Il futuro non è in bianco e nero

17 settembre 2012 • Digitale • by

Parola di Caitlin Kealey  che ha recentemente pubblicato la sua tesi per il master in comunicazione all’Università di Ottawa dal titolo: “The Future is Not Black and White: A Study of a Twitter-based Community of Practice on the Future of Newspapers”.

La tesi, liberamente scaricabile,  come suggerisce il titolo, esamina una comunità di pratica basata su Twitter e l’impatto sul futuro del giornalismo, indagando il controverso rapporto tra informazione e social media con particolare riferimento, appunto, alla piattaforma di microblogging da 140 caratteri.

Lo studio si compone di 154 pagine, tutte da leggere, davvero di grande interesse con il secondo capitolo, dopo quello introduttivo, dedicato alla storia ed agli sviluppi dell’industria dell’informazione sino ai giorni nostri, il terzo capitolo analizza il nuovo ecosistema dell’informazione visto dal profilo dei social media e, ancora una volta, di Twitter, spiegando quali sono secondo l’autrice le meccaniche della piattaforma dell’uccellino dal punto di vista del giornalismo, il quarto fornisce il background informativo, la letteratura disponibile sulle comunità di pratica, il quinto identifica le potenzialità e l’utilizzo fatto sin ora di Twitter da parte di giornalisti e giornali, il sesto si focalizza sulla metodologia usata, che approfondirò più avanti, il settimo presenta i risultati e le chiavi di lettura degli stessi e l’ottavo tira le fila, le conclusioni. Seguono un ampia bibliografia e i dati grezzi raccolti.

Kealey tra febbraio e marzo del 2010 ha raccolto in un database 16mila tweet di 20 esperti di comunicazione e giornalismo che abitualmente discutono su Twitter del futuro dei giornali, selezionandoli sulla base della loro influenza utilizzando Klout, TweetLevel e Topsy. Tutti i dettagli del calcolo che ha portato alla selezione di queste 20 persone, tra le quali figurano, a titolo esemplificativo, Jeff Jarvis, Jay Rosen e Mathew Ingram, sono disponibili nell’allegato 1 dello studio ed a pagina 56 dello stesso.

Lo studio mirava a rispondere fondamentalmente a 3 aspetti:

  1. Quali fossero gli argomenti chiave ed i temi maggiormente discussi su Twitter dagli esperti del settore relativamente al futuro dell’industria dell’informazione.
  2. Come Twitter impatta sull’ecosistema dell’informazione e come la partecipazione sociale ha cambiato la produzione di notizie.
  3. Può la teoria di Wenger sulle comunità di pratica essere applicata a questi esperti e cosa ci dice sul futuro dei giornali.

Come illustra la tabella di sintesi qui ripresa, che mostra i 10 argomenti principali su un totale di 151 categorie identificate, i temi di maggior discussione sono stati i modelli di business, la sostenibilità economica dell’evoluzione digitale dell’informazione, tema caldo affrontato a più riprese anche in questi spazi, il futuro dei giornali e quello dell’informazione online.

Le possibilità offerte da smartphones ed altri moderni accessori dell’attuale tecnologia permettono potenzialmente a chiunque, come noto, di produrre contenuti propri. Nelle discussioni non vi è accordo sulla bontà di questo fenomeno con una divisione tra coloro che ne danno un giudizio positivo ed altri che invece ne hanno un’opinione negativa.

Importante è risultata essere la negoziazione dei termini, la mediazione sul senso di alcune parole. Una chiara conferma di come effettivamente esista di fatto una comunità di pratica poiché è questa una delle sue caratteristiche. Un ulteriore aspetto che ne fornisce conferma è relativo sia alla condivisione di conoscenza esistente che alla creazione di nuova conoscenza, elemento che ovviamente rappresenta il vero valore aggiunto di una comunità di pratica, e che è stato osservato insieme a quello di valori condivisi, terzo elemento qualificante di questa tipologia di community.

Forte il senso di condivisione delle sfide da affrontare per superare le battaglie che il cambiamento presenta, così come la fornitura di contenuti.

Emerge, ancora, dall’analisi delle discussioni, come sia marginale quello che i lettori, le persone vogliono, mentre è intenso il dibattito su quello che funziona, o potrebbe funzionare, per l’industria dell’informazione. Una grave contraddizione. Resta senza una risposta se la fase attuale sia una semplice evoluzione o una vera e propria “rivoluzione” per giornali e giornalisti.

Importante testare nuove strade velocemente e, se del caso, fallire altrettanto velocemente, abbandonare la strada intrapresa per provarne immediatamente una nuova. Concetto fondamentale quando gli orizzonti non sono chiari come in questo caso.

Emerge inoltre come anche su Twitter i giornalisti mantengano il ruolo di “gate keeper” e di fornitori del contesto, del quadro di riferimento. Quel che muta è una maggior trasparenza del processo.

Twitter, come ogni altro mezzo, come ogni strumento, genera effetti diversi in funzione di come viene utilizzato. E’ questa forse la più banale ma anche la più rilevante constatazione alla quale lo studio giunge.

 

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