Giornali: il Web fa bene alla cultura e al locale

18 novembre 2013 • Giornalismi • by

“La tecnologia conta ma conta più la cultura della tecnologia”. E, in Italia, se la prima è cambiata per stare al passo con i tempi, la seconda, la cultura, è rimasta ferma. È da qui, da queste parole di Marco Pratellesi, direttore della divisione digitale del Gruppo L’Espresso, pronunciate durante il panel di giovedì, che parte il mio racconto della seconda edizione di Glocalnews, il Festival del giornalismo locale che tra ospiti e girandole di eventi ha animato la città di Varese per quattro giorni. “Bisogna rendersi conto che il ruolo del giornalista è cambiato”, ora, infatti, è necessario “essere umili e saper divulgare con semplicità. Questo vale ancor più con Internet” ha detto Anna Masera, social Media editor de La Stampa, sempre in tema di cultura giornalistica. Non solo: a suo avviso, è i bene tener presente che giornalismo e giornali non sono la stessa cosa” e che “il giornalismo oggi è vivissimo”. E se un tempo nelle redazioni tradizionali per scrivere un pezzo si  osservavano le 5 W del giornalismo anglosassone (“Who?”, “What?”, “Where?”, “When?”, “Why?”) oggi, come ha spiegato Andrea Iannuzzi, direttore Agl quotidiani del gruppo L’Espresso, valgono le 5C (più una): “context, conversation, curation, community, collaboration, e customization”.

Schermata 2013-11-17 a 13.47.10Con un’attenzione particolare alla verifica delle informazioni e al tempo di pubblicazione e di diffusione, “noi giornalisti forse dobbiamo rallentare un attimo il flusso dei social media e verificare di più le notiziee rendersi anche conto, come ha detto Francesco Piccinini di Fanpage, che nessuno possiede più le notizie. È importante raccontarle, parlarne”. Naturalmente, ad animare il discorso, ci sono state anche le annose questioni che ancora – è imbarazzante dirlo – caratterizzano il giornalismo italiano, quella dell’editoria impura e dell’Ordine. Secondo Gabriele Dossena dell’Odg della Lombardia  solo “quando ci sarà un editore puro potremo parlare di innovazione nei giornali”, mentre per Anna Masera molto spesso quando si  “prende il tesserino da giornalista, ci si siede mentre forse fuori c’è qualcuno più bravo che aspetta”. Per poter parlare di vera innovazione in Italia di strada da fare c’è n’è ancora e come dice  la social media editor del quotidiano torinese, per innovare davvero è necessario “tirarsi su le maniche e lavorare tantissimo”.

Senza cultura non si mangia:
Non solo. Nel marasma tecnologico, ideologico e politico, sarebbe auspicabile anche ritrovare “verità e bellezza”, quelle di cui scriveva Adriano Olivetti in “Il mondo che nasce”: “La bellezza, insieme all’amore, la verità e la giustizia, rappresenta un’autentica promozione spirituale. Gli uomini, le ideologie, gli stati che dimenticheranno una sola di queste forze creatrici, non potranno indicare a nessuno il cammino della civiltà”. Michele Mancino, vicedirettore di Varesenews, ne ha parlato durante l’incontro sulla cultura con Corinna De Cesare de Il Corriere della Sera, Roberto Bonizzoni di Letteratura Rinnovabile e Andrea Maggiolo di Micronarrativa. Bello da parte di Glocalnews aver dedicato tutto uno spazio alla tematica della cultura di cui solitamente poco si parla nei festival, almeno nello specifico. Eppure la cultura fino a qualche anno fa era il fiore all’occhiello dei quotidiani, il luogo privilegiato di incontro e di discussione, lì si andava per leggere di una nuova pubblicazione o della critica dell’ultimo spettacolo teatrale.

Oggi, proprio come il resto delle sezioni del giornale,  proprio come il giornale stesso, anche la cultura sta vivendo una sua rinascita e si sta appropriando di una nuova identità digitale. Una bella identità digitale. Fatta di contenuti, di contaminazione, di energia, idee nuove, incontri, virtuali ma anche fisici, veri, autentici, condivisi. “La tecnologia libera la cultura e l’identità” ha detto Mancino e poi ancora “con la cultura si mangia, Internet ha elevato la qualità del cibo e moltiplicato le possibilità”. Nei quotidiani online inoltre trovano spazi argomenti ed inchieste che sulla carta erano impensabili. Ne è un esempio il blog La 27esimaora che, come ha spiegato la De Cesare, è riuscito ad unire intorno a sé lettori, giornalisti ma anche scrittori e filosofi. La cultura in Rete è anche e soprattutto creatività, sperimentazione. Come Twitter per Andrea Maggiolo che si è divertito a scrivere vite in 140 caratteri “Alfredo guida l’unico taxi in quel paesino di mare. D’estate lavora senza soste, d’inverno parcheggia sul molo, spegne il motore e si riposa”. Ci sta che il tweet è l’aforisma moderno e che la Rete ha aperto l’ingresso a tanti potenziali scrittori. E allo stesso tempo ha moltiplicato le possibilità per gli editori. Come nel caso dell’editore indipendente Marcos y Marcos che con l’associazione culturale Letteratura Rinnovabile ha dato vita alla manifestazione Letti di Notte che ha riunito le librerie indipendenti di tutta Italia.

Giornalismo locale e iperlocale:
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Proprio come per il giornalismo che tende a diventare sempre più local, anche per chi fa cultura il legame con il lettore e il territorio sono fondamentali. Ne ha parlato Luis Izquierdo Labella, docente di giornalismo e corrispondente de La Vanguardia, oltre che autore di “Glocal Communication Manual de Periodismo Local”  e  “Comunicación Glocal”, nel panel sul giornalismo glocal. Secondo il giornalista spagnolo i giornali devono adattarsi ai tempi e agli interessi dei cittadini, puntare sul locale per spingere il globale e per dare un’informazione che sia contestualizzata e personalizzata, diversa dalle notizie di agenzia che in Rete si trovano ovunque. Occorre quindi dare una lettura locale dei fatti che accadono dall’altra parte del mondo per portare la notizia più vicino al lettore ed ai suoi interessi. E come ha detto invece Isabella David del quotidiano iperlocale di Amburgo Hamburg Mittendrin, “staccarsi dall’immagine impolverata del giornalismo locale. I lettori vogliono sapere che cosa succede davanti alla loro porta di casa”.

Della stessa opinione anche Jon Kingsbury di Nesta, che pone l’accento sul successo delle testate iperlocali, le quali puntano su un più stretto rapporto con il territorio, le sue realtà istituzionali e private, le sue comunità: “Chi produce contenuti iperlocali è inserito nella comunità, ha i contenuti di ciò che accade, riporta voci autentiche”. Proprio come ha fatto Varesenews in particolare con il progetto #141tour, una maratona che ha girato 141 comuni della provincia di Varese, per ascoltare le comunità, valorizzare il territorio, scoprirne le potenzialità positive. Un progetto che ha riscontrato molto successo ed è stato festeggiato con una serata d’eccezione all’interno del festival. Glocalnews, in un anno, è cresciuto molto sia in termini di speaker e di eventi che di pubblico. Manca ancora una sensibilizzazione e una presa di coscienza piena da parte del territorio  e dei suoi attori per il valore di questa iniziativa. Arriverà. Intanto Glocal dà appuntamento all’anno prossimo.

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L’Ejo è stato media partner di Glocal

Photo credits: solidether / Flickr CC

 

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