Segnali di ripresa per i media americani

2 aprile 2014 • Economia dei media, Ricerca sui media • by

Il recente report “State of the News Media” pubblicato dal Pew Research Center contiene significativi segnali di energia e vitalismo per il settore dell’informazione Usa. Nonostante la fase sia ancora di transizione, secondo i risultati dello studio vi sono all’orizzonte alcuni segnali positivi. “Il livello di nuove attività dello scorso anno sta creando la percezione che qualcosa di importante, forse anche in grado di cambiare la situazione generale, stia avvenendo”, si legge infatti nella ricerca.

Facendo affidamento alla data analysis, alle interviste in profondità e a ricerche di mercato, il report di Pew fornisce una panoramica autorevole sui maggiori cambiamenti e trend nei media americani, concentrandosi in particolare sulle innovazioni nel reporting digitale e sul loro impatto sui ricavi, il lavoro, i contenuti e il comportamento dei lettori.
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Nel 2013, i gruppi mediatici hanno generato complessivamente 63 miliardi di dollari in revenue, il 69% dei quali ottenuti ancora grazie alla pubblicità. Il 58% delle inserzioni interessa ancora i quotidiani, mentre la televisione locale raccoglie il 20% del totale. I ricavi dalla pubblicità online delle testate solo Web sono difficili da misurare, ma stando al report, ammonterebbero a 500 milioni di dollari, una cifra che vale meno dell’1% del totale. In paragone con gli anni precedenti, comunque, i giornali stanno ancora perdendo incassi dalla pubblicità e non riescono a sopperire alla perdita solo con la rete. I contributi dal pubblico (abbonamenti a giornali o a canali tv a pagamento) valgono 15 miliardi di dollari, circa un quarto di quei 63 miliardi di dollari complessivi cui si faceva riferimento prima. Ancora una volta, sono i giornali a raccogliere la fetta piu grande della torta (69%), mentre le aziende media digitali for-profit arrivano a malapena all’1%.

Il 2013 è stato l’anno che ha fatto registrare la spettacolare avanzata degli imprenditori digitali interessatisi alle news, come Jeff Bezos e Pierre Omidyar. Nonostante il flusso di capitali sia ancora piccolo, se paragonato a altre fonti di ricavi, l’impatto psicologico del loro approdo sullo scenario mediatico, secondo lo studio, non andrebbe sottovalutato. “Hanno creato un interesse significativo in un’industria che sta cercando non solo di trovare nuovi soldi, ma anche nuove idee”, si legge tra le pagine di State of the News Media, “con buona parte di questi investimenti che confluiscono verso testate digitali, vengono proposte possibilità di sbocciare a nuove idee su come creare e distribuire giornalismo. Questo rappresenta uno slancio psicologico forse ancora più profondo di quanto potrebbero fare le cifre di per sé”, concludono gli autori del report.

Lo studio mostra come al mercato delle testate online facciano riferimento almeno 5mila posti di lavoro full-time e come due terzi di questi siano occupati da persone assunte dalle 30 aziende maggiori (come Vice, l’Huffington Post, Politico o BuzzFeed). Questo numero è comunque ancora piccolo se paragonato ai 38mila posti di lavoro complessivi (i numeri sono dell’American Society of Newspapers Editors) delle redazioni “tradizionali” degli Usa e ancora non bastano a controbilanciare i 16200 posti di lavoro bruciati dalla crisi nell’ultimo decennio. Il report osserva comunque un trend verso l’alto nelle assunzioni e anche una crescita esplosiva in questo senso per quanto riguarda le aziende solo digital. Importante notare come, secondo il paper, questo aumento di occupazione sia generato in particolare dal coverage di notizie globali.jobs

Il giornalismo online mostra anche di essere capace di riempire alcuni buchi lasciati vacanti per il giornalismo investigativo e locale. Aziende mediatiche più piccole, in particolare,  si identificano sempre più spesso come “local” o “hyper-local”, mentre alcune non-profit maggiori come ProPublica, il Center for Public Integrity e il Center for Invesigative Reporting, collaborano sempre con maggior frequenza con i media tradizionali.

“Lo scorso anno”, si legge sempre in State of the News Media, “ha portato ancora maggiore evidenza di come le news siano parte dell’esplosione dei social media e dei gadget mobile in un modo che potrebbe offrire opportunità interessanti per raggiungere un numero davvero alto di persone: la metà degli utenti di Facebook, infatti, entra in contatto con le notizie sul social network anche senza cercarle necessariamente. E gli utenti di Facebook che raggiungono le notizie in modo più vasto sono proprio quelli nella fascia di età 18-29. Lo stesso è vero anche per i video online. La metà di coloro i quali guardano qualsiasi genere di filmati in rete, guardano di fatto contenuti informativi. Ancora una volta, sono gli utenti più giovani a costituire la maggiore porzione di questa fetta di pubblico”, si legge nel report.

Nonostante tutti questi segnali di ottimismo, il report consiglia di non guardare al futuro con troppa leggerezza, specialmente nel caso delle testate solo online: “nonostante la complessiva espansione“, conclude il report, “è tutto tranne che chiaro se esista davvero un business model adatto a sostenere questo genere di attività”.

Articolo tradotto dall’originale inglese “Game Change: US Journalism Shows Signs of Renewal”

Photo credits: kawanet / Flickr CC

 

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