, Miroslav Pejko, un reporter del giornale Hospodárské novíny, è scomparso nel 2015. Dieci anni fa, scomparve già il reporter investigativo e collaboratore della televisione slovacca Pavol Rýpal, che si occupava di crimini legati alla mafia.

Barometro dello stato della democrazia
Stando alle statistiche di Reporter senza frontiere, nel 2017 sono stati uccisi 54 giornalisti professionisti, mentre svolgevano il loro lavoro. Nel 2018 sono stati finora registrati sei assassinii. La sicurezza della professione giornalistica è un barometro dello stato della democrazia, testimoniato attraverso queste statistiche. Nella dichiarazione dei giornalisti cechi, pubblicata dal Fondo di sovvenzione dei giornalisti indipendenti un giorno dopo l’uccisione di Kuciak, si legge: “Attacchi fisici e verbali sui giornalisti a causa della loro professione sono attacchi alla libertà di espressione. Omicidi legati al lavoro giornalistico sono pure barbarie che in stati democratici non possono essere accettati come rischio professionale”.

Si pensa che la regione più pericolosa per i giornalisti negli ultimi anni sia l’America Latina. In Messico, per esempio, 11 giornalisti sono stati uccisi l’anno scorso. Tra gli altri paesi estremamente pericolosi si contano anche Iraq, Pakistan, Siria e Russia. In Europa, questi casi e incidenti sono rari, ma accadono. L’ultima volta che un giornalista era stato ucciso in Europa era nell’ottobre 2017, quando Daphne Caruana Galizia fu assassinata a Malta da una bomba che esplose nella sua macchina. Nel contesto europeo centrale, si verificano invece spesso le intimidazioni di giornalisti “scomodi”. “I giornalisti rappresentano tuttora una minaccia per molti, e vi si sono quasi abituati. Ciò che è successo a Ján Kuciak è completamente assurdo e assolutamente oltre i limiti. Non c’è altro da dire in proposito”, ha detto Janek Kroupa, che guida la sezione investigativa della radio ceca.

Articolo tradotto dall’originale inglese da Georgia Ertz

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