I robot giornalisti possono servire l’interesse pubblico?

17 febbraio 2015 • Digitale • by

Automated Insights, un’azienda tecnologica americana, ha recentemente annunciato di star redigendo 3mila relazioni finanziarie al semestre per l’Associated Press, tutte generati dai dati, automaticamente, con l’aiuto del suo software. Narrative Science, un’altra azienda statunitense, produce invece storie allo stesso modo per il giornalismo finanziario, sportivo,  per l’analisi del Web e in altri campi.

Ovunque ci siano dati puliti e ben strutturati, un algoritmo è ora in grado di scrivere notizie in alcuni casi addirittura indistinguibili da quelle scritte da esseri umani. Spesso chiamato “robot journalism”, questo trend offre nuove opportunità per creare contenuti a basso costo e su ampia scala, personalizzando i contenuti a seconda delle necessità e del contesto, oppure soltanto coprendo eventi più rapidamente di quanto un essere umano sia mai stato in grado di fare.

Ci sono evidenti benefici economici che possono derivare dal giornalismo fatto dai robot, ma a parte scrivere pile di semplici articoli finanziari o sportivi, questi software sarebbero in grado un giorno di servire il giornalismo di interesse pubblico? Insieme a Tanya Lokot dell’Università del Maryland ho analizzato e studiato i ruoli e le funzioni dei giornalisti robot oggi, in particolare nei social media. Spesso, infatti, ci si è focalizzati sugli usi negativi delle macchine e dei bot in questo campo. Ci sono stati, ad esempio, degli articoli sui media che riportavano come questi robot siano riusciti a manipolare i temi più caldi delle elezioni messicane e che avrebbero sovrastato i messaggi dei dissidenti in Russia.

I robot sanno fare giornalismo di interesse pubblico?
Al contrario, per la nostra ricerca, noi eravamo più interessati a conoscere i modi in cui questi robot agiscono in veste di diffusori positivi di notizie e informazioni su Twitter. Sono in grado di fare giornalismo di interesse pubblico? Per cercare di rispondere, abbiamo esaminato centinaia di notizie trovate su Twitter, prodotte proprio da bot.

Non c’è dubbio, ad esempio, che ci sia su Twitter un sano ecosistema di macchine che condividono notizie e informazioni e creano canali di nicchia che sono attraenti per un pubblico molto ristretto. Un esempio è un bot come @BadBluePrep, che genera esclusivamente notizie di tema survivalist. Dal canto suo, invece, la macchina di notizie @North_GA aggrega solamente notizie relative al nord dello stato americano della Georgia.

Anche in questo caso, le possibilità di servire micro-pubblici di interesse, nicchie ben identificate o “iperlocalità” a basso costo sono evidenti. Abbiamo anche scoperto alcuni bot che si stanno spingendo in funzioni giornalistiche di ordine superiore come accountability o i commenti critici: la macchina @cybercyber, per esempio, critica l’uso eccessivo del termine “cyber” nelle notizie, richiamando l’attenzione sulla scelta delle parole negli articoli. Il bot @NYTAnon, invece, rileva e dissemina spezzoni di articoli del New York Times in cui sono state citate fonti anonime.

Questo ultimo bot è particolarmente interessante perché è riuscito a innescare alcuni dibattiti tra i giornalisti su Twitter, oltre a essere stato citato in un post del Public Editor del New York Times Margaret Sullivan, che sta lottando da tempo con il problema delle fonti anonime sul suo giornale. Non chiamerei certo ancora questo come un atto di “accountability”, ma questo bot sembra contribuire in modo chiaro alla critica dei media, riuscendo anche a provocare delle reazioni. Se i bot possano essere utilizzati per fare accountability journalism in un’ampia varietà di ambiti è però ancora da dimostrare.

La nostra analisi ha mostrato anche che solo circa il 45% dei bot che abbiamo esaminato riportava le fonti delle informazioni utilizzate. Pertanto, la trasparenza poenziale di questi robot emerge come un possibile impedimento importante per un loro impiego più ampio in futuro.

Quasi il 10% dei profili di Twitter sono automatizzati
Mentre studiavamo i robot giornalisti, però, ci siamo anche posti altre domande: come si manifesterebbe l’ideale della trasparenza giornalistica con questi bot? E i lettori, invece, come dovrebbero modificare la loro idea di credibilità e attendibilità rispetto all’automazione? Inoltre, dato che possiamo soltanto aspettarci che più bot vengono impiegati per critiche e commenti, emerge anche la questione della proprietà di piattaforma.

Twitter, infatti, stima che circa l’8.5% dei profili sulla sua piattaforma siano in un qualche modo automatizzati ed elimina regolarmente palesi bot da spam. Ma le stesse condizioni di utilizzo che Twitter usa per rimuovere gli account che spammano potrebbero presto anche corrispondere alle caratteristiche di un giornalista robot con un intento più nobile. Cosa succederà se un’azienda dovesse decidere di spegnere un giornalista robot con cui è in disaccordo?

Articolo tradotto dall’originale inglese da Georgia Ertz

Photo credits: Alberto D’Ottavi / Flickr CC

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